“Cancellare l’Aids dall’Africa sub-sahariana è possibile”: è la convinzione espressa da due ricercatori del programma Dream della Comunità di Sant’Egidio, Noorjehan Abdul Nagid (Mozambico) e Leonardo Palombi (Università Tor Vergata), intervenuti oggi a Roma alla VII Conferenza internazionale “Accesso Universale al Trattamento: il passo decisivo per sconfiggere l’AIDS”, promossa dalla stessa Comunità. “Grazie all’introduzione della terapia antiretrovirale – hanno spiegato i due ricercatori - in Africa è calata la mortalità con una stabilizzazione dei nuovi casi per anno”. Più la percentuale di copertura della terapia è alta minore è la mortalità. “E’ oggi noto a tutti che la terapia ha un impatto preventivo verificato, proprio per la sua capacità di ridurre la carica virale nel plasma ed in tutti i fluidi corporei, diminuendone la contagiosità. Fin dal 2002 Dream, basandosi su queste evidenze scientifiche, ha posto le basi per la reale prevenzione della trasmissione verticale (madre-figlio) attraverso la tri-terapia su larga scala durante la gravidanza e l’allattamento al seno fino al 6° mese di vita. Questa strategia ha prodotto risultati spettacolari fino a portare i tassi di trasmissione dell’infezione a livelli occidentali, meno dell’1% di bambini infetti alla nascita e meno del 3% di bambini infetti ad un anno. Senza cure l’infezione avrebbe colpito il 40% circa dei neonati”.
Al di là dei risultati, degli sforzi e degli investimenti, il vaccino è ancora lontano. Per questo “Dream ha messo a punto un modello di eradicazione dell’HIV che non è ricavato da parametri basati su studi teorici, come i modelli precedenti, ma si fonda su una coorte reale di 26,000 pazienti seguiti negli anni 2002-2010 in assistenza gratuita. Ebbene, osservando i dati sulla totalità delle donne gravide sieropositive – non è uno studio campionario, ma l’intero universo di quella località – in 5 anni si osserva un dimezzamento della sieropositività per HIV”. Una via d’uscita reale dall’Aids è dunque possibile e questa passa attraverso “l’offerta della terapia a tutte le donne in gravidanza sieropositive, per la prevenzione della trasmissione del virus dalla madre al figlio; l’offerta della circoncisione maschile a tutti i nuovi nati e ai bambini esposti al rischio precoce: circoncisione maschile che riduce il rischio negli uomini di circa il 60% e l’espansione dell’educazione sanitaria e la formazione di personale qualificato a vari livelli. Queste attività di educazione sanitaria – è stata la conclusione - hanno avuto ed avranno un impatto rilevante per la riuscita del modello”.
© www.agensir.it - 13 maggio 2011