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Andare in aiuto di chi è nell’indigenza “è un dovere di giustizia, prima ancora che un atto di carità”, visto che “noi non siamo proprietari bensì amministratori dei beni che possediamo”, “mezzi attraverso cui il Signore chiama ciascuno di noi a farsi tramite della sua provvidenza verso il prossimo”; quanto alla carità cristiana, essa non è filantropia, ma una virtù che “esige l’interiore conversione all’amore di Dio e dei fratelli” nella logica del dono si sé, più che di quello di cose.
Il significato ed il valore della carità sono i temi sui quali Benedetto XVI invita a riflettere nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, reso pubblico oggi.
Nel documento, il Papa ricorda che la pratica dell’elemosina costituisce, insieme a preghiera e digiuno, impegni che accompagnano i fedeli nel rinnovamento interiore che dovrebbe caratterizzare questo periodo dell’anno liturgico. Essa “rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno ed al tempo stesso un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni”, che Benedetto XVI chiama “costante tentazione”.
Ma non basta dare, magari molto. Continua su Asia News