Di questo e altro, parliamo con la dottoressa Gloria Pelizzo: chirurgo pediatra, professionista ad alto livello di specializzazione, un brillante curriculum di studi con i migliori maestri europei, e di attività di ricerca e pratica clinica condotte ricoprendo posti di responsabilità in sedi ospedaliere italiane ed estere, tra cui Marsiglia, Lione e Parigi. Udinese, sposata, due figli, ad un certo punto ha scelto di tornare in patria. Dirigente medico di primo livello dal 2000, lavora oggi presso l'Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico Materno Infantile "Burlo- Garofolo" di Trieste .
È appena tornata da Istanbul, dove si sono riuniti circa cinquecento specialisti per il Congresso europeo dei chirurghi pediatri. Presenti anche illustri colleghi italiani, come Paolo De Coppi, scopritore delle cellule staminali del liquido amniotico, che opera oggi al Great Ormond Street Hospital di Londra.
Dottoressa Pelizzo, quali buone notizie ci porta da Istanbul?
«Le notizie sarebbero molte; quella che forse mi ha più sorpreso è il fatto che nella libertaria Spagna si assistono e si curano i prematuri a partire dalla ventiduesima settimana. Meglio che in Italia, dove anche solo l'aver proposto - come si è fatto in Lombardia - iniziative del genere ha creato difficoltà e polemiche. In questo caso, la Spagna si dimostra più rispettosa del diritto alla vita di tanti altri paesi europei, portando l'interruzione volontaria della gravidanza consentita per legge non oltre la ventiduesima settimana».
Come la pensano, a questo proposito, i suoi colleghi europei?
«Nello specifico non lo so. Però posso dire che noi chirurghi pediatri siamo tendenzialmente "conservativi", abbiamo cioè un atteggiamento chirurgico "costruttivo" e non "demolitivo". Nel considerare le malformazioni di diagnosi prenatale, siamo molto attenti alla storia della malformazione stessa. Il fatto di conoscere meglio una malformazione, ci consente anche di ricorrere ad un approccio chirurgico più appropriato, tenendo conto dei tempi e dei modi che possono interessare anche la vita fetale. Inoltre, ci pare che presentare alla coppia di genitori e ai colleghi (nel corso di un counselling prenatale multidisciplinare) la malformazione, con una propria storia, specifica per altro per ogni tipo di patologia, ci consente di prendere in carico il nascituro nella sua globalità, cioè pensando sempre ad una possibile e doverosa cura chirurgica ricostruttiva, studiata in prospettiva di una lunga vita e non di "quanto rimane da vivere ". La chirurgia pediatrica pensa insomma al futuro, al divenire del bambino, nel pieno rispetto di strutture e funzioni. Per questo ha a cuore la vita del feto. Il feto è un paziente».
A proposito di malformazioni del feto o del neonato, è fondata l'ipotesi che siano in aumento?
«L'impressione generale è che malformazioni fetali ed anomalie cromosomiche siano in aumento. Per varie cause. Da un lato si deve riconoscere la grande abilità dei colleghi ginecologi e genetisti nel riconoscimento sempre più precoce e dettagliato delle anomalie cromosomiche e delle malformazioni complesse. Dall'altro, è anche vero che la sopravvivenza di bimbi nati pretermine è aumentata negli ultimi anni grazie all'abilità dei neonatologi e al raffinamento delle tecniche di rianimazione e terapia intensiva. Probabilmente, anche le metodiche di fecondazione assistita presentano un indice di anomalie rilevabile per entrambe le ragioni sopra indicate. Si tratta sempre di pazienti molto seguiti in epoca prenatale. L'incidenza di anomalie riscontrate deriva con tutta probabilità da un follow up, da un controllo molto stretto. In vari Paesi europei esiste un Registro ufficiale nazionale annuale delle malformazioni. In Italia c'è la necessità di approfondire la distribuzione delle anomalie per specialità. Ciò potrebbe consentire di studiare il fenomeno e correre il più possibile ai ripari per ogni altro genere di patologia. Senza questo fondamentale strumento non si possono conoscere né l'entità né le cause del fenomeno, quindi non ci si pone nemmeno nella condizione di porvi rimedio, come pure sarebbe normale».
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