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Rassegna stampa etica
coerenzaBisogna «considerare l’educazione ambientale come un requisito urgente, affinché gli individui, le società e gli Stati prendano coscienza del significato trascendente» del mondo che ci circonda. È questa «la prima strategia ambientale» proposta dal cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, presidente di Caritas internationalis, che venerdì mattina, 2 maggio, ha aperto in Vaticano il seminario di lavoro congiunto delle Pontificie accademie delle scienze e delle scienze sociali sul tema: «Umanità sostenibile. Natura sostenibile. La nostra responsabilità». Nella sede della Casina Pio I V, fino a martedì 6 maggio, studiosi di tutto il pianeta si stanno confrontando sull’argomento. Nella giornata inaugurale sono intervenuti, tra gli altri, il paleontologo Yves Coppens, gli economisti Partha Dasgupta, Joachim von Braun e Jeffrey Sachs, il demografo Gérard-François Dumont e il premio nobel per la chimica Paul Crutzen.
Della necessità di educare al rispetto dell’ambiente ha parlato anche il presidente della Pontificia accademia delle scienze Werner Arber, che ha tenuto una relazione sull’evoluzione umana. A partire dalla consapevolezza che «non esistono problemi ambientali individuali, ma una vasta serie di problemi interconnessi», gli scienziati intervenuti hanno sottolineato come alcuni di questi problemi si stiano già presentando oggi, mentre altri sono potenziali rischi per il futuro, che si manifestano su scale diverse e procedono a differenti velocità. Del resto, il dibattito contemporaneo su tali questioni dura ormai da decenni. Da una parte, vi sono prove convincenti che ai tassi di sfruttamento attuale il cosiddetto “capitale naturale” (falde acquifere, zone di pesca oceaniche, foreste tropicali, estuari, acquitrini, e la stessa atmosfera) molto probabilmente muterà in peggio. D’altra parte, però, le tendenze del consumo di cibo, dell’aspettativa di vita, e del reddito registrato nelle regioni attualmente ricche e in quelle che stanno per diventarlo, sembrano indicare che la scarsità di risorse non ha ancora registrato effetti allarmanti. Vi sono quindi preoccupazioni condivise dalla gente riguardo alle emissioni di carbonio e alla perdita di biodiversità che coinvolgono regioni, nazioni e continenti; e anche riguardo alla riduzione della disponibilità di legna da ardere, acqua potabile, risorse costiere e prodotti boschivi. Tuttavia “i problemi ambientali” e “le prospettive future” vengono intesi in maniera diversa. Il comune denominatore appare la centralità dell’uomo, tanto che la nostra epoca attuale è stata denominata “antrop o cene”. Del resto, nel ventesimo secolo la popolazione mondiale è cresciuta di 4 volte (raggiungendo gli oltre 6 miliardi), la produzione mondiale di 14 volte, quella industriale è aumentata di 40 volte e l’utilizzo dell’energia di 16, la quantità di pesce pescato è aumentata di 35 volte, le emissioni di carbonio e biossido di zolfo di 10 volte. Ha commentato in proposito il cardinale Rodríguez Maradiaga: «L’essere umano si presenta come un gigante tecnico, ma come un bambino etico. È indiscutibile il suo potere sui mezzi, sia in termini di capacità tecnica, sia di conoscenza scientifica». Eppure — è la sua critica — si assiste a una progressiva “disumanizzazione”, con conseguenze su tutto il mondo circostante. Il progresso delle società post-industriali, basato sul consumismo e sul rapido aumento dei benefici, ha portato a un grave squilibrio ecologico: eccessivo consumo di materie prime non rinnovabili, inquinamento acustico e dell’aria; scomparsa di specie animali e di piante. Tutto ciò a sua volta produce «profondi squilibri sociali ed economici», per cui il futuro dell’habitat naturale dipenderà dalle capacità di scienziati, politici, filosofi, teologi, sociologi e psicologi; ma soprattutto, ha avvertito il porporato, dalla nostra capacità di rendere più umane le nostre relazioni quotidiane. Ecco allora l’auspicio di un’educazione che promuova valori in grado di modellare un’azione armoniosa, pacifica, democratica e giusta, basata sul rispetto degli altri e dell’ambiente circostante.

© Osservatore Romano - 2-3 maggio 2014