Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa etica
la pira giorgio«A Firenze Giorgio La Pira viene chiamato il “sindaco santo”. E a voi, sindaci d’Italia, proprio questo aspetto interessa». In attesa dell’incontro con Papa Francesco nella Sala Clementina, il cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze, ha riproposto agli amministratori le linee fondamentali dell’impegno politico di La Pira. Mettendo in evidenza che il servizio di questo indimenticato politico cristiano, che fu a lungo sindaco di Firenze, non è stato qualcosa di stravagante o appartenente al passato. È invece una attualissima lezione che ha tantissimo da dire ancora oggi a quanti hanno scelto di svolgere il servizio di amministratori pubblici.
Ricordando la testimonianza di Fioretta Mazzei, che fu stretta collaboratrice di La Pira nell’amministrazione cittadina, il cardinale Piovanelli ha subito spiegato che «La Pira amò tanto essere sindaco di Firenze, e soltanto di essa, vivendolo come una consacrazione, come un fatto definitivo; quasi una missione ricevuta dal suo popolo, come i re d’Israele ricevevano l’unzione dei profeti; e qualunque fosse l’alternanza degli avvenimenti il fatto restava sempre; il suo destino era scritto nel destino di Firenze stessa; sapeva di esprimerne l’anima». Fino a dire di aver capito «che il cristianesimo è storia e geografia». La Pira, ha proseguito il cardinale, «amava definirisi venditore ambulante di speranza». Eletto nel 1946 deputato alla Costituente, «contribuirà a dare precisa definizione a quei pilastri essenziali dell’ordine sociale che sono gli enti sociali originari entro i quali è organicamente inserita e ordinariamente si sviluppa, nel suo cammino ascensivo verso i supremi valori interiori, la persona umana». Per lui, dunque, il valore della persona viene prima di tutto. E poi sul suo impegno politico è molto chiaro, fino a scrivere che il suo stile va «preso com’è: il Signore lo sa, egli mi ha sempre posto in condizioni che non alterino la fisionomia essenzialmente orante e contemplativa della mia vita». Da sottosegretario al ministero del lavoro si impegna in prima linea contro la disoccupazione. Una battaglia proseguita poi da sindaco di Firenze. Infatti, ha rilevato il cardinale Piovanelli, nella concezione di La Pira l’amministrazione era l’o rg a -no competente «a soddisfare i bisogni più urgenti degli umili, avviando a soluzione i problemi dei più poveri della città, a potenziare l’attività industriale, agricola, commerciale e finanziaria, a far diventare Firenze un centro di valori universali». Così era divenuto normale, ha detto il porporato, che i poveri e i disoccupati si rivolgessero sicuri e fiduciosi al sindaco. Ma «la sua amministrazione non era un’opera assistenziale», perché il suo scopo era restituire ai cittadini «il sapore perduto della comunità». Con competenza in politica e in economia, La Pira partiva dall’occupazione, dall’uomo e non dal denaro. E non aveva obiettivi personali o di parte. Ma cosa dice oggi il sindaco La Pira ai sindaci d’Italia? Li invita anzitutto, ha spiegato il cardinale, a «custodire il sogno di aiutare la crescita di una città in cui le persone si aiutano a risolvere i problemi di tutti i giorni». Ricorda, poi, che «occorre cominciare dagli ultimi e rispondere all’attesa della povera gente», con uno sguardo alle periferie, alle questioni della casa e del lav o ro . La Pira dice inoltre di non perdere la speranza: non a caso aveva scelto come proprio motto l’e s p re s -sione di san Paolo In spem contra spem. E dice anche la verità che «il cristiano è un uomo libero« e «risponde solamente al Vangelo». Ebbe infatti ad affermare: «Il Vangelo parla chiaro. Nella scelta fra i ricchi e i poveri; fra i potenti e i deboli; fra gli oppressori e gli oppressi; fra gli occupati e i licenziati; fra coloro che ridono e coloro che piangono; la nostra scelta non ha dubbi: siamo decisamente per i secondi». E ai sindaci di oggi, ha concluso il cardinale, La Pira dice pure che l’unica «strada per l’umanità è il sentiero della pace indicato del profeta Isaia: le spade diventino aratri».

© Osservatore Romano - 6 aprile 2014