III Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

conversione-san-paolo.jpgLettera Apostolica in forma di Motu Proprio del Santo Padre Francesco “Aperuit illis”con la quale viene istituita la Domenica della Parola di Dio



O Dio, che hai fondato la tua Chiesa

sulla fede degli apostoli,
fa' che le nostre comunità,
illuminate dalla tua parola
e unite nel vincolo del tuo amore,
diventino segno di salvezza e di speranza
per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce.



PRIMA LETTURA (Is 8,23b-9,3)
Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.

Dal libro del profeta Isaìa

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Mádian.


SALMO RESPONSORIALE (Sal 26)
Rit: Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.



SECONDA LETTURA (1Cor 1,10-13.17)
Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.


Canto al Vangelo (Mt 4,23)
Alleluia, alleluia.
Gesù predicava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia.



VANGELO (Mt 4,12-23 (forma breve: 4,12-17))
Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.




Commento

"Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino".


La conversione ha alcune caratteristiche ben chiare.
Anzitutto comporta un cambio di direzione, interiore ed esteriore, anzi l'ebraico ha la parola "shuv", ritorno e cambio di direzione.
Il significato di ritorno è fondamentale e si rifà al pensiero biblico-rabbinico de "in principio" (Bereshit).

Bereshit è la parola che sta all'inizio del testo sacro (ripresa poi da Giovanni nel prologo); ha una funzione antropologica e pedagogica precisa: l'uomo è uscito puro dalle mani di Dio;
la conversione è quel movimento che riporta a questa condizione previa; la conversione ri-porta l'uomo a dialogare liberamente con Dio.
La conversione è dunque un movimento, un'azione teandrica, dove la sinergia tra la grazia, lo Spirito Santo e la collaborazione dell'uomo è costante.

Tuttavia questa conversione e questo ritorno sarebbero impossibili e imperfetti se Dio prima non si fosse rivelato all'uomo.
Se Egli prima non avesse preso l'iniziativa libera e gratuita di liberarlo dalla sua cecità.

Ancora bisogna notare che nessuno vuole essere liberato se prima non si accorge di essere schiavo.
Noi in questa schiavitù e cecità, spesso, ci stiamo bene e ci illudiamo di essere liberi.
Cristo, Luce del mondo, aiuta l'uomo proprio a capire questo nel più profondo di se stesso e gradualmente.
Pertanto la conversione è dinamica per natura propria proprio perché non è mai compiuta.
C'è sempre una zona del nostro cuore che necessita di essere illuminata e guarita dalla grazia dello Spirito.

Nessuno può dire dunque "sono convertito", ma più corretto è il dire, umilmente, "sto in un cammino di conversione".
Tale cammino costante non sempre è legato allo studio della teologia, alle pratiche di devozione o a pretese manifestazioni non ordinarie.
Anzi.
La teologia senza conversione è nozionismo rivestito da ipocrisia.
Le pratiche di pietà senza conversione sono una manto di spiritualità che riveste un cuore indurito.
Le manifestazioni non ordinarie, le visioni, i sogni, le locuzioni, i messaggi, ecc. senza la conversione sono un inganno sopraffino che non viene da Dio.
Come si discerne dunque se si sta camminando da "convertiti in conversione"?
Dall'obbedienza.
A Dio? Sì! Ma non solo. Troppo manipolabile. In nome di Dio ci si può illudere grandemente con il "vero per me", "io sento", "la mia coscienza", ecc.
Piuttosto obbedendo ai pastori legittimamente voluti da Cristo e al magistero della Chiesa.
Abbiamo detto "legittimamente"... non pastori simpatici, educati, colti, affabili, santi, impeccabili... o no!
La successione apostolica è l'unica garante oggettiva di una vera conversione.
Proprio quando spezza il nostro uomo vecchio e ci conduce per le strade dure ma preziose dell'umiltà.

Ma allora la nostra coscienza va messa in sordina? Silenziata? No!
Va, piuttosto, educata e spesso spezzata lucidamente.
Questo ti rende uomo. Virile.
Per non far torto alle nostre sorelle diciamo che la conversione si nutre di fortezza, che è un preziosissimo dono dello Spirito.
E la persecuzione non è tanto esterna alla Chiesa ma dentro la comunità.
È quella che misura il tuo grado di conversione.
Chi si costruisce una Chiesa alla fai da te e vive senza una comunità autenticamente riconosciuta rischia di illudersi e di sostenere un cammino che ha la parvenza della conversione ma che è una superbia ed una lussuria spiritualmente caldeggiata.
Una ubricatura di narcisismo vestita di spiritualità. Infatti nessun cammino vocazionale autentico fiorisce senza comunità.

Il Regno dei Cieli è Gesù e tutto quanto viene da Lui.
La conversione è quel moto che nasce nello Spirito Santo e continua nello Spirito Santo con la nostra costante collaborazione.
Se dunque la conversione è democratica nel senso che riguarda tutti, da chi scrive a chi legge, al Papa.
È pur vero che non è democratica nella sua realizzazione perché non parte dagli altri e non funziona se gli altri si convertono... no!

Funziona se io mi converto e imparo a spezzare il mio orgoglio e la malattia più terribile dell'anima: la superbia.
Spesso, tutto il resto, sono chiacchiere.

Un buon cammino comincia da questo passo, da questa certezza: ho bisogno di essere salvato e cambiare il cuore.
Un buon cammino continua con questa consapevolezza.

Salvatore

-> VD anche

TI AMO E TI ODIO MA, IN REALTÀ, NON VEDO CHI SEI




Contributo del Monastero del Sacro Cuore

docIII_Domenica_TO.doc

pptIII_DOM_TEMP_ORDINARIO_A.ppt



congregatione-clero

Citazioni di

Is 9,1-3: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abr1li.htm

1Cor 1,10-13.17: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9app0ja.htm

Mt 4,12-17: http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9asskdd.htm



Nella pagina del profeta Isaia viene presentato un avvenire di liberazione e quindi di grande gioia per tutta la Galilea, attraverso l’immagine della luce che squarcia le tenebre entro le quali il popolo cammina. Così il Vangelo, citando testualmente lo stesso passo del profeta Isaia, presenta Gesù come la luce che realizza tale profezia: Egli è la luce promessa venuta a squarciare le tenebre del peccato e a liberare l’uomo dall’oscurità in cui si è chiuso.

La luce diviene efficace veicolo per esprimere il coinvolgimento di Dio nella storia dell’uomo. Dio si manifesta come “La Luce” che dissolve le tenebre. La luce illumina e rischiara, dà contorno, definisce le cose, rende evidenti i colori, dà volume agli spazi. La luce, inoltre, rasserena e rincuora: trovarsi in un luogo illuminato permette di accogliere la realtà per quello che essa è e fa sentire più lieti e certi, più sicuri.

L’iniziativa che Dio prende nei confronti degli uomini, permette loro un rinnovato rapporto con la realtà: nella luce di Dio tutto assume un nuovo profilo, il profilo autentico e definitivo. Una luce che rasserena, rende forti, permette il disvelarsi del cosmo e dell’uomo. Ecco perché, dopo aver detto: «Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse», il testo aggiunge: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia».

Una gioia ed una letizia che divengono reali alla presenza di Gesù. Egli è quella luce da sempre promessa, venuta ad abitare in mezzo a noi, ed è la sua presenza fisica ad esprime l’avvento definitivo della luce.

La luce che rifulge segnala l’iniziativa di Dio, che compie il primo misericordioso e gratuito passo verso l’umanità ferita.

Questa dinamica si esprime attraverso la chiamata dei primi Apostoli da parte di Gesù. È Lui a sceglierli, con un invito che non lascia spazio ad equivoci: «Seguitemi!». Davanti all’improvvisa “irruzione” di Dio nello loro esistenza, essi sono invitati ad abbandonare le proprie reti, cioè ad affidarsi totalmente al Signore, per una nuova “pesca”, per un nuovo definitivo orizzonte. Proprio all’epilogo della sua vicenda terrena, nel Cenacolo, Gesù ricorderà ai suoi discepoli: «Non siete stati voi a scegliere me, ma io ho scelto voi».

La Parola di Dio questa domenica ci invita dunque a ricordarci che la nostra personale vocazione si fonda su una scelta originaria ed assolutamente gratuita  di Dio. L’invito che Egli ci rivolge è pertanto a deciderci per lasciarci conquistare o riconquistare da Lui, per una svolta definitiva della nostra esistenza.

Chiediamo dunque al Signore, per noi e per tutta la Chiesa, il dono di una vera conversione del cuore, che sappia accogliere Cristo come l’unica Luce da seguire, l’unica che dissolve realmente le tenebre, in noi ed attorno a noi.

Venerdì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Cleofa, discepolo di Gesù e martire

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