Rassegna stampa etica

Assistere i malati psichici in un mondo ineguale

Malattia«Porre l’attenzione sulle disparità che sussistono nell’ambito del trattamento e dell’assistenza ai malati psichici». Lo auspica il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui) in un messaggio diffuso domenica 10 ottobre in occasione della trentesima Giornata mondiale dedicata a questa forma di sofferenza, che ha avuto per tema «Salute mentale in un mondo ineguale».

Prendendo spunto dalla Campagna di sensibilizzazione promossa dalla Federazione per la salute mentale, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dssui, ha evidenziato come nei Paesi a basso e medio reddito tra il 75% e il 95% delle persone con disturbi mentali non possa accedere ai servizi di prevenzione e cura. Inoltre in circa il 50% dei casi i disturbi iniziano prima dei 14 anni, tanto che il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani dai 15 ai 29 anni.

«Nell’ampio universo della salute — si legge nel messaggio — una delle dimensioni più trascurate è proprio quella mentale». Stereotipi, poca conoscenza delle problematiche più specifiche e una cattiva informazione, i fattori che provocano questa situazione portando a violazioni dei diritti umani delle persone con disturbi psichici — che già per questo vengono stigmatizzate e discriminate — causando isolamento ed emarginazione.

Il documento del Dssui prende poi in esame il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dal titolo «Preparazione e risposta alla salute mentale per la pandemia di covid-19», in cui si dichiara che le misure adottate per combattere il coronavirus hanno rappresentato un’ulteriore causa di solitudine per le persone con disagio mentale, soprattutto per quelle ospitate presso istituti di assistenza sociale e ospedali psichiatrici. «Le restrizioni sociali imposte dalla prima fase dell’emergenza — spiega Turkson — hanno determinato un aumento dell’abuso di alcool e di altre sostanze psicotrope, così come l’acuirsi di diverse forme di dipendenza, fra cui quella da gioco d’azzardo». In realtà, per il porporato, «la pandemia è solo il fattore precipitante di una crisi a più dimensioni che ha radici nell’inadeguatezza delle politiche sociali, sanitarie ed economiche», le quali spesso hanno generato nuove povertà ed emarginazioni, contribuendo a «creare condizioni di ingiustizia e iniquità nella distribuzione delle risorse». L’emergenza sanitaria ha fatto emergere nuove povertà, per via della perdita di moltissimi posti di lavoro. Una dinamica che ha colpito maggiormente le popolazioni dei Paesi più vulnerabili — in particolar modo le donne — dove sono più marcate le disuguaglianze sociali. Sono proprio povertà e disuguaglianze, ha infatti sottolineato il cardinale, a incidere sullo sviluppo psichico della persona e sulla sua salute mentale. «Lo svantaggio sociale impatta in maniera significativa, come fattore di criticità, sulle condizioni di salute mentale dell’individuo: l’ambiente fisico e sociale in cui si vive, come pure l’accesso ai servizi sanitari e all’istruzione, sono tutti determinanti sociali che incidono profondamente sulla salute mentale», rimarca il messaggio.

Per ridurre tale incidenza, il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale reputa necessari provvedimenti politici tesi «a migliorare l’ambiente, fisico e sociale, che accoglierà il nascituro, come pure le condizioni di vita durante la prima infanzia, l’età scolare, nel periodo che vede la realizzazione di progetti familiari e ambizioni professionali, e nell’età più matura».

In particolare, come già ampiamente documentato dall’Oms in un rapporto del 2014 sui determinanti sociali della salute mentale, si è osservato come lo svantaggio inizi prima della nascita e si accumuli per tutta la vita. Dunque «assicurare ai bambini condizioni di vita ottimali, sin dall’inizio, offre maggiori probabilità di benessere, anche mentale, in età adulta, con benefici diretti anche sulla comunità di appartenenza» scrive il prefetto del Dssui, facendo notare la triplice fragilità che si crea quando viene a mancare la salute mentale: quella di una qualunque malattia che pone davanti ad un limite personale; quella che nasce da una dissoluzione della propria identità; e quella sociale, frutto della mancata integrazione nella propria comunità. Fragilità di cui ci si deve prendere cura con «l’atteggiamento attento e solidale del buon samaritano».

Proprio a quei tanti samaritani nascosti «che si prendono cura con professionalità e competenza di quanti soffrono per un disagio mentale, e che operano spesso in condizioni difficili a causa dell’assenza o della scarsità di strutture adeguate al trattamento di queste patologie e all’assistenza alla persona malata e alla sua famiglia», va il pensiero finale del cardinale Turkson.

© Osservatore Romano - 11 ottobre 2021