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Regni dunque la Regina

Perciò quando era qui con il corpo,
pregustava le primizie del regno futuro,
ora innalzandosi fino a Dio,
ora scendendo verso i fratelli mediante l'amore.
Fu onorata dagli angeli e venerata dagli uomini.
Le stava accanto Gabriele con gli angeli e le rendeva servizio, con gli apostoli, Giovanni, ben felice che a lui, vergine, fosse stata affidata presso la croce la Vergine Madre.
Quelli erano lieti di vedere in lei la Regina,
questi la Signora, e sia gli uni che gli altri
la circondavano di pio e devoto affetto.
(S. Amedeo di Losanna)

Regni dunque la Regina.
 

Discepolato


"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione." (Dal Vangelo del giorno - Lc 12,49-57)

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C'è una divisione, quella che viene dalla Verità e dall'azione dello Spirito, che porta la pace.
Quella vera, che non tramonta e che non è una tregua dalla tensione della guerra.
Non viene da un atto diplomatico o politicamente corretto.

C'è una divisione e una lotta che semina pace perché tocca le corde della verità dell'uomo e non dell'ipocrisia.
Gesù è giusto e corretto ma non politicamente corretto.
Dice ciò che deve dire e tace su ciò che non va detto.

Gesù, quando entra realmente nella tua vita, rompe la falsa pace che ti sei creato.
Gli accomodamenti, le ipocrisie, i vizi, le cattive abitudini, i borghesismi e le ideologie.
Egli porta guerra dentro di te ma, con questa guerra contro il peccato, ti porta alla pace.
Quella che nessuno può toglierti.

Il desiderio di Cristo, la "sua angoscia", è che tu la smetta di prenderti in giro, di fuggire, di raccontarti delle storie incolpando altri, la storia, le persone, ecc... non perchè non possano avere, questi eventi e certe persone, una responsabilità sulle tue sventure ma piuttosto perché tu tenti costantemente a non prendere mai sul serio il tuo cammino di conversione e di cambiamento e imbocchi la via della scorciatoia della lamentela che non dona la pace.

La pace invece è frutto di lotta e violenza ma solo contro sé stessi e quella parte che ti trascina alla morte.
Questo vuol dire realizzarsi, essere protagonisti.
Convertirsi a Cristo e in Cristo.
Spezzare con il Suo aiuto tutte le catene di morte che ti porti dietro. Gli psichismi, le dipendenze, la paure, i fantasmi, le costruzioni.
I legami disordinati con i fratelli, genitori, amici.

Gesù ha un "chiodo fisso", un'angoscia costante, renderti libero e darti la pace.
Ma se tu non collabori e non lotti.
Se ti siedi sulle quattro cose che fai per Lui.
Se ti crogioli nei doni che Egli ti ha fatto.
Sui ruoli acquisiti. Su ciò che pensano di te.
Se non smetti di mormorare.
Se non fai tacere la parte oscura del tuo cuore.
Se non cerchi la retta fede e non ami veramente.
Se non zittisci satana...
come potrai, dunque, essere libero?

C'è il sospetto, infatti, che le catene che ti sei costruito e forse ti hanno messo "gli altri", ti stiano comode perché ti permettono di lamentarti togliendoti la fatica di crescere.

Ecco perché "non sai giudicare questo tempo"... ti sei costruito il tuo mondo spirituale a garanzia della tua pace.
Quella che non viene da Cristo ma dal tuo ombelico.

Ma così facendo non comprendi Gesù, né la sua angoscia.
Quell'angoscia che ha per te e che desidera, sopra ogni cosa, la tua libertà e il tuo amore.
Chiedi dunque che questa "angoscia", questo desiderio ti tocchino l'anima e il tuo cuore più profondo...
allora e solo allora, nell'amore di colui che ti ama,
non sarai più immobile,
come uno che si illude di camminare quando piuttosto
muove i piedi sul posto e sui propri passi.


 

Paternità

Il padre farà conoscere ai figli *
la fedeltà del tuo amore.
(Isaia 38,19)



Ogni papà ha il dono ed il compito di essere un uomo di Dio;
persino attraverso le sue ferite.

Ha il dovere di appartenere a Cristo quanto più è possibile alla sua fragile natura.
Imparando anche a chiedere scusa, se necessario, facendo percepire i principi, i valori e la Paternità che tutto ama e giudica.

Può e deve far trasparire il rimando costante alla Paternità Provvidente e Amorosa del Padre.

Con disciplina, sudore della fronte, onore, fede, speranza contro ogni speranza e, soprattutto, con spirito di lode di colui che vive grazie al Padre.
Piccoli segni e gesti che aiutano ad elevare mani e cuore al rendere Lode al Padre della vita.

Comoda è la via del lamento
e stretta la porta della gratitudine.

Ed è compito della mamma non depauperare mai questo lavoro di trascendenza e di induzione spirituale (che il papà ha il dovere di porre in essere) con il pudore femminile presente nella casa di Nazareth. Come una preziosa orchestra dove ognuno suona il suo strumento ben accordato e ben intonato e, dove possibile, con le imperfezioni d'insieme.

E tutto questo non è solo punto di arrivo
ma scelta di un buon inizio.

Il figlio diventerà figlio e la figlia, figlia.
Il figlio sarà uomo e legherà ogni possibile forza all'umiltà ed alla giustizia.
La figlia sarà donna e cesserà di essere una errante amazzone ferita ed inquieta sempre alla ricerca del suo volto e della sua identità.

Ogni papà ne ha il dovere
per volgere assieme lo sguardo al Sole che sorge.

Perché Dio è Fedele.

PiEffe


 

Senza finzioni



"La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene"
(Rm. 12,9)

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Ci vuole una grande dose di umiltà e di realismo per non avere finzioni.
Ovunque, e specie qui.
Dove il consenso ritma il vero.
E le maschere sono lo sforzo di una vita.
Dove le emozioni di ogni tipo vengono scambiate per virtù.
Dove chi è ancora figlio, nonostante l'età e l'esperienza, si sente già padre.
Dove chi è padre non orchestra e cade nel cortocircuito dello stigma.
Dove si postano immagini non per crescere e trascendersi nel vero, nel bello e nel buono, ma per nutrire l'ego e la popolarità.
Falsando la spontaneità con il disordine dello spontaneismo.

Eppure c'è un modo per essere presenti nell'ipocrisia con una ventata di aria fresca, da chiedere, nutrire e diffondere:
"fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene".

E questa è l'infanzia spirituale, ben diversa dall'infantilismo colmo di finzioni.
 
"Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
 

Dov’è il tuo baricentro?


«Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Dal Vangelo del giorno - Lc 10,38-42)

La dicotomia fare ed essere per l’uomo della Bibbia non esiste.
Perché?
Semplicemente perché Dio stesso, che è l’esemplare di ciò che è, dice e compie, parla e fa.

Ora noi non siamo Dio. Non lo siamo tanto più dalla caduta che ci ha feriti ed inclinati al disordine, anzitutto dentro di noi.
E questo disordine è proprio l’incapacità di sceglierci di volta in volta la parte migliore e mantenere il baricentro, cioè la dignità dello stare in piedi nella parte migliore.

Nelle arti marziali, quando si combatte con un avversario, mantenere il baricentro è essenziale per non perdere il combattimento ed avere il dominio di sé. Ma se nelle arti marziali questo avviene sostanzialmente mantenendo contatto con il tuo “chi”, con la forza vitale dello spirito (comunque autoreferenziale ed ego-narciso-centrico); dazio magico all’ego. Nella Via di Cristo, che è l’unica, il tuo “chi” è lo Spirito Santo, sgorgante dallo scegliersi di essere scelto da Lui ed “essere nella parte migliore”.

La saggezza sta nel non affannarsi per creare o mantenere un nostro baricentro che, prima o poi, si rivela atto a farci cadere.
Ma nello “scegliersi la parte migliore” e vivere fedeli nella fedeltà di questa forza ontologica che è l’Amore di Dio.
È Lui, il Suo sguardo, il Suo esserci sempre ed innanzi, prima e dopo, durante; il Suo amarci.

Ora a cominciare da Gen. 3 è tutto un susseguirsi per l’uomo nel creare e mantenere un proprio baricentro, una propria immagine, una propria proiezione. Ed accade in ogni ambiente: io sono perché opero con le mie mani, perché penso con la mia mente, perché creo con il mio ingegno e la mia fantasia.
Che questo si chiami sogno, “opera delle nostre mani”, nostro affaccendarsi, super lavoro, super lavoro pastorale, auto-stima, persino mistica, se è nostro e non parte dalla “parte migliore” cioè dall’incontro costante con Lui.. tutto è vano, fallace, fumoso, ridicolo, dissipante. E noi perdiamo la dignità possibile.

E, sovente, ci accontentiamo della dignità e della riconoscenza tutta umana, mendicanti di fama, stima, di riconoscenza. Siamo imprigionati nel cortocircuito del sé.

Il baricentro, nel nostro corpo è situato più o meno in zona dell’ombelico, cioè il luogo dove eravamo satellizzati naturalmente con il seno di nostra madre. E che, dopo la nascita, è segno di un solo luogo dove avere il “cordone ombelicale”, con l’Altissimo. Qui ci portano i nostri genitori, di desatellizzazione in desatellizzazione. Anche “cruenta”, se ci vogliono bene.
Quando noi ci creiamo il “nostro” baricentro è come se spostassimo il nostro baricentro, il nostro "ombelico", secondo capriccio.

Invece Dio ci ricorda, in Cristo, che il baricentro si fonda e cresce nella sua bellezza e nella sua duttilità situazionale, stando con lo sguardo in Lui.
Occhi su occhi, mente su mente, cuore su cuore.

Gesù ci tiene al nostro baricentro, alla nostra dignità, al nostro stare in piedi e amandoci e coinvolgendoci nel Suo Amore, ci libera da questo gioco di morte, da questa catena, che pare immarcescibile.
Ma solo l’Amore di Dio in Cristo ti dona un baricentro, ti dona dignità, ti chiama per nome e amandoti ti rende amante.

Paul Freeman

 


Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore?
Mt. 9,4

Ἱνατί ἐνθυμεῖσθε πονηρὰ ἐν ταῖς καρδίαις ὑμῶν

Perdonare i peccati non è atto inerte.
Che richiama ad una staticità, ma ad un movimento.
Anzi all’unico movimento, quello che muove a vita nuova. Quello che dona le gambe reali ad essere uomini.
Figli nel Figlio.

Esiste invece un altro movimento, anzitutto interiore, il turbamento del male, del pensiero cattivo, distorto; per noi più comodo. Carico di vanità nascosta e cammuffata.
Specie quando si ammanta di pre-occupazione che curva su di sé.

Esiste infatti una pre-occupazione che muove fuori di sé, muove al dono, alla Gloria di Dio ed al bene reale e vero dei fratelli.
Ma esiste anche una pre-occupazione, un turbamento, specie quello che si ammanta di spirituale, anzi a volte di servizio per il Regno: il mormorare interiore, le critiche interne, le ossessioni/fantasmi, la preoccupazione di smodata di sé e delle situazioni.

Persino l’affermazione di Gesù:
“Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini.” (Mt. 6,33-34), viene deformata.

Perché sembra che cerchiamo il Regno ma in realtà siamo curvi nel turbamento, pensiamo cose malvage e non confidiamo nella Grazia.
Ma non perché vogliamo il male ma perché la nostra ferita e l’azione del nemico colgono il valore della sensibilità per curvare. Non per elevare ma, piuttosto, per paralizzare.
Non per muovere a movimento che il perdono dona.
E si spegne la fiducia e la speranza che man mano distorce tutto. Anche il logos, anche il ben ragionare nello Spirito del Signore.

Ed ecco che, la sensibilità e magari la competenza, viene usata per creare una nuova paralisi. Speriamo non strutturata. Un "lettuccio" su cui stare fermi e guardare l'ombelico delle malformazioni e delle contraddizioni. Sempre oggettivate fuori di sé.

Cosa ci scioglie?
Il perdono di Dio e la grazia colta nella carità sincera, nel dono di sé, nell’occuparsi fuori di sé del bene dell’altro nel farci scomodare dal movimento che la Grazia crea, dentro e fuori di noi. Anche con situazioni inopportune e non previste.

"Cosa vuol dire: cammina? Avanza, avanza nel bene.." ricorda Agostino (S. Agostino, Discorso 256 nei giorni di Pasqua)

Purtroppo i social e i media, aumentano la malattia, se mal usati, perché costringono all’immobilismo e allo spegnere la speranza.
E, ammantata di spiritualità, compare l'accidia.
Il grande nemico dei discepoli di Cristo.

Rimane sempre vera la domanda:
“Signore cosa vuoi che io faccia?”
e la sua risposta:
“Prendi il tuo lettuccio e cammina, perché ti sono stati perdonati i tuoi peccati!” (Mt 9, 1-8)

PiEffe


 


«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»
(Mt. 8,20)

Αἱ ἀλώπεκες φωλεοὺς ἔχουσιν καὶ τὰ πετεινὰ τοῦ οὐρανοῦ κατασκηνώσεις, ὁ δὲ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου οὐκ ἔχει ποῦ τὴν κεφαλὴν κλίνῃ

Non ha, il Figlio dell’uomo non ha.

Non ha nemmeno il legittimo conforto genitoriale.

Con linguaggio lirico e poetico, non ha nemmeno una casa, non ha nemmeno (per scelta) il legittimo conforto sponsale.

Il Figlio dell’uomo, divino-umano, umano-divino, ha solo un’urgenza (ed un solo conforto): Il Padre e la Sua volontà.

Il Figlio dell’uomo per farci vedere, chiaramente, e senza scuse, la polarità, la purezza, l’orientamento a Dio solo, al Padre,
ricorda, non a parole, ma con la propria vita, la priorità:
il Padre e la Sua volontà.

Nel tempo estivo, agitato da mille questioni, pur importanti, perché toccano i fondamentali della vita civile, sociale, nazionale, e, anzitutto, umana, dobbiamo chiederci se tutto non diventa un’immensa distrazione dal fermarci e ripetere a nostra volta, con la stessa determinazione, con il Figlio, nello Spirito Santo, se anche noi abbiamo questa priorità che disciplina ed orchestra tutte le altre: Il Padre e la Sua volontà.

Ed accogliere l'esortazione:
"Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti".

Perché anche i vivi e ciò che è vivo, vitale, diventa morto se non c’è la Priorità del Padre.

PiEffe

 
“Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”
(Dal Vangelo del giorno, Mt 7, 21-29)
καὶ τότε ὁμολογήσω αὐτοῖς ὅτι Οὐδέποτε ἔγνων ὑμᾶς· ἀποχωρεῖτε ἀπ’ ἐμοῦ οἱ ἐργαζόμενοι τὴν ἀνομίαν
 

Il trovarla è già percorrerla

"Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano"
Mt. 7,14

Perché Gesù passa dal descrivere la strettezza e l’angustia della porta stretta, entrando nella memoria visiva dei suoi ascoltatori che hanno ben presente le porte strette di Gerusalemme, questa specie di carruggi, tipici dei paesi, che spesso permettono il passaggio di una persona sola per volta, e poi conclude parlando dei pochi che la trovano?

Perché non ne parla pensando a quelli che la percorrono?

Il Verbo greco Euriskontes (καὶ ὀλίγοι εἰσὶν οἱ εὑρίσκοντες αὐτήν) ricorda non tanto una ricerca superficiale ma una ricerca approfondita. Frutto di catecumenato. Cioè di fatica nella fede e nell’azione teandrica costante che essa richiede, in un intrecciarsi mirabile.

Noi, dopo una pessima interpretazione del Concilio Vaticano II, ma che ha avuto eco anche in altre epoche, per esempio nel tardo tomismo, releghiamo alla sola logica e alla sola ragione, al solo sapere di “nozioni”, alla catechesi e finanche al solo conoscere teologico, il nostro cammino.

Il catecumenato, invece, pur ampiamente presente, ad esempio, nel Concilio, proprio ad incipit, in quel Culmen et Fons (SC. 10) include un cammino più esperienziale per l’uomo. Per tutto l’uomo. Certamente non una sfiducia nella ragione e tanto più per la logica ma un entrare nella Fede.
La fede la comprendi se la sperimenti.

Puoi sapere tutto dell’acqua e del suo equilibrio salinico, del PH, della quantità di cloro e della temperatura, ma finché non ti tuffi in essa non sai cosa significa quell’esperienza e non sai cosa significa nuotare. E la bellezza che vi è nell’esperienza. Esperienza che ti trascende.
E, poiché di Fede parliamo, ti trascende nell’io e nel “noi”.

Potresti conoscere ogni cosa e vivisezionarla con la ragione e persino avere una logica ineccepibile ma finché non entri nella logica divina della Fede non trascendi te stesso.

E qual è questa logica?

Quella di obbedire a ciò che Dio ti chiede, sapendo che nell’ascolto vivo e fatto di passi, durante e poi potrai comprenderlo.

"Noi serviremo il Signore nostro Dio e obbediremo alla sua voce!" (Gs. 24,24)
Serviremo, obbediremo.

Comprenderemo Dio nella fatica di compiere ciò che ci chiede.

Ed in effetti il termine Eureka viene proprio da Eurisko, dalla fatica dedicata, e con tutto sé stessi, nel cercare.
Ed “Eureka” questo grido entusiastico di compiutezza, di uscita da “fuori di sé e fuori da sé”, nasce dall’aver trovato.

Ed è per questo che Francesco, dopo circa due anni di dedicata penitenza e mortificazione, dopo l’incontro con Cristo a San Damiano e nel lebbroso, alle mura di Assisi, sempre, presumibilmente presso San Damiano, poté esplodere finalmente alla Porziuncola:
"Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!" (FF, Tommaso da Celano, Vita prima, 356-357)
Francesco comprese la sua strada dopo aver partecipato alla Santa Messa, chiedendo spiegazione/conferma al sacerdote di quanto aveva già intuito nella Grazia della Parola, “spirante Dio”, proclamata nella liturgia, nella terza Chiesa da Lui restaurata.

Egli aveva trovato la via stretta e, da buon amante, non esitò a percorrerla per conformarsi, fisicamente, all’amato.

PiEffe
 

L’Eucarestia è tutto


È Pane per nutrire
È Sangue per dare vita
È Carne per la nostra carne malata e ferita
È Logos per orchestrare con ordine e giustizia
È Bellezza per rendere casti
È Inabitazione per trasformare e trasfigurare
È ciò per cui siamo creati e ciò che possiamo essere
È vista per vedere il Padre.

Oh Dio, oh Santo Spirito, che per sola Tua Grazia sei in noi
rendici capaci di accogliere il Verbo fatto Carne
ed avere occhi solo per il Padre
e dare alla Santissima Trinità perfetta e semplice Unità,
gioia e gloria.
Amen, Amen, Amen, Alleluia!
 

Essere ai tuoi piedi


Essere calpestato dai tuoi piedi santi, oh Signore, è tutto.
Benedetto il tuo Corpo e benedetto il tuo Sangue.
 

Psalterium meum, gaudium meum

 

Senza frode

"Senza frode imparai la sapienza e senza invidia la dono, non nascondo le sue ricchezze. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio, sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento."
(Sap 7, 13-14)
 
Voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Convincete quelli che sono vacillanti.
(Lodi del giorno, Lettura Breve Gd 20-22)
 
"Preziosa agli occhi del Signore
è la morte dei suoi fedeli."
(Sl. 116,15)
 

Tradimento

«Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto»
 
 
Lc 6,27-38
Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

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"Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?"

Quando sentiamo nel Vangelo la parola merito la filtriamo secondo una logica giuridica greco-romana.

Non è così. Il merito per la Sacra Scrittura è l'abilitazione a vivere giustamente, cioè secondo Dio.

Per il Vangelo ancor più chiaramente nel vedere, pensare, giudicare e vivere come figli di Dio.

Perché è Dio che ti invita ad amare i peccatori. Non a confondere il bene con il male. Ma a chiamare bene il bene e male il male ma nel contempo amare chiunque, anche colui che compie ciò che è male agli occhi del Signore.

E perché?

Perché tu possa conoscere Dio e diventargli figlio nel Figlio ad opera dello Spirito Santo.

Il perdono, dunque, senza confusione nel discernimento, è tra le vie più efficaci e definitive per essere ciò che siamo agli occhi di Dio. Compierci.

Chi perdona in Dio, per Dio, come Dio, si compie. Si cristifica. Compie il dono del Battesimo che ha ricevuto. Compie la sua vocazione filiale, consolida la sua immagine, l'immagine che ha ricevuto.

Slega la Grazia battesimale per irrorare la sua vita e quella di chi ha accanto.
 

Dio compie, tu stai

"Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.
Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco, la superficie del suolo era asciutta. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e di uccelli puri e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò il profumo gradito e disse in cuor suo:
«Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
Finché durerà la terra,
seme e mèsse,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno»"
(Dalla prima lettura del giorno, Gn 8, 6-13.20-22)
 

I piedi del messaggero

"Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero di lieti annunzi
che annunzia la pace,
messaggero di bene che annunzia la salvezza,
che dice a Sion: "Regna il tuo Dio". "
(Dalla prima lettura della Festa dei Santi Cirillo e Metodio, Patroni d'europa, Is 52,7-10)

La consapevolezza piena che "Dio Regna" unisce realmente i popoli, li forma, li sostiene e crea la comunità.
Perché il Regno di Dio non è come ogni regno di questo mondo ma libera l'uomo dal di dentro e lo rende, finalmente, capace di amare e di essere amato.
Lo rende capace di vedere come Dio vede e di amare come Dio ama, buoni e cattivi, vicini e lontani, amici e nemici.

Affermare dunque "Regna il tuo Dio!" significa finalmente essere liberi e realisti, costruttori di futuro e di gioia.
Costruttori di civiltà.
 
«Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte»
(Dal Vangelo del giorno, Mc 7, 1-13)
 

Inenarranza nella Sequela


"Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»"
(Dal Vangelo del giorno Gv 2,1-12, II domenica del TO)

Su questa pericope gli esegeti di ogni tempo (e persino i mistici delle rivelazioni private) si sono trovati in difficoltà: perché Gesù risponde così a Sua Madre?

Una cosa è certa e l’abbiamo imparata bene, sin da dodicenne Gesù non smette di essere il Signore ed il Maestro e tutto vive e proietta verso la Luce della Pasqua, Egli vive e porta a questa centralità i suoi interlocutori.

Non lo fa con la fretta di spiegare ogni cosa, non è didascalico ma introduce al mistero; Egli è il Sommo Liturgo.
Con la pazienza del Sommo Artista del Grande Contadino che conosce che il seme depositato porta frutto a suo tempo.

Non dobbiamo scandalizzarci, dunque, di una risposta così dura di Gesù, essa è in realtà un gesto di Amore e di fiducia grandissima che è consapevole nel contempo che anche la Beata tra le donne potrebbe non comprendere sul momento.

Ma nessuno dei figli è stato intimo con la Madre come il Cristo.
Nessuno ha assomigliato alla propria madre, anche fisicamente, più di Lui.
Il legame indistruttibile tra Gesù e Maria non è in discussione, sotto ogni piano.

Ma Egli è anzitutto il Verbo incarnato proiettato alla Pasqua e qui Cristo conduce e porta, chi ama di più.
Sai quanto Gesù ti ama, da quanto ti porta alla Pasqua.
Cioè a vivere, nella tua carne, i Suoi Misteri Pasquali.

Ad abbattere ogni proiezione di Dio, anche la più bella che ti sei costruito.
Anche la più santa che persino Dio stesso, consapevole della gradualità, ti ha messo nel cuore:
Egli ti chiama oltre.

E Maria che questo lo ha compreso da sempre come nessun altro e nessun’altra e dice, ai servi, a noi, quelle parole immarcescibili che esplicano l’inenarranza nella sequela:
Ὅ τι ἂν λέγῃ ὑμῖν ποιήσατε”
«Qualsiasi cosa Egli possa dirvi, fatela»
E Cristo compie la Pasqua dove sembrava impossibile.


 

Finchè c'è la salute.. quella del cuore

«Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”?»
(Dal vangelo del giorno, Mc 2, 1-12)
 
 

La sequela francescana


«Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (Dal Vangelo del giorno, Mc 1, 14-20)
 

Il peccato che conduce alla morte

"Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato." (dalla prima lettura del giorno, 1 Gv 5, 14-21)
 

La Forma Vitæ del battezzato

"Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire»" (Dal Vangelo del giorno, Gv 3, 22-30)
 
«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo» (Giov. 1,51)
 
“«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.” (Dal Vangelo della Santa Famiglia, Lc 2,41-52)

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La Famiglia di Nazareth ha due sposi di eccezione: Maria Immacolata, progrediente di santità in santità nel dono ricevuto (serbava tutte queste cose meditandole nel Suo Cuore) e Giuseppe, uomo giusto davanti a Dio, affidabile, fedele, silente, generoso e pronto a tutto.

Eppure questi due colossi unici di santità e grazia non comprendono le parole adeguate e giuste del giovane Gesù.
Bene, proprio questa “non comprensione” è l’aspetto più importante del loro peregrinare nella fede, sia personalmente che come sposi.

La non comprensione in noi genera fughe, addomesticamenti, ribellioni, mormorazioni, palliativi di ogni genere, intellettualizzazioni, psicologismi, vanità.

In loro, in Giuseppe e Maria, genera lo “stare con Gesù”.
E questo “stare con Gesù”, non comprendendo, permette a Gesù di crescere in età e grazia a Nazaret, cioè con caratteristiche nascoste ben precise, e permette a Gesù di servirli meglio, stando sottomesso.

C’è dunque più santità ed amore in questo “non comprendere” che in tutto ciò che Maria e Giuseppe hanno compreso,
perché nulla, ma proprio nulla,
è più grande dello “stare” con Gesù, nella resa di sé (personalmente e come coppia) e nel non cercare la soddisfazione dell’intelletto che cercare, piuttosto, la soddisfazione profonda di un cuore umile.
Di un cuore “scientifico” che vede, ciò che vede, nello Spirito Santo e, sovente, nell’aridità del deserto e nella lingua secca attaccata al palato, incapace di parlare, come un coccio arso dal sole (Sl. 22,16); in cui le lacrime sono la sola irrorazione (Sl. 42,4).

E come ha scritto un nostro collaboratore: “Ecco perché la Sacra Famiglia è "sacra". Non solo perché ha Gesù, non solo perché "custodisce" Gesù, ma anche perché lo fa crescere dentro di sé come la cosa più preziosa nell'incipit e nell'orizzonte delle "cose" del Padre.
Qui, nella custodia e nell'occuparsi delle "cose" del Padre con e come Gesù, sta la vocazione di ogni famiglia che diventa anch'essa "sacra" tanto quanto rispetta questa chiamata e dunque, in definitiva, rispetta sé stessa.”

Occupiamoci dunque, con Gesù, magari non comprendendo, anche noi delle cose del Padre.

È il perno, l’onore, il compito e la gioia profonda,
di ogni famiglia.


 

La vera mistica

"Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò"
(Gv. 20,5)
 

Seguono l’Agnello dovunque vada

"Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada."
(dalla prima lettura del giorno, Ap 14,1-3.4b-5)
 

La pace di Cristo regni nei vostri cuori

"La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo!" (Col 3,15)

"La verità va cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità." (Caritas in Veritate, 2)

Un appello alla Comunione
quello scaturito dalla Solennità odierna.
E dove la comunione non è possibile
per tanti motivi
rimane pur vero che ad essa occorre obbedire.
Come?
Chiedendola incessantemente come dono dall'alto
prima che come nostro sforzo.
E poi riconoscere che Dio, che è buono, fedele
e non inganna nessuno,
non manca di donare quello che chiede
e che, tale dono,
sorpassa non solo ogni intelligenza ma anche ogni limite.

Dio regna anzitutto nella nostra Resa
alla Sua Signoria.
La prima apologetica è con sé stessi.
La prima Signoria è nel cuore del tuo cuore
fino a raggiungere, capillarmente
ogni tua cellula, perché sia glorificata
nella Sapienza di Cristo Re.
Amen, gloria, azione di grazie, potenza e forza
al nostro Re. Amen.


 

“La mia casa sarà casa di preghiera”

“La mia casa sarà casa di preghiera”
(Dal Vangelo del giorno, Lc 19, 45-48)

La Parola non è solo per il tempio esterno
ma anzitutto per il tuo tempio, per te e per il tuo cuore.
Ed allora scopri che occorre veramente che Cristo prenda un frustino e cacci da te, con la tua collaborazione decisa,
ora e come habitus,
tutte le parti di te che fanno mercato,
che rubano,
che dissipano,
che si difendono pensando che fuori di te è il problema,
mentre invece il tuo tempio, il tempio della tua persona,
è stato affidato ad una spelonca di ladri
che lasci agire indisturbati
con la veste spiritualizzata di fare cose immonde
nel tempio che ti è stato affidato.
Dovresti chiedere perdono anche per il bene che compi
ogni giorno.

"Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l'olocausto e l'intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare." (Sl. 50,17-21)


 

Vigilante e gioioso nello Spirito Santo

«In quei giorni, dopo quella tribolazione...
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.» (Mc. 13,24-31)


La fine del mondo non è il compimento di una catastrofe,
non è la fine di tutto o se preferite dell'inizio del nulla,
non è la fine dell'unica vita che abbiamo, da giocarci,
ma è il compimento di ogni speranza che va al di là e al di sopra di ogni nostra attesa:

il tutto avverrà in una pienezza che va al di là di ogni nostra immaginazione. Il compimento della gioia.

Questo è, e deve essere, il pensiero del credente, dell'uomo di fede riguardo all'evento apocalittico della fine del mondo. La bocca del credente deve sempre essere pronta a dare voce all'invocazione di colui che vive in questo mondo come in esilio in attesa di "cieli nuovi e terra nuova":

"Maranàthà, vieni o Signore Gesù"!

La fine del mondo è la meta agognata,
il fine talmente desiderato che San Paolo sperava avvenisse mentre lui ancora era in vita.
E' l'incontro della sposa - cioè noi singolarmente e come Chiesa - che nello Spirito Santo grida:

"Vieni",
e lo sposo che risponde: "Sì, verrò presto" (Ap 22,17).


Per fare in modo di assumere questo atteggiamento, di avere in noi questo "modus pensandi e vivendi", questo modo di vivere e pensare,
dobbiamo rimanere in uno stato di vigilanza gioiosa.

Solo colui che vigila e conserva nel cuore la gioia prepara il suo cuore all'attesa dell'evento del ritorno di Gesù:

il tempo che abbiamo è un dono prezioso e non possiamo sprecarlo!

Lasciamoci andare alle ispirazioni dello Spirito;
ma non a quelle ispirazioni che si rivestono di spirituale ed alimentano l'ego come falsa estasi e delirio animistico.
Piuttosto quelle ispirazioni delicate, quei sussurri che non cercano compiacimento altrui o proprio,
nella vita e tantopiù nei mezzi di comunicazione,
ma quelle che cercano il compiacimento dello sposo.
Il Suo sguardo e che in questo sguardo si perdono per ritrovarsi.

Sii vigilante e gioioso.
Se senti il desiderio di farlo, mettiti ora in preghiera, in comunione con Gesù.
Se desideri adorarlo nel Santissimo Sacramento, cogli l'attimo e corri, vola davanti al Santissimo.
Se senti il desiderio della prostrazione a terra
non indugiare e sdraiati nella tua pochezza.
Se cadi in ginocchio, non indugiare.
Se sgorga il pianto non trattenere le lacrime.
Se erompe la lode
guarda a Lui e ringrazialo perché Egli è.

Dobbiamo imparare a non rimandare a dopo ciò che lo Spirito ci chiede di fare ora.

E se questi sussurri avvengono durante la Santa Messa dove ci sono i ritmi dei gesti comunitari?
Volentieri, nel nome dello Spirito, sacrifica questi gorgoglii, questo fiume di grande acque che lo stesso Spirito ha suscitato.
Perché grande frutto, per sé e per il Regno, porta il carisma che sacrifica ogni carisma.
Perchè questi impeti dello Spirito non cesseranno ma si manifesteranno a tempo opportuno. Magari nel segreto della tua stanza, quella che vede il Padre.

L'ascolto della richiesta dello Spirito ci riporta ad una condizione simile di Scienza preternaturale,
ad una innocenza perduta,
ad una obbedienza dimenticata,
ad una gioia immarcescibile.

E' un esercizio che ci fa crescere nel dominio di noi stessi e appunto nella vigilanza.
E, soprattutto, ci fa permanere nella gioia di Cristo, quella vera, più forte delle nostre tristezze e delle nostre accidie:

"Maranàthà, vieni o Signore Gesù"!


PiEffe


 

Tu sei il Fariseo

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore” (da Dt 6,2-6)
 

Il più radicale esorcismo


"Addirittura (il demonio) vuole che tu lo accusi, vuole accollarsi lui stesso qualunque tua recriminazione, perché tu non faccia la confessione." (Sermoni 20, 2 , S. Agostino)
 

«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!» (dalla prima lettura del giorno, Gb 1, 6-22)

Sono rivestito solo dell'infanzia spirituale.

Così, con questo sorriso, si fa la storia della Chiesa.
 

I 5 punti della buona meditazione

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno»
- dal Vangelo del giorno, Lc 9, 18-22 -
 

Perché pregare il mattino presto



"Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni." (Sl. 90,14)

Il perchè pregare presto al mattino te lo dice la Parola stessa
che ti conosce più di quanto tu ti conosca
e ti porta dove tu, da solo, non andresti mai.
 

Ascoltare è mettere in pratica



«Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Dal Vangelo del giorno, Lc 8, 19-21)

Per l'uomo della Bibbia, l'uomo e la donna di Dio,
ascoltare e mettere in pratica non sono due momenti separabili
ma retorica descrittiva, e rafforzativa,
di un unico gesto di amore
che trova nell'Amore la sua stessa ragione d'essere.


 

".. perché chi entra veda la Luce"


".. perché chi entra veda la Luce"
(Dal Vangelo del giorno, Lc 8,16-18)

Indegnamente, radicalmente indegni,
siamo Teofori, portatori di Luce.
Di quella Luce che ci ha investito
con la Sua Bellezza.
Non tratteniamola
e ridoniamola con tutte le opere di Misericordia
per non essere trovati ladri e mancanti.
Induriti e sterili.
Perché la Luce non è nostra
e deve circolare.


 

"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc. 9,35)

Francesco di Assisi, il santo della minorità, aveva ben compreso che l'essere "minore" è una condizione dinamica non statica.
C'è sempre qualcuno di cui essere minore, servo.
C'è sempre una situazione in cui si è chiamati a servire.
La minorità non smette mai di cercare l'ultimo posto.
E quando non le è possibile, vive con il massimo distacco ogni "prestigio e ogni onore" non considerando il "privilegio" come un diritto ma come un regalo e, nel contempo, cerca di condividere questo regalo con i fratelli.
La minorità infatti ha ben presente che l'unico prestigio è appartenere a Cristo.
 

I figli della Sapienza


«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli» (Lc 7, 31-35)

 
Sommo Amore
somma compassione
sommo dolore
somma donazione
somma vocazione.
 

".. È impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto” (s. Agostino parla della Madre, Confessioni, Libro III, 12.21)
 
«Figlio dell’uomo, ecco, io ti tolgo all’improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto» (Ez. 24,16-17)
 

Laeti bibamus sobriam profusionem Spiritus

“Non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore” (Ef 5,18-19)
 

Sant'Elena

Sant'Elena ebbe un ruolo fondamentale, forse è stata lei a contribuire alla conversione, poco prima di morire, del figlio. (santiebeati.it)
 

Almeno cinque punti:
 

“Caro salutis est cardo” (*)

* (Tertulliano, De carnis resurrectione, 8,3: PL 2,806)

 

Anche dall'orgoglio salva il tuo servo

"Anche dall'orgoglio salva il tuo servo *
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile, *
sarò puro dal grande peccato." (Sl. 19,14)
 

Fuit mira mutatione commotus

Gratia supponit naturam et perficit eam
Gratia supponit naturam et extendit eam
Gratia supponit gratiam et profectum in ea


Allora, sospirando, Tommaso gli confidò: «Reginaldo, figlio mio, te lo dico in segreto, ma ti proibisco di rivelarlo ad alcuno finché resterò in vita. Il mio scrivere è giunto al termine, mi sono state rivelate, infatti, cose tali al cui confronto ciò che ho scritto e insegnato mi sembra ben poca cosa (palea est: è paglia); per questo confido nel mio Dio che, così come è giunta la fine del mio scrivere, giunga presto anche la fine della mia vita» (Gugliemo di Tocco, Storia di san Tommaso 47)

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La Natura compie ordinariamente i salti per cui è predisposta.
Come spesso ho scritto, ho "ampliato" lo stichwort tommasiano "Gratia supponit naturam et perficit eam"con i seguenti: 

Gratia supponit naturam et extendit eam
Gratia supponit gratiam et profectum in ea.

Solo sintesi formale di quanto già presente in Teologia, Fondamentale e Spirituale.
Non potevo che arrivare a questa sintesi come figlio di Francesco e lettore di San Bonaventura.
Questo è accaduto a Tommaso d'Aquino e questo ricorda il Vangelo di oggi:

"Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre..
Io sono il pane della vita...
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo." (Gv. 6,44.48.51). 

ed ancora

"Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.

Gustate e vedete com'è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia." (Dal Salmo 33)

ed ancora

"Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione." (Ef. 4,30)

La fede non è un esercizio della mente o una serie di pratiche, la fede è cuore di bambino amoroso, 
è nudità che coglie Gesù nudo che si dona. (cit. Elena Francesca)
Anzitutto come Pane e Sangue della Vita.

Importante la forma? Certo.
Importante conoscere contenuti e saperli esplicitare? Certo.
Ma sopra ogni cosa quello che conta, che è appunto principio e culmine, è la Santa Devozione, cioè l'intima coniugalità con Dio,
da cercare e difendere sopra ogni cosa.
Talvolta anche da sé stessi.

Perché la nostra parte malata e ferita, sempre presente,
non comprende che per pronunciare "io" deve prima pronunciare con stupore "Dio!".
Solo dimenticandosi e morendo a sé troverà il sé.
Solo mirando, lodando, glorificando Dio
ciascuno saprà chi è e sarà compartecipe dell'edificare il "noi".
Difendiamo lo "spazio" della Grazia, dunque, come il bene sommo per cui ci è dato di camminare su questa terra e restituirlo ad ogni volto.
Perché la Carità deve circolare, 
nel pudore.

Custodiamo la nostra bocca
perché possa accogliere il Pane che ci rende ciò che siamo e ci porta al nostro destino.


"Noi costatiamo che la grazia ha maggiore efficacia della natura, ma la grazia della benedizione profetica è ancora superiore. Se poi la parola del profeta, cioè di un uomo, ha avuto tanta forza da cambiare la natura, che dire della benedizione fatta da Dio stesso dove agiscono le parole medesime del Signore e Salvatore? Giacché questo sacramento che tu ricevi si compie con la parola di Cristo. Che se la parola di Elia ebbe tanta potenza da far scendere il fuoco dal cielo, la parola di Cristo non sarà capace di cambiare la natura degli elementi? A proposito delle creature di tutto l'universo tu hai detto: «Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» (Sal 32, 9). La parola di Cristo, dunque, che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che esse non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cose un'esistenza che cambiarle in altre." (Dal Trattato sui Misteri di S. Ambrogio, Vescovo, Nn. 52-54. 58)


 
«Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt. 12,49-50)

“Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.” (Sl. 126,1-2)

 
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (Mt 11, 25-27)

 
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!» (Mt 11, 20-24)
 

Le vostre mani avare, grondano sangue

"Le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l'oppresso,
rendete giustizia all'orfano,
difendete la causa della vedova." (Is. 1,15-17)
 

Il Padre vede ogni stanchezza

“Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».” (Matteo 9:36-38)

C’è stanchezza che nasce dalla fatica, quella fatica onesta e quotidiana.
C’è stanchezza che nasce dai vizi e dai comportamenti che assecondano tali vizi e che può portare in discesa libera alla morte.
C’è stanchezza che nasce dalla dissipazione e dalla confusione.
C’è stanchezza che nasce da chi è assetato di giustizia e di verità e piange lacrime che consumano gli occhi.
C’è stanchezza di coloro che come pecore, senza pastore, non hanno punti di riferimento dove persino “il sacerdote ed il profeta vagano per il paese senza sapere cosa fare” (Ger. 14,18)
Eppure il Padre ha compassione.
Vede, si prende cura, è attento.
Da Lui la Vergine Madre ha imparato a dire “Non hanno più vino!” (Gv. 2,3)

Solo chiede che anche tu maturi il tuo cuore alla Sua misura. Non solo dicendo sì!
Non solo con la disponibilità personale ma, anzitutto, con la preghiera perché qui Egli concede operai, angeli, profeti, apostoli, apologeti, pastori, sotto spoglie, luoghi e tempi e modi, per te inaspettati.
Perché Egli, vede ogni stanchezza ed è Signore della storia. Di ogni storia.
La preghiera ti dona di vedere in questa vista, di desiderare in questo desiderio e di avere la compassione del Padre, resa visibile dal Cristo, perché diventi carne e vita.
Perché la Compassione del Padre scorra nelle tue vene e tu diventi figlio nel Figlio.
 

La priorità

Fil. 3,8

ἀλλὰ μενοῦνγε καὶ ἡγοῦμαι πάντα ζημίαν εἶναι διὰ τὸ ὑπερέχον τῆς γνώσεως Χριστοῦ Ἰησοῦ τοῦ κυρίου μου δι’ ὃν τὰ πάντα ἐζημιώθην, καὶ ἡγοῦμαι σκύβαλα ἵνα Χριστὸν κερδήσω

Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza radicale di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come avanzo di porcheria inutile e putrida, al fine di guadagnare Cristo
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Come a dire

“Preferisco morire del lecito alla Luce di Cristo
che vivere il lecito alla Luce di Cristo”

E se questo non sempre è possibile e conveniente,
sia presente almeno la tensione costante sulla Via di Damasco