Più che sdoganamento dell'omosessualità un delirio teologico ed antropologico. Una vera e propria apologia di un terzo polo sessuato. Un neo-creazionismo.
Un prete maltese, padre Kevin Schembri, ha espresso "approvazione" dell'omosessualità con apparente approvazione del vescovo (Scicluna):
“It can’t be bad to be gay because God created it in his plan for mankind, with all our variations. When a person knows at the bottom of their heart that they are gay, they are recognizing the way God created them, and are accepting themselves”
"Non è un male essere gay poiché Dio lo ha contemplato nel suo piano di creazione del genere umano, con tutte le sue varianti (una è appunto l'essere gay, ndr). Quando una persona sa dal profondo del suo cuore di essere gay, si riconosce nel modo in cui Dio l'ha creata e si accetta per quello che è."
Fonti:
https://www.churchmilitant.com/news/article/malta-priest-supports-homosexuality-on-television
Ci si chiede con quale coraggio e con quale mens pastorale e teologica il Vescovo Scicluna abbia incaricato un suo sacerdote di andare a parlare in sua vece, con tali argomentazioni, a Xarabank. Argomentazioni che giocano maldestramente su "can't be bad", "accepting themselves", nel miglior "carezzamento" emozionale per non chiamare le cose per nome.
È forse per tale motivo che al summit sui minori, volutamente, Mons. Scicluna ha sviato la questione vera degli abusi sui minori puberi che, sostanzialmente, come evidenziato dai dossier, è di natura pederastica?
Chissà se questi prelati si rendono conto di attuare uno scisma sotterraneo nella Chiesa Cattolica e di scandalizzare, nel senso grave ed evangelico, i piccoli. Abuso dei piccoli con dottrine "varie e peregrine" (Eb. 13,9).
Essere gay? Alcuni fratelli e sorelle sperimentano su di sé tensioni omo-affettive. Ma non si "è" omosessuali, piuttosto uomini o donne "con" tensioni omo-affettive. Questi fratelli, perché tali sono, non "sono" omosessuali ma "hanno" tensioni e comportamenti omo-affettivi, omo-sessuali e omo-comportamentali. Se davvero si vuole il loro bene e la loro "significazione" vocazionale per il Regno non si possono eludere queste elementari evidenze e restituire al linguaggio e all'antropologia il posto che merita. Soprattutto nella pastorale. Come chiaramente il Catechismo, nella sua precisione e delicatezza, ricorda (CCC 2357-2359).
Altrimenti il culto del sé, il selfismo sessuale, figlio di antropologie deliranti e non certo cattoliche e naturali, sostituisce di pari passo il vero Culto ed il vero Sguardo. È Cristo, infatti, che sana ogni uomo ed ogni donna, che sana ogni ferita e che restituisce il proprio unico nome ed il proprio unico luogo vocazionale per donarsi senza misura.
La redazione
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