Vedi la proposta di Papa Francesco: una modesta tassa di cinque euro da devolvere ai poveri "ogni volta che qualcuno ti chiama eccellenza". È un eccellente esempio di "tassa di scopo", sui pennacchi lessicali e morali che innalzano tante autorità, piccole e grandiFrancesco Bonini
Siamo ancora in pieno guazzabuglio fiscale, alle strette finali dell’approvazione della legge di stabilità. Non sappiamo ancora come e quando pagheremo un tributo molto rilevante come quello sulla casa. E il fatto è tanto più preoccupante perché da sempre è proprio sulla questione fiscale che si misura la qualità della democrazia.
Ma la leva fiscale può anche essere utilizzata in senso virtuoso. Senza colpire sempre i soliti noti, moltiplicando una pressione fiscale che è ormai intollerabile, per il combinato disposto dell’evasione, dell’elusione e delle iniquità, forse si potrebbe identificare un nuovo campo d’imposizione, quello sull’ignoranza.
Una “tassa sull’ignoranza” esiste da tanto tempo e ha un gettito rilevantissimo. Sono le varie forme di lotteria, con tutti i derivati giochi d’azzardo legali, apparentemente più o meno innocenti. È un tributo pagato volontariamente, malgrado la probabilità di vincita statisticamente bassissima. E per di più è un tributo regressivo, perché incide in misura tanto maggiore quanto minore è il reddito dello scommettitore.
Ma forse si possono immaginare forme più eque.
L’elemosiniere della curia romana, monsignor Konrad Krajewski ha riferito di una proposta di Papa Francesco: una modesta tassa di cinque euro da devolvere ai poveri “ogni volta che qualcuno ti chiama eccellenza”. È un eccellente esempio di “tassa di scopo”, sulla vanagloria e sui pennacchi lessicali e morali che innalzano tante autorità, piccole e grandi. È una variante intelligente di tassa sull’ignoranza, per colpire tutti coloro che fondano la loro identità sull’apparenza, la pompa. Quando poi, e sarebbe una tassa con un’aliquota più elevata, non colpisse titoli millantati, anche senza effetti penali rilevanti, le tante inutili vanterie fondate sul vuoto più spinto, che popolano i nostri rapporti sociali. E molto potrebbe fruttare una variante di questo tributo sociale, una bella tassa sul copiato, cartaceo o digitale che sia.
Un’altra eccellente variante equa e progressiva di tassa sull’ignoranza è poi quella sugli errori e i tic linguistici. Molto più di cinque euro dovrebbe valere l’orribile qui con l’accento, che ormai dilaga, il pessimo “status quo”, che impazza, segno di un latino sempre più maltrattato e il gravissimo un altro con l’apostrofo. Un’altra bella sanzione meriterebbe il “piuttosto che” coordinante disgiuntivo, come tante altre brillanti trovate alla moda, che hanno vita breve, ma producono effetti devastanti sulla nostra povertà linguistica.
Che è un ulteriore segno di una serpeggiante decadenza dei nostri stili di vista, cui è ormai il tempo di reagire.
Già, perché il gettito certamente rilevante di “tasse sull’ignoranza” eque e progressive, non dovrebbe certamente finire nel calderone del finanziamento di privilegi, parassitismi e inefficienze, che abbiamo tutti sotto gli occhi, ma ad investire in istruzione, già proprio quella nozionistica. Senza illusioni, ma con convinzione.
© www.agensir.it - 3 dicembre 2013