Rassegna stampa formazione e catechesi

"Comandami di venire verso di te sulle acque" (Mt 14,22-33)

Pietro cammina sulle acqueCommento di mons. Pierbattista Pizzaballa

Per entrare nel brano di Vangelo di oggi (Mt 14,22-33) teniamo presenti due orizzonti.
Il primo è quello dell’Esodo, che fa da sfondo a questo capitolo 14 di Matteo, che abbiamo iniziato a leggere domenica scorsa, con il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Tanti sono gli elementi che richiamano i due passi biblici: in entrambi c’è il deserto, dove il popolo cammina, dove sperimenta la fame e la mancanza di cibo, ma anche la provvidenza di Dio che nutre i suoi figli.
 
E oggi troviamo anche l’elemento del mare, che nell’Esodo rappresenta il primo ostacolo per la liberazione dall’Egitto e la conseguente possibilità di concludere l’Alleanza e di entrare nella terra promessa, mentre in Matteo 14 si pone come ostacolo ai discepoli, ai quali Gesù ha ordinato di precederlo sull’altra riva. Il mare è agitato, e il forte vento respinge indietro la barca, impedendo ai discepoli di raggiungere la meta.
C’è una differenza: in Esodo Mosè, obbedendo al comando di Dio, apre il mare, perché il popolo possa camminare all’asciutto. Questo gesto sarà ripetuto da altri profeti: nel Secondo Libro dei Re, per esempio, il profeta Elia aprirà un varco nel fiume Giordano (2Re 2,8), in modo che lui e il suo discepolo Eliseo possano camminarvi all’asciutto.
Gesù invece non apre il mare, ma ci cammina sopra (Mt 14,25), cioè lo domina, ne è il Signore.
E questo non riguarda solo Lui: anche i discepoli, in questo caso Pietro, può fare lo stesso: non per virtù propria, come vedremo, ma in obbedienza a Colui che lo chiama a partecipare del suo stesso potere.
Il secondo elemento lo traiamo andando indietro nei Vangeli delle scorse domeniche: le parabole del tesoro e della perla, infatti, ci hanno fatto comprendere che il Regno di Dio accade quando siamo capaci di trovare, di scorgere ciò che è nascosto, ciò che non appare in superficie. Domenica scorsa, questo tesoro era nascosto in pochi pani e due pesci, che qualcuno ha messo a disposizione e che, portati a Gesù, diventano capaci di sfamare in abbondanza una folla numerosa.
E così anche oggi: Gesù cammina sull’acqua, e i discepoli sono invitati a guardare bene. Inizialmente pensano che sia un fantasma, tanto è improbabile ciò che vedono. Ma poi vanno oltre.
Uniscono il gesto del camminare sul lago alla Parola che Gesù pronuncia, e che rivela chi sia davvero quest’’uomo: “Sono io” (Mt 14,27); la paura cessa e lascia spazio allo stupore, alla fiducia, e infine all’audacia di Pietro, che sente di poter anch’egli camminare sul mare.
Pietro, in realtà, è il protagonista di questo brano: solo l’evangelista Matteo ci racconta questo particolare importante, che vede Pietro scendere dalla barca, camminare sulle acque verso Gesù, per poi rischiare di affondare…
E questo è forse ciò a cui l’evangelista vuole farci giungere.
Pietro, come dicevamo, non fa tutto questo grazie alle sue capacità: la forza di Pietro sta tutta nella sua relazione con Gesù, nel dialogo che ha con Lui, nel suo sguardo capace di vedere in Gesù il Signore vittorioso sul male e sulla morte. In una parola, nella sua fede.
Il mare non è eliminato, e non è possibile camminare sull’asciutto. Bisogna affrontare la violenza delle onde e del vento, che sempre accompagnano ogni traversata, che accompagnano cioè tutta la vita del discepolo.
Quando questa fede si incrina, l’uomo si trova solo nell’affrontare il potere del male, è abbandonato alle proprie forze, e sperimenta quanto queste siano insufficienti, inadatte.
Anche questa è esperienza quotidiana, che accompagna ogni nostra traversata.
Ma non finisce lì: proprio lì, infatti, nasce la preghiera vera, quella di chi si affida al Signore senza riserve: “Signore, salvami” (Mt 14,30). E Matteo dice che subito Gesù stende la mano e afferra Pietro.
Forse, solo proprio quando vediamo la morte in faccia, quando lo spavento ci prende la vita, solo allora il nostro grido si alza in tutta la sua verità.
E in quel momento, in modo nuovo, facciamo esperienza che davvero il Signore ci salva.

+Pierbattista



Venerdì della XXIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Giovanni da Capestrano, sacerdote (1386-1456)

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