By Filia EcclesiaeQuesto è uno dei tanti luoghi comuni che si colgono piú spesso fra quelle persone che non sembrano manifestare una spiccata propensione alla razionalità, quanto piuttosto alla facile demagogia. La domanda parte da un postulato, ossia da una cosa che viene data per scontata e che non necessiterebbe di dimostrazione alcuna.
Nella realtà di quale ricchezza si tratta? C’è perfino chi asserisce che se la Chiesa vendesse tutti i suoi beni e li distribuisse ai bisognosi la povertà sparirebbe dal mondo. Ammesso – e non concesso – che si tratti di beni interamente commerciabili le cifre in gioco non consentirebbero minimamente la risoluzione dei problemi sociali della sola Italia e tutto questo al prezzo dello smantellamento pressoché totale di tutta la vita ecclesiale.
Chi proferisce simili enormità, ampiamente propalate dai movimenti atei, materialistici e massonici, oltre che dimostrarsi privo della piú elementare nozione circa le reali proporzioni del problema, dimentica alcuni principi fondamentali: la Chiesa, come ogni altra istituzione, ha il diritto nativo di dotarsi di tutti i mezzi necessari allo svolgimento della sua missione, perciò non solo può ma deve possedere beni mobili e immobili ed ogni altro mezzo necessario alla sua vita e alla sua missione. La comunità ecclesiale, qualsiasi comunità, piccola o grande, ha una dimensione che non è solo spirituale ma anche fisica e sociale e perciò necessità di spazi di aggregazione, edifici, strutture di governo, mezzi assistenziali e caritativi di ogni genere, in tutti i settori, inclusi quelli della cultura e dell’arte che spesso sono fra i piú appariscenti. Ogni organismo se vuole svolgere una missione deve garantire anche il proprio sostentamento, in caso contrario, la sua prima opera sarebbe anche l’ultima.
Spesso chi afferma tali spropositi lo fa per pura avversione ideologica oppure per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica con l’intento di nascondere i problemi reali della società. La storia lo insegna ampiamente. Verso la fine dell’Ottocento il neonato regno d’Italia, in mano ad una classe politica massonica tanto liberale di facciata quanto violenta e anticlericale nella sostanza, spalleggiata soprattutto dalla monarchia britannica, emanò leggi oppressive che privarono la Chiesa Cattolica e gli ordini religiosi di un’ampia porzione dei beni immobili, delle rendite e dei relativi patrimoni mobiliari, per tacere delle opere d’arte e di intere biblioteche e archivi. Il governo sabaudo giustificò tale politica con intenti sociali che in realtà non vennero minimamente perseguiti. Solo pochi, privilegiati dalla politica, accumularono enormi fortune mentre i poveri soffrirono la fame come e peggio di prima, considerando che la Chiesa garantiva quelle attività caritative che lo Stato sabaudo nemmeno era capace di organizzare e sostenere. Per avere un’idea dell’immensa truffa ordita dalla monarchia sabauda ai danni non solo della Chiesa ma di tutta l’Italia basti leggere lo studio di PELLICCIARI A., Il risorgimento anticattolico, Piemme, Casale Monferrato 2004.
È importante semmai dissipare il fumo e riflettere sugli investimenti globali nel settore degli armamenti. Non solo, vogliamo puntare il dito sulla piaga delle spese militari assurde di cui si fanno carico perfino i paesi in via di sviluppo? Si pensi alle multinazionali e alle corporation del settore alimentare e farmaceutico (ma non solo) che adottano politiche economiche aggressive, realmente criminali, e che mettono in ginocchio intere fasce sociali nei paesi piú poveri. Si pensi alle politiche monetarie internazionali, agli investimenti strategici che sconvolgono interi mercati continentali creando milioni di poveri! Perché i mercati economici cosiddetti “equo-solidali” non riescono a decollare e devono accontentarsi per lo piú di sopravvivere? Non certo a causa del patrimonio immobiliare della Chiesa ma a causa di sistemi economici e politici nazionali ed internazionali iniqui che affamano popoli interi. Nel mondo operano centinaia, migliaia di corporation, spesso piú potenti di interi stati nazionali, che operano al di là di qualsiasi legge e che decidono delle sorti di interi paesi senza che nessuno, nemmeno i piú grandi organismi internazionali, possano e vogliano farci alcunché. Il continente africano, insieme ad ampie porzioni dell’Asia, è insanguinato da conflitti atroci e genocidi (basti pensare, per esempio, al Rwanda e al Sudan) a causa di una politica irriducibilmente neocoloniale sostenuta da pochi paesi egemoni del cosiddetto “primo mondo”.
Vogliamo parlare poi dei nuovi crimini innominabili che un’industria dell’ingegneria genetica, sempre piú ricca e potente, vorrebbe giustificare in nome del progresso? Chi denuncia i progetti di clonazione umana, i progetti “chimera” e ogni altra forma di sfruttamento del “materiale umano”, che invece si vorrebbe vedere liberalizzati da politiche nazionali sempre piú spregiudicate e compiacenti? La verità è che la Chiesa cattolica dà fastidio, soprattutto ad un’economia rampante che vorrebbe avere mano libera sulle coscienze oltre che sulle tasche delle persone. Quale autorità politica nazionale e internazionale si oppone davvero alla nuova tratta degli schiavi che vede profughi e disperati fra le prime vittime? Quante donne (e quanti bambini) vengono avviate, fra innumerevoli complicità politiche ed economiche, al mercato della prostituzione, della pornografia e del trapianto degli organi?
Ecco le verità scottanti che molti critici loquaci e malpensanti non vedono e non vogliono vedere. Per rispondere con una battuta realistica ad una domanda surreale, se la Chiesa riuscisse a vendere tutti i suoi beni e ne distribuisse il ricavato a tutti i poveri del mondo avrebbero per un giorno un piatto di minestra e poi potrebbero recitare davvero la loro ultima preghiera.
Il Cappellano
© http://filiaecclesiae.wordpress.com/ - 2 maggio 2012