Rassegna stampa formazione e catechesi

Segni di speranza

«Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (Gv 6, 26). La parola di Dio che è sempre «viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» davvero «penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla» (Eb 4, 12) e ci pone di fronte a un bivio, da una parte i segni, dall’altra i pani, meglio: da una parte la cecità ai segni e dall’altra la fame di cose materiali. Ieri durante l’Angelus domenicale Papa Francesco ha osservato che la gente di cui parla il brano evangelico, pur avendo assistito al prodigio della moltiplicazione dei pani, «non aveva colto il significato di quel gesto: si era fermata al miracolo esteriore, si era fermata al pane materiale: soltanto lì, senza andare oltre, al significato di questo». Questa fede è superficiale, soggetta ad una «tentazione idolatrica», una fede che secondo il Papa «rimane miracolistica: cerchiamo Dio per sfamarci e poi ci dimentichiamo di Lui quando siamo sazi. Al centro di questa fede immatura non c’è Dio, ci sono i nostri bisogni».
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