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Mentre il nostro Paese è immerso nelle beghe della campagna elettorale, in Africa, in Nigeria 500 persone, cristiane sono letteralmente fatte a pezzi a colpi di machete, ma quello che fa più rabbia è che interessa a pochi, i soliti, a quelli come me che sono sensibili a questo genere di notizie. Nessuno si solleva, manifesta, sciopera, neanche i cattolici si scaldano più di tanto. Perchè non dedicare le Vie Crucis che si fanno in questo periodo proprio a questi morti. In fondo nemmeno i cattolici conoscono veramente le dimensioni della persecuzione alla Chiesa. Del resto non è la prima volta che i cristiani sono perseguitati e magari uccisi. Sono vicende che non riescono a bucare le cronache dei giornali, l'ho scritto più volte. Sui mass media la censura delle persecuzioni contro i cristiani, scrive Antonio Socci continua in modi nuovi.  E' un continuo ripetersi di tragici fatti, in India, in Pakistan, in Iraq, in Egitto, dappertutto uomini e donne, bambini discriminati e fatti fuori perchè cristiani. Occorre che scorra sangue cristiano – come l’anno scorso, proprio in India, nello stato dell’Orissa, con i feroci pogrom di fondamentalisti indù contro i cristiani – perché i perseguitati cristiani possano essere un po’ considerati dai nostri mass media.

 Ma anche quando la notizia riesce ad arrivare, i nostri giornali non sono chiari, qualcuno riesce a darla in maniera precisa, come ha fatto il Corriere della Sera,  raccontando i massacri, per il recente macello in Nigeria. Non così ha fatto l'Unità e Repubblica, che sono molto vaghi ed evasivi, con titoli: “Nigeria. Oltre 100 morti in disordini tra musulmani e cristiani”. Oppure “Nigeria, massacro infinito tra cristiani e musulmani”. Una mattanza di cristiani, perpetrata a freddo, diventa un generico “disordine” dove non sembrano esserci né vittime né carnefici. (Antonio Socci, Se 500 cristiani macellati non fanno notizia, 9.3.2010 Libero).

 In pratica si confonde vittime e carnefici. Anzi L'articolo di Guido Rampoldi su Repubblica, ha fatto molto di più. Ha realizzato un reportage dove si rappresentano i cristiani (soprattutto loro) nella parte dei feroci carnefici. Rampoldi parte da due mesi fa quando vi è stato un assalto di cristiani con vittime musulmane. E' notorio che la Nigeria sia un paese diviso a metà fra cristiani e musulmani e che molti cristiani abbiano cominciato a rispondere alla violenza con la violenza, è purtroppo vero. E le violenze sono tutte egualmente da condannare: i vescovi cattolici infatti non si stancano di implorare i fedeli di non rispondere agli attacchi con le armi. Ma la scelta di Repubblica è davvero singolare, perché il fatto del giorno, secondo le più elementari leggi del giornalismo, è l’eccidio di cristiani avvenuto a Doko Nahawee e non farli passare come sanguinari sterminatori.  Certo da qualche anno si è cominciato ad aprire gli occhi, Socci ricorda che quando, dieci anni fa, pubblicando il libro-denuncia sul martirio in corso dei cristiani (“I nuovi perseguitati”, edizioni Piemme), molti giornalisti, anche autorevoli direttori (in particolare ricorda Paolo Mieli), gli hanno confessato il loro stupore per un fenomeno che neanche avevano mai immaginato.  Tra l'altro in questi giorni è stata presentata, nel Parlamento italiano, una mozione, primi firmatari gli onorevoli Marinello e Pagano, sulla violazione dei diritti alla libertà religiosa in vari Paesi del mondo.  Ma ancora sono in molti a non comprendere o si fa finta di non comprendere, quello che sta succedendo in Africa: un vasto tentativo di islamizzazione da parte dei Paesi arabi che trova spesso un sorprendente alleato nella Cina interessata al petrolio. Connubio evidente in Sudan. Addirittura anche il genocidio del Sudan, dove il regime islamista del Nord per venti anni ha massacrato le popolazioni cristiane e animiste del Sud per imporre la sharia, facendo circa due milioni di vittime, può essere rappresentato come un generico scontro fra cristiani e musulmani, in quanto i cristiani col tempo hanno organizzato una loro resistenza al genocidio. Tuttavia per capire bene quello che succede in Sudan basta leggere una dichiarazione di Peter Hammond, direttore di Frontline Fellowship, intervistato da WorldNetDaily (27. 5. 2001): “Qualche tempo fa, la Corte Suprema sudanese ha stabilito che la crocifissione degli apostati, cioè di persone che erano musulmane praticanti e che si sono convertite al cristianesimo, è costituzionale. E questo (sudanese) è lo Stato che ha rimpiazzato quello statunitense nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite”. Sui mass media quello che si vuole evitare è che i cristiani appaiono come vittime, in pratica c'è un'establishment intellettuale dell’Occidente che pretende di vedere i cristiani sempre sul banco degli accusati e che non sopporta di riconoscerli come vittime. Un'élite intellettuale che ha avuto a cuore i Buddisti del Tibet, gli Ebrei della passata Unione Sovietica e i Musulmani di Bosnia, trova facile respingere l’idea che i Cristiani possano essere egualmente vittime.  L'editorialista Angelo Panebianco osserva che questo disinteresse per la persecuzione dei cristiani deriva da un atteggiamento farisaico secondo il quale non conviene parlare troppo delle persecuzioni dei cristiani se non si vuole alimentare lo «scontro di civiltà»; ... L'altra causa è la tesi dei fondamentalisti islamici o indù secondo cui il cristianesimo altro non è se non uno strumento ideologico al servizio della volontà di dominio occidentale sui mondi extra occidentali... Ne derivano il silenzio sulla libertà religiosa negata ai cristiani, soprattutto nel mondo islamico, e il disinteresse per le persecuzioni che in tanti luoghi subiscono. Infine c'è una sorta di illusione ottica che a molti fa temere di più i segnali di risveglio cristiano (del tutto pacifico) in Italia (e il Europa) che tante manifestazioni di barbarie religiosa altrove...»;  E' il solito pregiudizio anticristiano – soprattutto anticattolico –  che secondo Socci ha impedito finora di accorgersi di una clamorosa e dolorosa verità: che, cioè, i cristiani (e specialmente i cattolici), negli ultimi 50 anni, sono stati e sono il gruppo umano più discriminato del pianeta, perché sono perseguitati sotto tutti i regimi e a tutte le latitudini, mentre loro non perseguitano alcuna religione o ideologia, ma, anzi, con un esercito pacifico di missionari e opere di carità, aiutano tutti i sofferenti e i diseredati, dovunque, di qualsiasi credo o idea o etnia, senza nulla chiedere in cambio.  

Rozzano MI, 11 marzo 2010                                       
DOMENICO BONVEGNA