Rassegna stampa formazione e catechesi

LA MALEDUCAZIONE LITURGICA

celebrazione liturgicaIl documento Conciliare, apertura del concilio e culmnen et fons del Concilio stesso, la Sacrosanctum Concilium, è stato mal letto e distorto. Non è una novità. Mal letto e mal applicato in tante sue parti.
Si è privilegiata una interpretazione "incarnazionista" che nulla ha a che vedere con l'incarnazione ed è mancata un'attenzione capillare al discernimento e all'accompagnamento alla formazione e al catecumenato sulla Sacra Liturgia.
Tanti sono gli esempi che in tal senso si possono riportare e non è questo lo spazio.

Buona parte di "responsabilità", in questo, ce l'hanno i movimenti, cammini - comunque una ricchezza - provenienti dal mondo laicale.
Hanno diffuso certamente una linfa vivificante e spontanea alla dimensione di fede ma che non è stata corroborata da un severo discernimento e da una amorosa gradualità nell'accompagnamento da chi ne aveva le responsabilità.
Perché, sia ben chiaro, "avere l'odore delle pecore", camminare con loro, formare e formarsi con loro, è fatica.
E di certo non si fa sui social e nemmeno con articoli dal web.
Il catecumenato è questione seria. Tanto più sulla Sacra Liturgia.

Anche stamane, da S. Marta, si è potuta sentire - seppur piccola, per gravità - una delle storture ad opera dell'organista.
L'incapacità di rispettare il "Sanctus" di M. Bonfitto eseguito così come lo ha previsto il compositore che termina con un accordo costruito sul V grado, dando, nella sospensione, la sua dimensione simbolica verso il Cielo e l'attesa della venuta "a breve" nella parole consacratorie della "Preghiera Eucaristica".
Come prassi comune - ma grazie a Dio non totale - tale Sanctus è stato terrnimato con l'accordo sul I grado, sulla tonica. Il nostro orecchio, infatti, non educato, naturalmente cerca il "riposo" sulla tonica del I grado.
L'educazione liturgica aiuta, tuttavia, sia i compositori che l'assemblea, a cogliere il significato profondo di ciò che accade e non solamente: "che canto facciamo?", "che santo?", "alla comunione che facciamo?" come se si dovesse improvvisare un "riempitivo" di uno spazio. Come se fosse "cosa-nostra".
Mafia liturgica, appropriazione del Sacro.
Purtroppo il populismo liturgico è stato involontariamente aumentato (anche) da emittenti Radio che non hanno aiutato a dipanare la confusione tra Musica Sacra, Musica Liturgica, Musica para-liturgica e musica profana ma tutto hanno messo nel calderone dell'approssimazione dei "sentimenti del sacro".
Le Parrocchie - non tutte grazie a Dio - hanno la loro grande responsabilità in questo.

Ma, come si diceva, il catecumenato non solo non è massmediale ma soprattutto non è social.

Speriamo che, anche su questo, dopo le ceneri dell'epidemia, si possa ricostruire per il bene di tutti e con più sobria attenzione.

Paul Freeman


Di seguito l'originale di Michele Bonfitto