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Rassegna stampa etica
pd-e-lobby-gaydi Marco Mancini - http://campariedemaistre.blogspot.it/ - 17 giugno 2012

Mentre il PdL pare in preda a una sorta di cupio dissolvi, tra frettolosi rientri in campo e tentazioni di nostalgici ritorni al passato, il principale partito del centro-sinistra, che dovrebbe approfittarne e fare man bassa alle prossime elezioni, non sembra passarsela tanto meglio.

Sabato scorso, all’Assemblea Nazionale del PD, è andato in scena un durissimo scontro: oggetto del contendere il tema della regolamentazione delle unioni omosessuali. Il documento preparato dalla Commissione Diritti del partito, frutto di un lungo negoziato in cui un ruolo centrale è stato giocato dalla presidente Rosy Bindi, è stato infatti ritenuto troppo moderato dagli esponenti democratici più vicini alle istanze omosessualiste, sebbene in esso vi sia un chiaro richiamo alla creazione di “speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali”. 
 
Così Paola Concia, Ignazio Marino, Ivan Scalfarotto e diversi altri non solo hanno votato contro il documento (definito dal barese Enrico Fusco “antico, arcaico, offensivo della dignità delle persone”), ma hanno anche presentato un ordine del giorno in cui si impegnava il partito “a inserire nel suo programma elettorale, sulla scia di quanto fatto in Francia da Hollande, l'estensione dell'istituto del matrimonio civile alle coppie omosessuali”. Quando la Bindi e Marina Sereni hanno dichiarato inammissibile l’odg, dal momento che riguardava una materia su cui l’Assemblea si era già espressa, peraltro affermando tesi contrarie, è scoppiata la bagarre, a stento placata dall’intervento del segretario Bersani. 
 
Lo scontro interno ai democratici, in realtà, ci interessa molto poco. Decisamente più stimolante è riflettere sul tema che ha determinato l’emergere della contesa. Non che non lo avessimo già capito da tempo, anche guardando a quanto succede fuori dai confini italiani, ma sabato ne abbiamo avuto la definitiva conferma: quello delle c.d. “coppie di fatto” non è altro che uno specchietto per le allodole
 
Per anni ci è stata propagandata la necessità di offrire tutele e riconoscere presunti “diritti civili” alle unioni extra-matrimoniali, eterosessuali o omosessuali che fossero. Per anni abbiamo dovuto ascoltare subdoli ricatti morali sul povero tizio che non poteva assistere il proprio compagno o la propria compagna in ospedale, né ereditarne l’appartamento. Hanno fatto appello a una malintesa e pelosa carità, per spingere anche i cattolici a sostenere la causa del riconoscimento pubblico delle coppie di fatto. Ora l’Assemblea Nazionale del PD approva un documento in cui si promettono “speciali forme di garanzia” proprio per sovvenire a questo tipo di problemi. E qual è la risposta della lobby omosessualista? No grazie, siete arcaici. Il riconoscimento delle unioni di fatto non ci basta più: vogliamo direttamente il matrimonio. Mai la famosa teoria del piano inclinato, considerata roba per catto-complottisti, ha trovato una conferma più chiara.
 
Paradossale che a fare le spese di tutto questo, finendo per essere tacciata di omofobia da un Grillo che ha improvvisamente abbracciato la causa delle nozze omosex, sia proprio Rosy Bindi, la “cattolica adulta” per eccellenza. Quella che considerava i DICO nientemeno che “semi di bene” e si augurava che nei gay prevalesse “l’ispirazione alla visione cristiana dell’amore”, dimenticando che la “visione cristiana”, espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ritiene gli atti omosessuali “intrinsecamente disordinati […], contrari alla legge naturale” e chiarisce che essi “non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale [e] in nessun caso possono essere approvati” (CCC, 2357). I principi, affermava la pasionaria di Sinalunga, “si investono, si trafficano, si negoziano, per trarne maggiore frutto”. Fino a un certo punto, però: qualche giorno dopo fu la stessa Bindi, nella migliore tradizione del cerchiobottismo, a ricordare con la sua consueta dose di arroganza che “il desiderio di maternità e paternità un omosessuale se lo deve scordare”.
 
Non aveva capito, la povera Rosy, che chi pensa di poter cedere sul poco si troverà prima o poi a cedere su tutto. Il tema delle unioni di fatto non riguarda la pensione di reversibilità o la visita in ospedale, ma una visione dell’uomo, della famiglia e della società. Questa è la posta in gioco, questo il vero obiettivo della lobby omosessualista e dei suoi compagni di viaggio: il sovvertimento del diritto naturale. E su questi principi, cara Rosy, i cattolici non negoziano. Del resto, ce l’ha insegnato Nostro Signore: “sia invece il vostro parlare sì sì, no no: il di più viene dal Maligno” (Mt 5, 37).