di GIUSEPPE RACITI* Evangelii gaudium, la gioia del Vangelo, è, come noto, il titolo del documento programmatico del pontificato di Francesco, nel quale si afferma l’urgenza, il contenuto e lo stile che deve avere la nuova evangelizzazione, o evangelizzazione nuova come alcuni preferiscono. In realtà, non si tratta di una mera questione linguistica perché della necessità di una nuova evangelizzazione ne avvertiva già l’esigenza pressante PaoloVIche nel 1975 promulgava la Evangelii nuntiandi, ricordando alla Chiesa tutta che essa esiste per evangelizzare e non per altro.
L’evangelizzazione è la vita della Chiesa. Si tratta proprio del dinamismo interno che regola la vita stessa della Chiesa, della sua giovinezza, poiché nuovi figli giungono solo per l’adesione al Vangelo tramite la fede. La Chiesa infatti non cresce per proselitismo, come ricorda Papa Francesco (cfr. Evangelii gaudium, 14). Questo dinamismo è così sin dai tempi più remoti, dalle origini della Chiesa. Leggiamo, infatti, negli At t i degli apostoli, che all’annunzio apostolico alcuni si sentirono trafiggere il cuore e si posero la domanda: e noi cosa dobbiamo fare? (cfr. At t i degli apostoli, 2, 37). La risposta della Chiesa di tutti i tempi è la stessa ancora oggi. Il battesimo è la risposta a una domanda, suscitata nella persona dall’annunzio del Vangelo e non viceversa. La pastorale ecclesiale degli ultimi decenni però, nonostante tutti i proclami e gli slogan circa la necessità di passare da una pastorale sacramentale a una pastorale di evangelizzazione, resta purtroppo, nella maggior parte dei casi, ancorata a una pastorale di sacramentalizzazione, poco missionaria e molto ecclesiocentrica. Sarà comunque con il pontificato di Giovanni Paolo II che si conierà il lemma «nuova evangelizzazione», che, al di là di uno slogan, voleva essere nella mente del Papa la constatazione che in Europa occorreva, e occorre, ri-evangelizzare. La nuova evangelizzazione lanciata da Giovanni Paolo II non aveva soltanto l’obiettivo di una rinnovata evangelizzazione ma, come risulta evidente dal modo in cui lo stesso Papa la descrisse, essa doveva essere nuova non nei contenuti, che sono immutabili (come già affermato da Giovanni XXIIInel discorso di apertura del concilio Vaticano II), quanto piuttosto nei linguaggi, nei metodi e nell’ardore, in altri termini nei “rivestimenti” di questa dottrina, come diceva Papa Roncalli. In verità, si deve ricordare che questa nuova necessità per la Chiesa di impegnare le proprie energie per la nuova evangelizzazione è stata avviata dal pontificato di Benedetto XVIche non solo ha convocato il sinodo dei vescovi sul tema, da cui prenderà il via la Evangelii gaudium, ma costituisce in seno alla Curia romana il nuovo dicastero per la promozione della nuova evangelizzazione. Ciò che però contraddistingue l’evangelizzazione di Francesco è che essa, nella sua prima fase, sarà tale solo e nella misura in cui il Vangelo, ascoltato e accolto, diventa fonte di gioia. L’evangelizzazione con Papa Francesco diventa “fascino” più che cose da dire, “attrazione” più che proselitismo. In altri termini è la forza della «città sopra il monte» che di per se stessa non può rimanere nascosta (cfr.Matteo, 5, 14) e che dunque è vista da tutti, o della luce che non si mette sotto la coperta, ma sopra il lucerniere (cfr. Matteo, 5, 15), la quale possiede da se stessa la capacità di illuminare, indipendentemente da colui che vuole o non vuole farla risplendere: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro celeste» (Matteo, 5, 16). La gioia del Vangelo dunque accolta nella vita del credente diventa «una gioia missionaria» (Evangelii gaudium, 21) che si autocomunica da se stessa con uno stile che propone e mai impone. I vescovi italiani avevano dedicato il decennio scorso, 2000-2010, alla comunicazione del Vangelo in un mondo che cambia. Con quel documento si voleva aprire un nuovo stile di approccio pastorale. Il Vangelo si comunica e la comunicazione comporta tutte quelle attenzioni di approccio che oggi lo stesso Pontefice descrive, con uno stile quasi da parroco del mondo, con consigli all’evangelizzatore. La nuova evangelizzazione richiede una nuova conversione pastorale per non lasciare più le cose come stanno. La prima conversione necessaria è quella di ritrovare la gratuità dell’annuncio che non comunica il Vangelo per fare proseliti e aumentare così le fila della Chiesa. La seconda conversione è quella di comprendere, come scrive Papa Francesco, che non siamo soli nell’opera di evangelizzazione e che essa non è questione di singoli, ma di comunità. L’evangelizzazione nasce da una comunità che annuncia e prosegue in una comunità che continuamente riceve e dona il Vangelo. La nuova evangelizzazione propugnata da Francesco, che vuole condurre la Chiesa per le vie del Vangelo in mezzo al popolo di Dio, deve fare passi decisi e coraggiosi se non vuole rimanere un semplice slogan pastorale.
*Parroco romano
© Osservatore Romano - 2 aprile 2014