Rassegna stampa Speciali

Per riscoprire una vocazione di pace e di fraternità

med front pace«Il Mediterraneo deve tornare a essere quello che fu»: da questa visione lapiriana di un’area geografica e culturale che deve riscoprire la sua «vocazione di pace, di promozione e di fraternità», è partito il cardinale Gualtiero Bassetti per spiegare l’incontro di riflessione e spiritualità «Mediterraneo, frontiera di pace». Un appuntamento che, dal 19 al 23 febbraio, riunirà a Bari, per iniziativa della Conferenza episcopale italiana (Cei), una sessantina di vescovi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mare nostrum e che, domenica 23, per le conclusioni, vedrà anche la partecipazione del Papa.
Presentando l’evento ai giornalisti — in una conferenza stampa tenutasi la mattina di mercoledì 12 febbraio nella Sala Marconi di Palazzo Pio a Roma — il presidente della Cei ha spiegato come l’idea dell’incontro abbia cominciato a prendere corpo proprio dalla rilettura dei celebri «Colloqui Mediterranei» organizzati da Giorgio La Pira tra il 1958 e il 1964: «Non potremmo — si è allora chiesto il porporato — noi vescovi fare qualcosa di simile per affrontare i tanti problemi pastorali e sociali di quest’area?».
Non si tratterà, ha spiegato il cardinale Bassetti, di un convegno, ma di un «camminare insieme», di un «incontro con stile dialogico e sinodale» dove a prevalere sarà la dimensione dell’«ascolto». Per questo, ha specificato, «Bari non finirà a Bari», spiegando che il confronto non si esaurirà come un evento fine a se stesso, ma porterà ad approfondire legami, ad aprire prospettive, a suggerire iniziative comuni.
Nessuna proposta o risposta preconfezionata, ha aggiunto monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vicepresidente della Cei. Il programma, ha detto entrando nel dettaglio, sarà articolato secondo due ampie tematiche: quella della «trasmissione della fede», con al centro, quindi, aspetti più squisitamente pastorali, e quella del «rapporto con le diverse componenti della società» e perciò anche con le tante criticità che affliggono l’intera area.
L’incontro è stato preparato inviando a tutte le conferenze episcopali dei 19 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo una bozza di documento preparatorio sul quale tutti sono stati invitati a suggerire temi e spunti di approfondimento. E le due giornate di giovedì 20 e venerdì 21 saranno scandite da un ritmo “sinodale”: pochi minuti per la presentazione delle questioni all’ordine del giorno e molte ore dedicate al dialogo, all’ascolto delle esperienze locali, alla conoscenza delle varie realtà, senza il filtro di un’informazione che spesso viaggia per cliché ed è condizionata da tanti interessi, politici o economici che siano.
Naturalmente, ha spiegato monsignor Raspanti, il quadro di questo confronto sarà molto articolato, così come varia e complessa è la realtà dell’area mediterranea. Emergeranno gli aspetti più significativi ma anche le difficoltà della vita delle comunità cattoliche nei singoli Paesi, il rapporto con le altre comunità cristiane e quello con l’islam. Sul tavolo arriveranno temi forti come quelli delle migrazioni, delle guerre, della povertà, delle ingiustizie, dei diritti umani. E anche dinamiche sociali, come quelle che coinvolgono le famiglie, i giovani e il loro futuro. Il tutto, ha sottolineato, per far emergere quale è, dal punto di vista dei cattolici, la «vocazione del Mediterraneo». Che rapporti ha, si è chiesto, «l’identità mediterranea con la Rivelazione cristiana?», «Cosa vuole Dio per il Mediterraneo?», ha sintetizzato con una formula tanto icastica quanto aperta alla concretezza del fare, all’impegno comune richiesto ai credenti che hanno il privilegio e la responsabilità di abitare le sponde di questo «Mare in mezzo ai continenti», come lo ha definito il cardinale Bassetti.
Dimensioni dell’incontro e della compartecipazione che, ha spiegato monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, si riflettono anche nella scelta della città che ospiterà l’iniziativa. Quella del capoluogo pugliese, ha detto il presule, «è una vocazione antica che risale alla figura di san Nicola, santo dell’Oriente e dell’Occidente», e che si è dispiegata nei secoli fino agli anni più recenti. L’arcivescovo ha ricordato, in questo senso, le parole di don Tonino Bello — «La Puglia arca di pace e non arco di guerra» — e gli storici incontri ecumenici del 1986, del 1987 e del 2018, passando per quel ponte di spiritualità e di fraternità che è stato il pellegrinaggio di una reliquia di san Nicola a Mosca e San Pietroburgo nel 2017.
Ed è da questa terra di confine che vuole quindi partire — ha concluso monsignor Raspanti — un ulteriore «contributo alla pace, alla fraternità e all’amicizia».

© Osservatore Romano - 13 febbraio 2020


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