Rassegna stampa formazione e catechesi

Il libro liturgico Significato e valore

celebrazione liturgicadi CORRADO MAGGIONI

Si suol dire che «ogni sagrestia ha la sua liturgia», ma a nessuno sfugge che si parla di un’azione che va oltre i confini di una parrocchia e di una diocesi.
È regolata da appositi libri che, in ragione della liturgia stessa, sono destinati a tutto il popolo di Dio e non solo al sacerdote che presiede le celebrazioni.
C’è chi nel libro liturgico vede solo rubriche da osservare e chi invece uno schema da interpretare; eppure il suo valore è manifesto.

L’ordinamento rituale è richiesto anzitutto dal fatto che «le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa» ( Sacrosanctum Concilium 22). Occorre dunque che la liturgia sia riconosciuta dalla Chiesa come sua. La preghiera compiuta nella propria stanza non ha bisogno di regole, al di là del riferimento al Vangelo. Ma se «due o tre si riuniscono nel nome del Signore» (cfr. Mt 18, 20) c’è bisogno di un accordo su che cosa fare e dire, chi lo fa e dice, come e quando. L’economia espressa «attraverso i riti e le preghiere» ( S a c ro sanctum Concilium 48) necessita dunque di un o rd o , ossia un rito, ordinamento, ordinario, che è quanto motiva il libro liturgico. Un’altra ragione è il nesso lex o ra n d i – lex credendi . Che liturgia sarebbe quella che traducesse in preghiera solo parzialmente la fede cattolica? Poiché la liturgia esprime la fede della Chiesa, è della massima importanza che sia la Chiesa a garantirla (cfr. Ordinamento generale del Messale Romano , n. 397). Il libro liturgico provvede a questo. Un terzo motivo è postulato dalla stessa natura del rito, qualunque sia, il quale esige un ordinamento che lo qualifichi e ne certifichi pubblicamente l’efficacia, ossia la validità e la liceità. Chi riceve il battesimo, la confermazione, l’Eucaristia, il matrimonio, ha diritto di essere garantito nella sua aspettativa di ricevere ciò che la Chiesa elargisce, per grazia di Dio, mediante questi sacramenti.

Chi decide se un libro è “liturgico”?
Chi ha l’autorità di farlo. Già nell’antichità, in liturgia valeva il riferimento alla tradizione “apostolica”. La libertà di improvvisare la preghiera (cfr. san Giustino, Apologia I 67, 5) aveva un suo quadro preciso e le diverse tradizioni rituali possedevano una riconoscibile matrice comune. È noto il motivo ispiratore della Tradizione apostolica (secolo III ), scritta per non indulgere a prassi celebrative che portassero lontano dalla tradizione. Sant’Agostino lamentava che vi erano vescovi che usavano preghiere composte da incompetenti o da eretici (cfr. De baptismo contra Donatistas 6, 25; De catechizandis rudibus 9, 13). Dal secolo IV conosciamo decisioni disciplinari sancite da Concili generali e regionali, quale ad esempio quello di Cartagine del 397 (can. 23: « cum altari adsistitur semper ad Patrem dirigatur oratio »). Fino al concilio di Trento le Chiese particolari conoscevano prassi rituali garantite dal Vescovo attraverso l’approvazione dei libri liturgici. Per evidente esigenza di regolamentazione, i Padri tridentini chiesero un maggior rigore in materia: da qui la diffusione, favorita dalla stampa, di una liturgia stabilita dai libri liturgici pubblicati dalla Sede Apostolica. L’uniformità celebrativa comportò naturalmente la codificazione di preghiere, canti, forme, tempi, spazi, disciplina. Al principio del Breviarium Romanum e del Missale Romanum editi da san Pio V si stamparono anche Rubricae generales; e all’inizio del Missale Romanum compariva il Ritus servandus in celebratione Missae. L’opera di disciplinare fu affidata alla Sacra Congregazione dei riti, istituita nel 1588, che l’ha assicurata per tutto il mondo cattolico latino nel corso dei secoli. A essa san Pio X diede mandato di pubblicare un Decreto generale (17 maggio 1911) recante l’elenco dei libri da considerare liturgici, distinguendo tra “editio typica” ed edizione conforme ad essa. Il Codice di Diritto Canonico del 1917, al can. 1257, ribadiva che l’approvazione dei libri liturgici compete alla Sede Apostolica. I Padri del Vaticano II hanno richiamato le competenze circa la liturgia nei noti termini di Sacrosanctum Concilium 22, spesso ricordati anche nei documenti applicativi della riforma liturgica. Il can. 838 § 2e§3 del Codice di Diritto Canonico , recentemente chiarito dal Motu Proprio Magnum Principium di Papa Francesco specifica, tra le competenze proprie della Sede Apostolica e delle Conferenze dei vescovi, quelle riguardanti i libri liturgici e cioè la loro pubblicazione in edizione tipica latina come nella loro traduzione e legittimo adattamento, dopo l’approvazione dei vescovi interessati e la confirmatio o recognitio del Dicastero competente.

Dall’azione liturgica al libro
Contrariamente a ciò che appare, ossia che il libro precede lo svolgimento di una celebrazione, si deve dire che è questa a motivarlo e che perciò lo si dice “liturgico”, in quanto esprime e custodisce l’economia che vivifica in Cristo la comunità orante e ciascun fedele. Il fatto che la comunità si raccolga per ascoltare Dio che le parla attraverso le sacre Scritture (cfr. Sacrosanctum Concilium 7), comporta un ordinamento delle letture bibliche secondo criteri e scelte precise; il risultato sono i vari Lezionari, compresa la disposizione dei Salmi e delle letture bibliche nell’Ufficio Divino.
E che la comunità orante risponda a Dio che parla e opera, lo lodi e lo supplichi, motiva il deposito di preghiere, canti e riti sedimentato nei libri liturgici. L’apprezzamento riservato ai libri liturgici si risolve in apprezzamento per la liturgia. Alla luce dei singoli libri è facile cogliere il valore teologico-liturgico delle diverse celebrazioni ecclesiali. Per conoscere che cosa sia il battesimo il primo riferimento sarà il relativo Rituale: i testi biblici, le preghiere, i gesti, le formule manifestano ciò che la Chiesa fa conferendo il sacramento del battesimo. Ed è facile, al contrario, nel disprezzo per il libro percepire il discredito gettato sulla celebrazione della Chiesa. Poiché il libro contiene il programma rituale da porre in atto in un’assemblea “concreta” che non è sempre la stessa, è importante il ruolo di chi la presiede e l’impatto celebrativo dell’uso del libro. In effetti, la qualità della celebrazione è proporzionale anche alla messa in pratica dell’ ordo che la regola e la sostiene: «L’armonica disposizione ed esecuzione dei riti contribuisce moltissimo a disporre lo spirito dei fedeli per la partecipazione all’Eucaristia» ricorda l’ Ordinamento generale del Messale Romano , al n. 352.
È facile comprendere che la considerazione data al libro liturgico favorisce l’armonia della preghiera comune, il ritmo, la dinamica celebrativa in tutte le sue potenzialità. Il linguaggio simbolico-rituale costituisce una sorta di grammatica del linguaggio celebrativo e il non rispetto di esso provoca ciò che avviene nella comunicazione quando si irride la grammatica, ossia un discorso slegato e confuso.

Il risvolto normativo
Ogni libro liturgico, dopo il decreto dell’autorità competente a pubblicarlo, è aperto da un testo di carattere teologico-liturgico, celebrativo, giuridico e pastorale, che delinea il quadro ermeneutico di quell’azione liturgica: l’ Institutio generalis per il Messale e la Liturgia delle Ore, i Praenotanda per il Lezionario e gli altri Ordines del Pontificale e del Rituale. Questi testi, che sono parte dello stesso libro, costituiscono una delle fonti del Codice di Diritto Canonico. Nei libri liturgici vi sono elementi vincolanti — derivati dalla rivelazione biblica e dichiarati essenziali dalla Chiesa — che riguardano ad esempio i grandi gesti sacramentali: l’uso del pane e del vino per l’Eucaristia; il lavacro con l’acqua per il battesimo; l’imposizione delle mani e l’unzione con il crisma per la confermazione; l’imposizione delle mani per gli Ordini sacri; l’unzione dei malati con l’olio. Vi sono testi normativi, come le pericopi della sacra Scrittura non sostituibili con altri testi e prescrizioni circa la loro distribuzione per le varie messe (ordinamento triennale per domeniche e feste, biennale per i giorni feriali, per i santi, i comuni, le messe rituali, varie necessità, votive, dei defunti); lo stesso criterio vale per la Liturgia delle Ore e i sacramentali. Ci sono formule di preghiera, a cominciare dalla Preghiera eucaristica e dalle altre formule sacramentali, che non sono lasciate alla fantasia orante del sacerdote, della comunità, di un gruppo, ma sono approvate dall’autorità competente. Vi sono anche indicazioni riguardanti l’eucologia e la scelta delle parti della messa e degli altri sacramenti e sacramentali. Si trovano poi le rubriche , brevi formulazioni, in inchiostro rosso, che danno indicazioni circa chi fa che cosa e come farla. Riguardano anzitutto le persone: l’assemblea, i ministri ordinati, i ministri istituiti, gli altri ministri, i cantori; gli odierni libri liturgici, infatti, hanno recepito la disposizione di Sacrosanctum Concilium 31: «Nella revisione dei libri liturgici, si abbia cura che le rubriche prevedano anche le parti dei fedeli».
Anche così si comprende che il libro liturgico non è destinato soltanto al sacerdote, ma alla comunità in preghiera.
Senza esaurirne la tipologia, le rubriche si possono distinguere in precettive, indicative, orientative, descrittive, esplicative .
A cogliere il grado di obbligatorietà di norme e rubriche aiuta la terminologia della loro formulazione ed eventuali interpretazioni date dal legislatore. Come ricordano le diciture pro opportunitate, laudabiliter, de more, ad libitum , spesso le rubriche lasciano spazio alla valutazione del sacerdote, al buon senso e alle circostanze concrete. Talvolta suppongono conoscenze di prassi tradizionali, come è il caso della preghiera «extensis manibus», imitazione del Cristo orante con le mani distese sul legno della croce (cfr. Caeremoniale Episcoporum n. 104).

L’applicazione
Nessuno è padrone dei santi misteri, nemmeno della loro forma celebrativa, ma tutti siamo fedeli servitori.
L’osservanza si dimostra sia nel mettere in pratica le prescrizioni obbliganti, sia nel valorizzare le indicazioni lasciate alla scelta di chi presiede. Celebra in comunione con la Chiesa chi rinuncia ad apportare varianti soggettive dove non è consentito, come chi applica rettamente le possibilità e gli adattamenti previsti dalla disciplina vigente.
Se c’è facoltà di scelta nella Preghiera eucaristica, che fedeltà sarebbe usare sempre la stessa?
Se nei giorni feriali è consentito adottare varietà di orazioni, che fedeltà sarebbe ripetere ogni giorno il formulario della domenica?
Gli esempi sono molti e noti. Fare le cose semplicemente perché così è scritto nel Messale, senza rendersi conto del motivo, della portata ecclesiale e del risvolto pastorale, è solo un primo grado di fedeltà al libro liturgico. Conosciamo i limiti di un’osservanza che alla fine non è tale, ma rubricismo, formalismo, legalismo. Il rispetto della norma per la norma è insufficiente, poiché ciò che le dà respiro è lo spirito che la anima e la sostiene, ossia l’inserzione degli oranti in un movimento che supera le singole individualità per assimilarli alla preghiera di Cristo vivente nella Chiesa intera.
Certo, il libro liturgico — con la sua legislazione attenta alla concreta assemblea, alla partecipazione fruttuosa di pastori e laici, alle circostanze di tempo e di luogo (cfr. ad esempio dell’ Ordinamento generale del Messale Romano 352) — può anche disorientare. Di fatto alcuni pensano che l’ambito celebrativo sia aperto alla creatività soggettiva, alla formulazione alternativa, al laboratorio sperimentale. Il libro realizza il suo valore e raggiunge il suo scopo nella misura in cui viene posto al servizio della celebrazione del mistero di Cristo per la vita della Chiesa.

Valorizzazione piena
L’esperienza celebrativa, non riducibile ai libri liturgici, ha tuttavia bisogno di essi. Servono per la preghiera e insieme sono oggetto di studio e di riflessione sulla preghiera, al fine di comprendere il senso e il contesto di parole e gesti che esprimono l’incontro sacramentale tra Dio e il suo popolo. Se la natura della liturgia è rimasta invariata nel corso dei secoli, sono invece mutate le forme: i libri liturgici, antichi ed odierni, manifestano il patrimonio della Chiesa in preghiera, pellegrina nella storia, verso la piena comunione con Dio. Serve una buona conoscenza pratica dei libri liturgici, e per acquisirla occorre prenderli in mano, rendersi conto del contenuto, della loro varietà e fisionomia. Una conoscenza non approssimativa, specie da parte del clero, aiuta a evitare equivoci grossolani, a coltivare cioè una cultura della “regolata celebrazione” ecclesiale. Capita infatti di non valorizzare i modi lasciati aperti dal libro (ad esempio la preghiera universale o dei fedeli), a fronte di interventi gratuiti in formule autorevolmente normate. La preparazione prossima alla celebrazione permette di valutare, discernere e scegliere le possibilità offerte dal libro, alla luce delle circostanze di persone, tempo e luogo. Giova rileggere circa la messa — in analogia vale per altre celebrazioni — quanto ricorda il n. 352 dell’Ordinamento generale del Messale Romano: «Nel preparare la messa il sacerdote tenga presente più il bene spirituale del popolo di Dio che la propria personale inclinazione».
Un sapiente uso del libro liturgico è richiesto dalla qualità della celebrazione. I libri devono essere dignitosi e belli da vedere, curati nel formato, nella stampa, nella rilegatura. Sembra cosa ovvia, ma l’esp erienza attesta che spesso sono sostituiti da foglietti, fotocopie, sussidi.

Oggi c’è anche internet a facilitare il “fai da te” con risultati poco liturgici.
Poiché i libri sono testimoni privilegiati di una peculiare tradizione liturgica (romana, ambrosiana, bizantina, eccetera) non giova usarli come una cava di materiale per “c re a re ” ibridi e mescolanze. Infine, anche al di fuori della celebrazione, il libro liturgico ha un suo servizio da svolgere in rapporto alla meditazione e alla preghiera personale, al fine di imprimere meglio nel cuore quanto sperimentiamo nei santi misteri.

© Osservatore Romano - 12 agosto 2020


Martedì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Maurizio - Patrono degli Alpini - martire

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.