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denaro-1di PAOLO BROCATO
SAN SALVADOR, 9. I vescovi di El Salvador hanno espresso preoccupazione per l'effetto che la crisi del debito degli Stati Uniti può avere sull'economia del Paese centroamericano. "Ci preoccupa molto questa situazione, che non è nuova e già si aggiunge a una crisi economico-finanziaria globale", ha sottolineato l'arcivescovo di San Salvador, José Luis Escobar Alas.
Il presule ha ricordato che l'agenzia Standard&Poor's (S&P) ha deciso, venerdì scorso, di declassare il rating degli Stati Uniti. Per la prima volta nella storia, Washington perde la tripla A, simbolo di garanzia assoluta, e scende al livello di AA più. In un comunicato l'agenzia ha motivato tale decisione indicando "rischi politici" e ritenendo "breve" il piano per ridurre il disavanzo nell'arco di dieci anni, anche alla luce delle riforme fiscali richieste.
"Noi - ha ricordato il presule - siamo partner commerciali e stiamo attuando un cammino di coesistenza molto stretta con gli Stati Uniti. Questa crisi può divenire un'occasione per tentare di superare le non poche difficoltà che sta patendo l'economia salvadoregna". L'economia di El Salvador, che è agganciata al dollaro dal 2001, subisce gli andamenti di tale divisa e dipende dai contributi degli Stati Uniti, che, nel primo semestre di quest'anno, hanno raggiunto 1.813,5 milioni di dollari, 4,3 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2010.
Secondo l'arcivescovo di San Salvador, l'attuale situazione deve indurre a una "profonda riflessione" sul sistema economico-finanziario del Paese per ricercare ulteriori, efficaci misure soprattutto sul versante dello sviluppo. L'economia è uno degli ambiti in cui i cambiamenti si verificano con maggiore evidenza e rapidità: infatti, il progresso scientifico e la sua applicazione tecnica vengono massicciamente sfruttati al fine di produrre e distribuire beni e servizi materiali. In questo contesto però si sviluppano anche gli inconvenienti più manifesti e preoccupanti: il "permanente fenomeno della disoccupazione e delle forme antiche e nuove di povertà", l'inquinamento ambientale, l'intreccio perverso fra interessi economici e decisioni politiche e, anche se in modo meno immediatamente avvertibile ma non meno grave, l'induzione artificiosa di bisogni e di modi di vita che corrompono il comune patrimonio culturale ed etico. È necessario allora - ha ribadito il presule - che i fenomeni negativi siano fatti oggetto di una puntuale e vibrata denuncia per richiamare l'attenzione e scuotere la coscienza collettiva e di quanti hanno particolari responsabilità al riguardo. Non meno necessaria è però l'esortazione a perseguire le mete ideali, che sono rappresentate dai diritti universali e dai valori e principi morali fondamentali. In tal modo si contribuisce ad alimentare il carattere dinamico e prospettico della stessa coscienza morale.
L'arcivescovo ha richiamato a divenire "consapevoli dell'importanza di progredire ulteriormente in modo autonomo, indipendente", affinché, nel caso venissero meno gli aiuti esterni di cui il Paese ha bisogno, non si "rimanga inattivi e prostrati". Di qui l'urgenza di creare posti di lavoro per dinamizzare l'economia e l'importanza di creare un "ambiente e una cultura dello sviluppo per garantire una crescita sostenuta nella nazione, indipendentemente da ogni aiuto esterno". Certo - ha osservato Escobar Alas - l'attuale situazione dell'economia internazionale è caratterizzata da una sempre maggiore interdipendenza tra le economie dei singoli Paesi e, al tempo stesso, da un accentuato sviluppo delle forze di mercato, che si accompagna a una progressiva riduzione del ruolo dei meccanismi di regolazione economica internazionale. I cambiamenti di questi ultimi tempi pongono l'economia mondiale di fronte "a prospettive di grande speranza per uno sforzo comune di diffusione dello sviluppo economico", ma aprono anche una fase di grande incertezza e di possibili involuzioni per l'oggettivo pericolo di un ritmo dei nazionalismi politici e dei protezionismi economici.
Il fatto che viviamo in un'epoca di progressiva interdipendenza economica non implica automaticamente un'evoluzione verso l'integrazione, nell'economia internazionale, delle ragioni della solidarietà e dello sviluppo globale, dell'etica. In un quadro di interdipendenza, gli effetti del comportamento di ciascuno, e di ciascuna nazione, si trasmettono sugli altri e gli effetti del comportamento degli altri si trasmettono sul proprio. Ma anche se ciascuna nazione è consapevole di tale circostanza, ognuna però tende a comportarsi e ad agire secondo i propri specifici interessi.
Allora per garantire una diffusione internazionale dello sviluppo economico - ha concluso l'arcivescovo di San Salvador - è necessaria un'integrazione internazionale, ossia una situazione in cui le nazioni si comportino in modo coordinato e secondo una logica di cooperazione, in forza della quale accettano di riconoscere le reciproche potenzialità di partecipazione responsabile allo sviluppo mondiale. È necessario pertanto che i vari popoli siano effettivamente in condizione di potersi inserire con ruoli attivi nel processo dello scambio internazionale.

(©L'Osservatore Romano 10 agosto 2011)