Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa etica
di Chris Bain
direttore di Cafod La Catholic Agency for Overseas Development (Cafod), agenzia cattolica per lo sviluppo estero, è stata istituita dai vescovi dell'Inghilterra e del Galles nell'ottobre 1962.

Sullo sfondo del concilio Vaticano II, e ispirati dalle pioniere cattoliche che due anni prima avevano dato inizio alle giornate di digiuno quaresimale per la famiglia, i vescovi diedero mandato alla Cafod di lavorare per la giustizia e lo sviluppo umano come espressione tangibile della solidarietà e della compassione della comunità cattolica verso i fratelli e le sorelle in alcune delle comunità più povere del mondo.
 Cinque anni dopo, nel 1967, Papa Paolo VI ci ha dato la sua storica enciclica Populorum progressio, sullo sviluppo dei popoli. Nel corso degli anni tale documento ha guidato la visione e la missione della Cafod e ha aperto la strada alle successive encicliche relative allo sviluppo, Sollicitudo rei socialis e, più di recente, Caritas in veritate, che continuano a plasmare il nostro lavoro e a sostenere il nostro atteggiamento di collaborazione.
Radicati nella nostra tradizione di fede cattolica, nella scrittura e nella ricchezza della dottrina sociale della Chiesa, abbiamo lavorato insieme ai nostri partner locali in Africa, in Asia e in America latina, dinanzi a grandi catastrofi naturali e a eventi globali sconvolgenti. Il lavoro della Cafod è cresciuto in modo consistente in questi ultimi cinque decenni, con 43 milioni di sterline spesi direttamente, lo scorso anno, per i nostri programmi di sviluppo internazionale e di assistenza nelle emergenze.
Una parte importante del nostro lavoro in Inghilterra e in Galles viene svolta con i giovani nelle scuole e nelle parrocchie e consiste nel suscitare consapevolezza ed educare le persone di modo che possano trasformare la propria fede in azione. Sempre consapevoli dell'esistenza di strutture ingiuste, abbiamo anche svolto campagne per cambiare i sistemi che mantengono la gente nella povertà. Siamo stati sempre incoraggiati dalla voce profetica della Chiesa, che chiede un mondo diverso, un mondo che anticipi il Regno di Dio. Il nostro lavoro è reso possibile dalla passione e dall'impegno di centinaia di migliaia di sostenitori in Inghilterra e in Galles, che ci forniscono due terzi delle nostre entrate; dai religiosi e dalle religiose, molti dei quali collaborano con noi sul campo; ma specialmente dalla famiglia mondiale di Caritas - 165 agenzie in tutto il mondo - che vive l'impegno della Chiesa per i poveri. Uniti nella nostra visione di "un solo mondo", che è anche il nostro motto, e guidati dalla speranza, dalla compassione, dalla solidarietà e dall'amore per la presenza di Cristo in ogni nostro prossimo (Matteo, 25, 40), lavoriamo per un cambiamento duraturo, per lo sviluppo integrale della persona umana.
Molto è stato fatto negli ultimi cinquant'anni: abbiamo risposto alle principali emergenze, assumendo spesso la guida nel coordinamento di tale risposta, a nome della rete di Caritas, in luoghi come l'Etiopia, il Darfur, lo Sri Lanka. Abbiamo sostenuto programmi di sviluppo a lungo termine, per esempio per i piccoli agricoltori, i piccoli progetti commerciali, la cura delle persone affette da Hiv, la fornitura di acqua e di servizi sanitari. Abbiamo esercitato pressione sui Governi e le istituzioni internazionali rispetto a temi quali l'iniquità delle norme commerciali internazionali o la cancellazione del debito delle nazioni più povere. Ritengo che, se Cafod può essere un agente del cambiamento necessario per far fronte alla povertà e all'ingiustizia, è perché la nostra visione, la nostra fede e i nostri valori evangelici sono parte integrante dell'organizzazione e della formazione del nostro personale e dei nostri volontari.
Questo cinquantesimo anniversario è stato un'occasione per fare un bilancio, per rendere grazie, per guardare alle molte realizzazioni del passato e chiedere la benedizione di Dio per il nostro lavoro negli anni a venire. A ogni modo rimangono delle sfide immense. A livello globale, i cambiamenti climatici e la crisi economica mondiale. Ci sono però anche tre sfide fondamentali, che ogni comunità povera deve affrontare: la mancanza di acqua, di cibo e di energia, aggravate dalla persistente impotenza e dalla mancanza di educazione. La scorsa estate mi sono recato a Kitui, nel Kenya centrale, con l'arcivescovo di Southwark Peter David Gregory Smith, dove negli ultimi otto anni la gente ha vissuto la siccità in diverse forme. Ho conosciuto Margaret, contadina con quattro figli, che ha parlato del dolore che le causava la mancanza di raccolto e la necessità di dover dipendere dal cibo distribuito dal Governo. Ha raccontato che la sua famiglia in passato possedeva capre, asini e perfino un bue, ma che erano tutti morti e non avevano potuto sostituirli. Ha spiegato che la sorgente d'acqua era lontana mezzo miglio, ma che con la grave siccità dell'ultimo anno questa distanza era diventata di quattro miglia. Non può permettersi il centro sanitario locale, e quindi si reca a una clinica cattolica che dista un'ora di cammino. E non può nemmeno permettersi di mandare i figli a scuola.
Non sono tempi facili per i nostri fratelli e sorelle come Margaret, nella metà più povera del mondo. Le Nazioni Unite stimano che dal 2008 altre cento milioni di persone sono state trascinate nella povertà estrema a causa della recessione globale. Più di ottocento milioni di persone ancora non hanno accesso all'acqua potabile. Il numero di quanti non dispongono di servizi sanitari adeguati è di tre volte superiore. E, come spiega la nuova campagna della Cafod "Hungry for Change", quasi un miliardo di persone ogni sera va a letto affamato. Quindi, in questo giubileo d'oro, mentre guardiamo in avanti ai prossimi cinquant'anni, veniamo spronati dalle sfide della disuguaglianza e dell'ingiustizia a continuare a leggere e a rispondere ai nuovi segni dei tempi e a essere solidali con quanti tra noi hanno bisogno d'aiuto. Lo facciamo, ispirati dall'Anno della fede, e rinnoviamo il nostro impegno a cercare un mondo in cui ogni persona umana possa prosperare e vivere nella sicurezza e nella dignità; un mondo in cui Cafod magari non abbia più motivo d'esistere.



(©L'Osservatore Romano 21 novembre 2012)