L’Orizuru, la gru di carta, è la più classica degli origami giapponesi. Nei giorni precedenti la visita di Papa Francesco dodicimila famiglie di Nagasaki hanno composto trentamila preghiere da affidare al Pontefice, ognuna scritta su un piccolo pezzo di carta colorata ripiegato in forma di gru, e insieme gli sono state fatte trovare nell’arcivescovado, dove si è fermato per il pranzo domenicale.
Non poteva mancare una tappa nella città più cattolica del Giappone, in questo viaggio di Francesco in Estremo oriente. Con questa comunità il 24 novembre infatti ha pregato l’Angelus e celebrato la messa nel corso di due appuntamenti che hanno voluto essere un omaggio a quei “cristiani nascosti” capaci di sopravvivere a una dura persecuzione di oltre due secoli.

Nagasaki è oggi un centro industriale noto soprattutto per la cantieristica navale: donne in kimono passeggiano all’ombra di aceri e ginko, tra le caratteristiche pagode, in questo porto aperto agli influssi europei che per primo accolse l’annuncio del Vangelo portato da san Francesco Saverio. Presto però venne il tempo di una dura e feroce persecuzione; e il 5 febbraio 1597 il gesuita Paolo Miki e 25 compagni furono giustiziati per ordine dello shogun locale. Sono loro i santi martiri di Nagasaki per venerare i quali il Pontefice è salito sulla Nishizaka Hill.
Nel luogo della loro crocifissione oggi sorge un santuario sviluppatosi intorno a un monumento in mattoni rossi che contiene incastonate 26 statue bronzee a grandezza naturale. Realizzato nel 1962, cento anni dopo la canonizzazione da parte di Pio ix, ospita anche un museo che custodisce simboli come il rotolo, pittura su carta di Nostra Signora della Neve, la Maria Kannon, statuetta della Vergine ispirata alla scultura buddista e usata dai “cristiani nascosti”, e una lettera autografa di Francesco Saverio. Mentre le spoglie di alcuni dei martiri sono nella vicina chiesa di San Filippo, le cui torri campanarie ricordano le architetture di Gaudí.
Accolto dal direttore del museo e da alcuni sacerdoti, mentre veniva intonato un canto il Papa ha deposto ai piedi del memoriale un mazzo di fiori offertogli da una ragazza in kimono. Il vento forte ha reso difficoltosa l’accensione anche qui — come il Pontefice aveva fatto pochi minuti prima al Memoriale dell’Atomica — della lampada con la scritta Pax lasciata in dono. Dopo aver pregato in silenzio e incensato le reliquie, il Papa ha guidato la recita dell’Angelus domenicale.
Nel suo discorso, Francesco ha espresso la speranza che il luogo non resti un semplice museo, affidandogli una nuova missione: non far dimenticare i martiri contemporanei che in varie parti del mondo soffrono le persecuzioni perché cristiani.
E poiché sempre da Nagasaki partì anche la storica missione diplomatica di quattro giovani giapponesi che i signori feudali inviarono a Roma per incontrare il Papa nel 1585, a Francesco è stata donata un’immagine di uno di loro: il beato Giuliano Nakamura, che divenuto in seguito prete gesuita subì il martirio ed è stato elevato agli onori degli altari nel novembre 2008 insieme ad altri 187 testimoni della fede.
Dopo il pranzo in arcivescovado, dov’è stato accolto dai seminaristi minori di Nagasaki e da 15 aspiranti di due congregazioni religiose, il Pontefice ha celebrato la messa nello stadio del baseball, che qui in Giappone è uno sport molto diffuso. Una buona rappresentanza dei sessantamila cattolici dell’arcidiocesi che ha dato al Paese il primo vescovo di nazionalità giapponese — Januarius Kyunosuke Hayasaka, nel 1927 — era riunita per il rito: trentacinquemila persone, secondo le autorità, con la maggior parte delle donne che avevano il capo coperto da candidi veli.
Favorito da una tregua offerta dal maltempo, il Papa ha compiuto un giro tra la folla a bordo di una vettura bianca scoperta, in un tripudio di armoniosi canti e di bandierine sventolanti con i colori bianco-rosso del Giappone, giallo-bianco del Vaticano e albiceleste dell’Argentina. Tra loro anche vietnamiti e cinesi emigrati per lavoro.
Indossati i paramenti, sul palco sormontato da una grande croce bianca Francesco ha presieduto l’Eucaristia della solennità di Cristo Re dell’universo, con letture in giapponese e inglese. Sull’altare il mezzobusto ligneo della Madonna con il volto sfigurato, rinvenuto di recente nell’antica cattedrale di Urakami distrutta dall’atomica (di cui aveva parlato anche Francesco in mattinata). In un’atmosfera di grande raccoglimento, hanno concelebrato i vescovi del Giappone, gli ecclesiastici del seguito papale e numerosi sacerdoti.
Nell’ultima domenica dell’anno liturgico, all’omelia il Papa ha ricordato come Nagasaki porti «nella propria anima una ferita difficile da guarire, segno della sofferenza inspiegabile di tanti innocenti; vittime colpite dalle guerre di ieri ma che ancora oggi soffrono per questa terza guerra mondiale a pezzi». Da qui l’esortazione conclusiva: «Alziamo qui le nostre voci, in una preghiera comune per tutti coloro che oggi stanno patendo nella loro carne questo peccato che grida in cielo».
In spagnolo, coreano, tagalog — lingua filippina — e vietnamita, le intenzioni dei fedeli. «Signore, ti chiediamo di ascoltare la nostra voce: è la preghiera del tuo popolo che ti ringrazia per averci dato Papa Francesco. Che questa visita che compie il Papa, sempre attento ai bisogni quotidiani degli uomini, porti molti frutti a questo popolo», è stato l’auspicio introduttivo, seguito dalle invocazioni per i leader politici perché «possano usare il loro potere per promuovere la vera felicità e la pace»; per «quanti sono in difficoltà, specialmente quelli che stanno soffrendo a causa della guerra e della violenza e per quanti stanno cercando di ricostruire la loro vita dopo i disastri e gli incidenti»; per «i cristiani del Giappone», che sono una «piccola comunità», affinché abbiano «la saggezza e il coraggio di seguire la fede dei martiri e degli antenati» e di essere fermento in mezzo alle altre comunità di discepoli di Cristo presenti in Asia.
Infine non poteva mancare una preghiera «per la pace e per quelle vittime della guerra che hanno perso la vita in questa città, dove è caduta la bomba atomica». A suggello l’invocazione di Papa Francesco affinché «in questo mondo in cui la vita e la pace sono minacciate», i «cristiani uniti con tutte le persone di buona volontà», possano compiere la loro «missione nella protezione di ogni vita». Riferimento quest’ultimo al tema del viaggio.
dal nostro inviato
Gianluca Biccini
© Osservatore Romano - 25-26 novembre 2019