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Baratro delle Persone spersonalizzate dallideologia in caduta libera credit by AZM generated by NanoBananaPremesso che le "persone omoaffettive" non esistono ma esistono "Persone CON tendenza omoaffettiva" come, grazie alle puntuali riflessioni ed analisi del collaboratore Paul, abbiamo più volte trattato (1), rilanciamo volentieri questo intervento di Luigi Fedrighelli via Facebook che racoglie correttamente la distonia comprensiva sul tema, l'approccio di una Chiesa incapace di parlare in un linguaggio di morale naturale, che accoglie come proprie linguaggi ed istanze di un mondo costruito a lobby, e, soprattutto, la manipolazione ad arte che è stata fatta sul principio e concetto di sinodalità.

Sul tema della sinodalità, spesso stravolto (vd Documento Sinodale) torneremo a parlarne nei suoi fondamenti ecclesiali, purtroppo traditi da un neo-clericalismo che ha cambiato faccia ma non il vizio abusivo e che ha inquinato non pochi laici presenti al sinodo. Perché non annunciare il Vero, pur nel principio di gradualità, è abusare. Abusare di sé e abusare delle Persone affidate. Ricevere il Santo Vangelo di Gesù Cristo e ila Sua dinamica accogliente e trasformante, nel contempo, non è solo il compito della Sposa, della Chiesa madre e maestra, ma anche il primo diritto umano da rispettare da parte della Chiesa.

- redazione del sito -

Fonte: Luigi Fedrighelli Via Facebook

L’eclissi della conversione: riflessioni a margine dell'incontro del clero con P. Pino Piva sul tema "Persone omosessuali e trasgender nella vita delle comunità cristiane".

La partecipazione all’incontro per il clero tenutosi questa mattina a Villanova con Padre Pino Piva sj mi lascia un retaggio di amarezza e interrogativi profondi che sento la necessità di esplicitare.

Al centro della relazione è stato posto il Documento Sinodale, con un’enfasi quasi militante sulla sua approvazione a "larghissima maggioranza".

Tuttavia, una narrazione che punti esclusivamente sul consenso numerico rischia di scivolare in un’onestà intellettuale parziale, se non si ha il coraggio di evidenziare come proprio i punti 30 e 31 siano stati quelli che hanno raccolto il maggior numero di voti contrari.

Ignorare questa sofferenza interna significa ignorare che su quei temi — l’antropologia e la morale sessuale — la ferita nel corpo ecclesiale è tutt’altro che rimarginata.

Locandina degrado diocesano verso le Persone con tendenza omoaffettivaColpisce, in primo luogo, l’abdicazione culturale della comunità ecclesiale di fronte alla "scienza".

Citare fonti esterne per definire l’omosessualità come una "variante non patologica del comportamento umano" segna un cambio di paradigma inquietante: un tempo la Chiesa era generatrice di cultura e di visione antropologica; oggi sembra ridotta a una timida ricezione di categorie sociologiche e psicologiche mutuate dal mondo.

Se la Chiesa smette di offrire una luce propria e si limita a rincorrere le definizioni scientifiche, rinuncia alla sua missione di mater et magistra.

Sul piano della prassi, ci troviamo di fronte a una sorta di nominalismo pastorale.

Da un lato si ribadisce, quasi per dovere d’ufficio, che la sessualità è legittima solo nel matrimonio sacramentale e che le altre unioni sono "oggettivamente disordinate". Dall’altro, però, si assiste a uno svuotamento di queste definizioni non appena si entra nel sacrario della coscienza individuale.

Si ha la netta sensazione che, attraverso un uso strumentale dei documenti magisteriali e dei lavori della Commissione Teologica Internazionale, si voglia far dire ai testi tutto e il contrario di tutto.

La Chiesa, che dovrebbe essere l’ultimo baluardo a difesa della legge naturale, sembra intenzionata ad ammainare bandiera bianca sotto la pressione di una società che sta influenzando profondamente l’identità dei giovani.

Il dato statistico citato — quel 17% di ragazzi che non si riconoscono nel proprio sesso — non è stato accompagnato da una riflessione critica su quanto una società "malata" stia plasmando queste fragilità, ma è stato accolto come un dato di fatto dinanzi a cui arrendersi.

L’impressione finale è quella di una comunità ecclesiale che stia "sbracando", perdendo i propri confini identitari in nome di un generico "cammino".

Ma ciò che colpisce più duramente è l’assenza sistematica della parola Conversione.

Si parla di accoglienza, di accompagnamento, di ascolto, ma si tace sulla necessità della metanoia, del cambio di rotta che il Vangelo esige da chiunque incontri Cristo. Chiunque!

Un cammino senza la prospettiva della conversione non è un itinerario di fede, ma una passeggiata terapeutica verso l’auto-accettazione.

Se la misericordia viene separata dalla Verità, essa smette di essere lo strumento della salvezza per diventare un silenzioso assenso al disordine.

È legittimo chiedersi: in questo procedere senza bussola dogmatica, dove stiamo andando veramente?


(1)

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