Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

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Non è dunque sano disgiungere la dimensione affettiva da quella relazionale. La bontà dell’una è la bontà dell’altra. Qui entra in gioco il consiglio evangelico, complesso e prezioso, della castità. Cosa significa mancare verso la castità?

È un concetto facilmente spiegabile con un’iperbole: se, per paradosso, non si cadesse nell’uso disordinato della sessualità ma, nel contempo, ci si comportasse da manipolatori, ipocriti, opportunisti, si mancherebbe allo stesso modo, gravemente, verso la castità. Ciò accade quando il sé smette di cercare le radici della sua felicità e si ripiega in un solipsismo che, come ogni spinta ego-narciso-centrata, tende a fondar-si su sé stessa non operando mai quel percorso di trascendenza insito nel suo essere Persona.

La Persona che vive una spinta omo-affettiva, più o meno radicata, innegabilmente, non cerca l’altro da sé per essere e per compiersi nel Bene ma cerca l’uguale (omo) per non uscire mai da sé.

La castità, pertanto, può essere proposta come quel dono che veicola l’uscita da sé per il Bene rispettoso dell’altro. L’altro non è una cosa, un mezzo per raggiungere l’espressione di una pulsione ma è appunto un altro, un Bene in sé da rispettare “togliendoci i calzari ai piedi” (Es. 3,5).

E alla luce di quanto detto si può arrivare a comprendere che una Persona con una tensione omo-affettiva che vive in castità (pur con duro combattimento nella Grazia[18]) è più orientata alla santità di una Persona che ha dimenticato l’altro e lo cosifica nell’immaginario o nelle relazioni ordinarie e quotidiane. La spinta affettivo-sessuale non è garanzia di Bene se non rispetta i canoni dell’alterità e dell’incontro con l’altro di una Persona in quanto tale. Abbiamo detto “affettivo-sessuale” e non “etero-affettiva” perché per ontologia del Bene presente la dimensione etero-affettiva è la dimensione affettivo-sessuale[19]. La tensione omo-affettiva si pone, quindi, già come un disordine di ciò che l’affettività e la sessualità sono, pur non costituendo una colpa ma, anzi, per paradosso, alla luce della luce dell’annuncio del Vangelo[20], come un’opportunità, un canale di possibile virtuosità casta sperimentabile alla Luce della Fede e ponendo la Persona con omo-affettività in un posto privilegiato di compimento di sé nonostante la ferita.

Continua su Indicazioni teologico-pastorali per la Pastorale delle Persone con omo-affettività e Persone con difficoltà di identità di genere


 

[18] Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 407

[19] GIOVANNI PAOLO II, “CICLO DI CATECHESI SUL GENESI”, a partire dal 5 settembre 1979

[20] CONCILIO VATICANO II, “SACROSANCTUM CONCILIUM”, 9, “… prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, bisogna che siano chiamati alla fede e alla conversione: «Come potrebbero invocare colui nel quale non hanno creduto? E come potrebbero credere in colui che non hanno udito? E come lo potrebbero udire senza chi predichi? E come predicherebbero senza essere stati mandati?» (Rm 10,14-15). Per questo motivo la Chiesa annunzia il messaggio della salvezza a coloro che ancora non credono, affinché tutti gli uomini conoscano l'unico vero Dio e il suo inviato, Gesù Cristo, e cambino la loro condotta facendo penitenza. Ai credenti poi essa ha sempre il dovere di predicare la fede e la penitenza; deve inoltre disporli ai sacramenti, insegnar loro ad osservare tutto ciò che Cristo ha comandato, ed incitarli a tutte le opere di carità, di pietà e di apostolato, per manifestare attraverso queste opere che i seguaci di Cristo, pur non essendo di questo mondo, sono tuttavia la luce del mondo e rendono gloria al Padre dinanzi agli uomini.”

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