di GIULIA GALEOTTI Vietato perché «disturba la coscienza delle donne»: questo il succo del parere vincolante emanato in Francia dal Consiglio superiore per l’audiovisivo (Csa), e cioè l’authority nazionale sulla televisione, che ha proibito la messa in onda sul piccolo schermo del filmato Dear Future Mom. La colpa di questi due minuti e ventotto secondi di pellicola — stando alla ratio della decisione — è quella di raccontare, con allegria e delicatezza, la vita felice di bambini down e delle loro mamme. Alcune grandi reti televisive nazionali francesi hanno ritenuto che valesse la pena di mandare in onda Dear Future Mom, ma ora non potranno più farlo: il filmato, spiega con chiarezza il Csa, «benché diffuso a titolo gratuito, non può essere guardato come un messaggio d’interesse generale perché, indirizzandosi a una futura madre, la sua finalità può apparire ambigua».
Promosso da diverse associazioni internazionali, Dear Future Momè stato realizzato per essere trasmesso lo scorso 21 marzo in occasione della Giornata mondiale dedicata alle persone Down, ottenendo subito un grande successo. Rimbalzando in rete tra twitter e facebook, ha raggiunto il suo scopo, oltre ogni attesa, grazie a milioni di contatti. I volti sorridenti di bambini e ragazzi trisomici, e delle loro mamme, vogliono tranquillizzare chi si trova davanti a una diagnosi che nei Paesi occidentali porta oggi quasi sempre al cosiddetto aborto terapeutico. Nel lontano febbraio 2007, sulle pagine di «Le Monde», uscì un articolo di Didier Sicard dal titolo La Francia a rischio di eugenetica. In esso, il Presidente del Comitato consultivo di etica scriveva a chiare lettere che nel Paese la diagnosi prenatale generalizzata si era trasformata in strumento eugenetico (scienza, ricordava Sicard, non significa padronanza del vivente). Il punto è che ormai in molti, troppi Paesi, l’aborto cosiddetto terapeutico è diventato un fatto automatico, non più invece una eventuale opzione su cui ragionare. «Dopo i quarant’anni l’amnio centesi è obbligatoria», mi disse, convintissima, qualche tempo fa una mia amica, cattolica praticante. Ma se una persona adulta, impegnata nel sociale, che legge quotidianamente i giornali ed è politicamente molto informata, è convinta dell’esistenza di una (presunta) amniocentesi di Stato, vuol dire che c’è davvero nell’aria qualcosa di molto “disturbante”. A noi resta, per ora, solo una consolazione: la censura francese sarà un grande volano per un filmato che merita davvero di essere visto. Non per turbare qualcuno, ma — semplicemente — per far conoscere, con allegria, quel che non si conosce. E che, proprio per questo, fa così tanta paura.
© Osservatore Romano - 9 agosto 2014