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Rassegna stampa etica
famiglia-5Pubblichiamo stralci della conclusione dell’articolo pubblicato nel numero di gen-naio della «Civiltà Cattolica» a presentazione di una ricerca sociologica sul te-ma «La famiglia risorsa della società», realizzata dal Centro internazionale stu-di famiglia e da un gruppo di esperti coordinati dal professore Pierpaolo Donati,
dell’università di Bologna.

Gianpaolo Salvini



I motivi che spingono in una direzione diversa dal matrimonio, per esempio a scegliere la convivenza, non sono di tipo razionale, ma cul-turale, di costume («tutti fanno co-sì») ed emotivo. Agiscono in primo luogo sia la paura di un impegno stabile che i giovani di oggi nutrono spesso in modo invincibile, in un mondo che ha fatto della mobilità e della provvisorietà (in ogni senso) una delle dimensioni dominanti, sia l’esempio degli amici o amiche, o dei propri genitori, incapaci di amarsi veramente. Nonostante le discussioni e le po-lemiche, si può notare che, fra i re-sidenti in Italia al 1° gennaio 2010, risulta non essersi mai sposato (al-meno una volta) soltanto l’8,7 per cento delle persone con più di 50 anni. Segno che il matrimonio viene considerato ancora una tappa fon-damentale della vita dalla maggior parte degli italiani. Aumentano invece le separazioni e i divorzi, segno della fragilità di tante unioni. Ultimamente aumen-tano anche le convivenze (prima piuttosto rare nel Paese), che pon-gono un problema all’intera società. Anche se esse non potranno mai es-sere equiparate a un matrimonio ve-ro e proprio (non ci risulta che lo siano in nessun Paese), si può pen-sare a una certa loro regolamenta-zione soprattutto se sono coinvolti minori, che vanno adeguatamente protetti anche dalle scelte dei loro genitori. Ci sembra infatti che la Chiesa abbia il compito di conti-nuare a proporre — e sembra l’unica a farlo ancora — l’ideale di un amo-re che si fa progetto di vita per sem-pre, cosa che corrisponde del resto, secondo altre ricerche «laiche», alla speranza, o al sogno, della grande maggioranza di coloro che pensano a un progetto di amore. Ma, a parte le difficoltà sempre esistite e che in passato spesso emergevano assai meno, la società attuale e il suo in-dividualismo diffuso e seducente non aiutano certamente a vedere nel matrimonio la forma «normale», se non addirittura ovvia, come una volta, di famiglia. Di fronte alla fragilità che si ma-nifesta in tante unioni familiari, il senso pastorale della Chiesa deve intervenire per accompagnare anche coloro che vivono un fallimento o un abbandono, o che sono comun-que in crisi nel loro rapporto fami-liare. Le ragioni e le ricerche dei so-ciologi sono certamente utili per comprendere i fenomeni sociali fon-damentali, come quello della fami-glia, ma contano poco dinanzi all’insuccesso del proprio amore. Il volume da noi presentato insi-ste giustamente sul valore unico del-le relazioni che il matrimonio con-sente di creare, al proprio interno e nella società. Quando le prime ven-gono meno, è necessario che altre relazioni, di attenzione, di accompa-gnamento e di comprensione rispet-tosa, si sviluppino e aiutino nel mo-mento della prova e della solitudi-ne. Il fatto che esistano ancora mi-lioni di famiglie solide e stabili ci fa però capire che un’unione di questo tipo è possibile, nonostante le insidie quotidiane.

© Osservatore Romano - 4 gennaio 2013