Rassegna stampa etica

Quo vadisLa Chiesa pacifista è scesa in guerra in occasione della Festa della Repubblica celebrata il 2 giugno. Uno degli ufficiali più alto in grado di queste milizie ireniche è Mons. Francesco Savino, vicepresidente della Cei. Il  casus belli è stato il seguente: i cappellani militari non dovevano sfilare nella parata militare sotto gli occhi del presidente della Repubblica.

Mons. Savino ha rilasciato queste dichiarazioni all’Ansa e a Repubblica: «L'articolo 11, che ripudia la guerra, resta una delle espressioni più alte della nostra storia democratica […]. In questa prospettiva, ritengo che la presenza dei cappellani militari non vada valorizzata nella cornice delle parate, quasi fosse parte dell'apparato celebrativo delle armi. La loro missione, nel suo senso più profondo, è altra: accompagnare umanamente e spiritualmente le persone in uniforme, custodire la coscienza, ricordare il valore inviolabile di ogni vita, portare una parola di pace […]. Conosco tanti cappellani militari, […] non poche volte raccolgo le loro confidenze e con esse la loro amarezza per trovarsi spesso fra due fuochi: quello di chi li vede custodi sacri del 'Signore degli eserciti' e chi invece li vede traditori del messaggio del vangelo della pace. La loro missione, quando è vissuta evangelicamente, non è benedire le armi, ma custodire le coscienze. Il punto non è metterli in discussione, ma sottrarli a ogni equivoco celebrativo». In sintesi il pensiero di Mons. Savino è il seguente: da lodare il ruolo del cappellano nelle forze armate, ma guai ad associare questo ruolo alla guerra, perché ogni guerra è da ripudiare.

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