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bimbo-allattatoLa dura condanna della maternità per conto terzi è diffusa nel movimento per le donne in Europa: una ribellione contro l’abuso del loro corpo ridotto a contenitore di figli su ordinazione.

Non è certo una coincidenza, o tan- to meno il risultato di una deci- sione presa a tavolino. Movimen- ti e associazioni, ong di donne e militanti singole o variamente rag- gruppate, in tutti i continenti si so- no ritrovati spesso in un percorso comune per un obiettivo condiviso: il contrasto al- l’utero in affitto, senza se e senza ma. È la schiavitù della donna all’ultimo grido, u- na delle forme più evolute di sfruttamen- to del suo corpo, mascherata dal falso di- ritto di avere bambini a ogni costo, anche su commissione. Capofila della protesta in Europa è senza dubbio la Swedish Women’s Lobby, la «Lobby delle donne svedesi», che dal 1997 raccoglie circa quaranta organizzazioni al- lo scopo di migliorare la situazione della donna in Svezia. È un gruppo di pressione esplicitamente femminista, che si basa su due piattaforme programmatiche interna- zionali: la Convenzione Onu sull’elimina- zione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), e la piattaforma di azione della Conferenza Onu sulle don- ne a Pechino, del 1995. È molto attiva an- che a livello europeo, dove coordina la Eu- ropean wom en’s lobby, la «Lobby delle donne europee», che raccoglie più di due- mila organizzazioni, con l’obiettivo della piena uguaglianza di genere e della tutela dei diritti delle donne nell’ambito delle po- litiche istituzionali europee. Nel 2011 a Stoccolma la Lobby delle don- ne svedesi, insieme ad altre organizza- zioni, ha lanciato la campagna «Femi- nist no to surrogacy»: «Una campagna in- dipendente dal punto di vista religioso e po- litico, con una posizione forte, su base fem- minista, contro la maternità surrogata», a sostegno della risoluzione del Parlamento europeo, adottata nello stesso anno, che condannava la gravidanza conto terzi, de- finendola uno sfruttamento del corpo del- le donne. Il giudizio della Lobby è netto: «Bisogna mettere fine all’industria della maternità surrogata che riduce il corpo del- le donne a un contenitore. Se si aprono le porte alla maternità surrogata, comunque sia regolata, i bambini saranno visti come merce, e le donne come contenitori». Dalla Federazione di sinistra delle donne svedesi a quella delle Associazioni delle im- migrate, passando per le Verdi e per le Don- ne del Consiglio ecumenico svedese, in- cludendo pure associazioni di professio- niste: non è rimasto fuori nessuno nel pa- norama delle donne che hanno condiviso una posizione di condanna forte nei con- fronti della gravidanza su commissione, considerata unanimemente una pericolo- sa minaccia per la libertà e la dignità di tutte. Molto interessante il documento con cui, in modo più articolato, la Lobby ar- gomenta a proposito. Il lessico è chiaro, le espressioni secche, a tratti corrosive, scelte per denunciare senza ambiguità la mater- nità conto terzi, definita come «un com- mercio globale dei corpi delle donne». Potrebbe sembrare paradossale che u- na protesta così robusta sia sorta in un Paese in cui la maternità in affit- to non è legale, e quindi non ci sono di- vieti a cui opporsi. Ma l’allarme nasce dal dibattito pubblico che in Svezia, come in altri Paesi, tende ad aprire comunque nuovi spazi per questa pratica: le donne svedesi in particolare denunciano la po- sizione assunta dallo Swedish medical- ethical Council che, sollecitato dal mi- nistero della Giustizia, ha prodotto un re- port sul tema, con un giudizio (a mag- gioranza) positivo sulla surroga, propo- nendo percorsi possibili anche in Svezia. La Lobby ha reagito con durezza, spie- gando come non sia possibile, concreta- mente, parlare di «maternità surrogata altruistica», cioè senza pagare le donne, distinguendola da quella commerciale, dove invece il compenso è previsto e- splicitamente. «L’esperienza di altri Pae- si dove la gravidanza altruistica su com- missione è legalizzata, come Gran Bre- tagna, Olanda e Stati Uniti, mostra che, una volta consentita l’altruistica, subito segue quella commerciale ». Dopo aver denunciato le condizioni di sfruttamento e schiavitù in cui di fatto vivono le donne dei Paesi terzi che ac- cettano di diventare madri su commissio- ne per i ricchi occidentali, le svedesi riba- discono che nel dibattito è del tutto assente la prospettiva dei diritti umani fonda- mentali, primo fra tutti quello all’integrità del corpo, che deve avere il primato rispetto a quello di «avere bambini, che non è un diritto umano, ma che è trattato come ta- le nel discorso sulla surroga». La Lobby del- le donne svedesi chiama il governo a un di- vieto totale della maternità conto terzi: «Stiamo assistendo a un trend che va ver- so lo smantellamento di questi diritti fon- damentali, a favore del desiderio e della volontà degli individui di diventare geni- tori in nome della propria personale sod- disfazione». E conclude «avere un approc- cio femminista alla maternità in affitto si- gnifica rifiutare l’idea che le donne siano usate come contenitori, e che le loro capa- cità riproduttive possano essere comprate. Il diritto all’integrità del proprio corpo non dovrebbe mai essere negoziato da qualsi- voglia forma di contratto. A prescindere dalla regolamentazione o dalla natura del contratto, resta sempre un commercio dei corpi delle donne e dei bambini. Il focus del dibattito sulla gravidanza conto terzi deve essere quello dei diritti delle donne e dei bambini, e non l’interesse dell’acquirente».

Assuntina Morresi

© www.avvenire.it - 6 marzo 2014