Rassegna stampa formazione e catechesi

Un’eccezione italiana. Il cardinale Bassetti sulla libertà di scelta educativa

Antonianum«La Chiesa ha un patrimonio di valori educativi che non può disperdersi solo per ragioni economiche: vorrebbe dire che abbiamo costruito la nostra casa sulla sabbia e non sulla roccia di una solida convinzione missionaria».
L’importante è che «non venga mai meno questo impegno di educazione e di missione che si concretizza nel servizio a quelle famiglie che vedono nell’offerta educativa delle scuole cattoliche una proposta efficace e in sintonia con i loro principi e con le loro esigenze».
Intervenuto oggi pomeriggio al seminario Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa, organizzato a Roma dall’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi) e dalla Conferenza italiana superiori maggiori (Cism), il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), cardinale Gualtiero Bassetti, ha parlato delle luci e delle ombre che caratterizzano il panorama attuale della scuola cattolica in Italia, ma soprattutto di una speranza e di uno spirito di servizio che non devono mai mancare.
Le ombre sono una reale parità che stenta ad affermarsi nel paese e la chiusura di molte scuole cattoliche: «Purtroppo, nonostante l’impegno profuso dalle realtà ecclesiali nel promuoverle e sostenerle, la vita delle scuole cattoliche non è facile, perché manca in Italia quella vera parità che altri paesi riescono a garantire tra scuole statali e non statali. Ciò può spiegare, insieme ad altri fattori, il calo progressivo nel numero di scuole cattoliche registrato negli ultimi anni in Italia, e ancor più il calo nel numero degli alunni di queste scuole». Negli ultimi dieci anni, ricorda Bassetti, sono scomparse circa mille scuole cattoliche (su un totale di quasi novemila) e si sono persi più di 160.000 alunni. Una crisi grave documentata dalle ricerche condotte ogni anno dal Centro studi per la scuola cattolica della Cei. «Ma questi numeri non devono indurci a considerazioni pessimistiche. Accanto alle tante scuole che si chiudono», osserva il porporato, ce ne sono di nuove — le luci — «che si aprono e che rivelano la domanda di educazione cristiana che le famiglie desiderano per i propri figli: una domanda che potrebbe essere molto maggiore se solo le condizioni economiche fossero diverse».
Non è colpa solo delle difficoltà economiche delle famiglie ma anche «dei riflessi dell’inverno demografico e della crisi in cui si dibattono le stesse scuole cattoliche a fronte di spese crescenti per il personale e per le strutture. È un’eccezione italiana che certo non fa onore al nostro paese», perché «nel resto del mondo e in Europa le cose vanno senz’altro meglio», afferma il presidente della Cei, sottolineando che le legislazioni dei paesi europei garantiscono quasi ovunque il diritto all’istruzione per tutti nonché «il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche».
La finalità di una scuola cattolica, conclude il cardinale Bassetti, «è quella di offrire un valore aggiunto al percorso educativo dei suoi allievi mediante l’ispirazione evangelica che deve permeare tutte le attività scolastiche». Un’ispirazione che «non contraddice la laicità della scuola italiana: quest’ultima, infatti, non si identifica con un indifferentismo religioso, bensì si esprime anche con un’apertura alla dimensione religiosa, riconoscendo come il cristianesimo abbia contribuito a dare forma ai valori e alla cultura del nostro paese e dell’Europa». In una “comunità educante” ciò che conta «sono le persone in quanto tali, apprezzate, valorizzate e amate per la loro singolare identità e con le loro particolari esigenze: alunni e insegnanti, genitori e dirigenti».

L'Osservatore Romano, 14-15 novembre 2019


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