Ostia delle meraviglie

Il mare dei romani

Con il solleone agostano, i romani hanno lentamente svuotato la città, i pochi rimasti se la godono come può succedere solo in questo periodo. Pochissimo il traffico, almeno nelle zone dove non sono sorti lavori di manutenzione stradale o altra natura, altrettanto scarso l’affollamento nei luoghi di svago e divertimento. Diciamocelo pure: Roma, ad agosto, si mostra per quel è. Una meraviglia incalcolabile, luogo d’incanto e sperdimento.

I romani sono andati in vacanza nella miriade di mete a disposizione, e l’offerta turistica è oramai davvero infinita, una parte consistente, però, sceglie ancora quel tratto di mare che gli appartiene storicamente, e formalmente.

Il lido di Ostia. Il mare dei romani.

Ostia ha una storia millenaria, negli anni dell’Impero romano il porto omonimo ebbe un’importanza strategica fondamentale, poi, per secoli, millenni, divenne terreno di paludi e malaria, un luogo da evitare accuratamente, dimenticato.

Le zone di Ostia Lido vennero strappate alla palude solo dopo l’unità d’Italia, grazie all’opera di intere famiglie provenienti dal ravennate che avevano esperienza e capacità in materia, ma che erano cadute in disgrazia con la crisi delle risaie che colpì la loro terra d’origine. E segni di questa radice romagnola resistono nei nomi delle vie e delle piazze, oltre che in tracce di dialetto rimaste nei pronipoti, oramai molto anziani, di quelle famiglie giunte da Ravenna in cerca di riscatto.

Ostia, per come la conosciamo oggi, nasce durante il ventennio fascista. Il regime voleva dare ai romani una spiaggia, un luogo di villeggiatura per i propri dirigenti e quadri, e la scelta fu sin troppo semplice. Si iniziò con il collegamento ferroviario: la Roma-Lido, nel 1924. Subito dopo, si edificò lo stabilimento balneare che diventerà emblema, per molti anni, di Ostia e dintorni. Lo stabilimento Roma. Inaugurato nel 1927, era un’opera in stile eclettico di grande impatto visivo, purtroppo, come molti stabili e case del litorale, cadde sotto i bombardamenti tedeschi del 1943.

Con la fine della guerra, e l’avvento del benessere economico, Ostia esplose, sia in termini demografici che urbanistici. Sorsero a metà strada tra Roma e il litorale tutta una serie di borgate, quartieri, oramai divenute città nella città. Acilia. Casal Palocco. Castel Porziano. Dragoncello e Infernetto. Solo per citarne alcuni.

Qui come altrove, questa esplosione urbanistica, avvenuta per lo più in maniera abusiva e senza un reale progetto di partenza, ha disperso parte della bellezza naturalistica esistente. Sino agli anni ’40, il tratto di strada che collegava Roma a Ostia era una corsa ininterrotta fra lussureggiante macchia mediterranea e saline.

Per moltissimi romani, Ostia è il luogo dell’infanzia. Lungo il suo litorale, infatti, sorgono ancora oggi gli stabilimenti balneari di moltissimi enti e aziende pubbliche, oltre a tutti quelli collegati alle Forze armate. In molti, compreso il sottoscritto, hanno ricordi indelebili legati proprio a questo fazzoletto di mare, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quando il mondo era analogico ma la felicità purissima.

Proprio per questa eredità di vita e ricordi, fa ancora più male sentire il nome di Ostia quale sinonimo di criminalità e violenza, degrado. Ma questa è solo una piccola parte di una realtà ben più ampia e positiva che in molti dimenticano di raccontare. Ostia resta un luogo di villeggiatura magnifico, dove i romani, e non solo, arrivano per godere al meglio i favori della stagione più bella di tutte.

di Daniele Mencarelli

© Osservatore Romano - 24 agosto 2019


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