Neo-pagani politeisti senza dei
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G. B. Bozzo - La Stampa - È sorprendente ritrovare il termine «pagano» quale espressione di valore a sinistra, come accade in un libro di Luciano Pellicani sulle radici pagane dell’Europa. Sembra scritto da un moderno Celso, ricorda le posizioni neo-pagane che si manifestarono quando il cristianesimo divenne religione pubblica, o almeno forza sociale dominante.Non si tratta soltanto della letteratura che mette a confronto il cristianesimo con la scienza e con la tecnica, ma della convinzione per cui il cristianesimo sarebbe un lato malato della nostra cultura. Come se esso, invece di essere il raccoglitore dell’eredità greca, fosse la sua negazione e fosse quindi la dimensione intollerante della società contemporanea, il vero luogo dell'ideologia. Questa ostilità al cristianesimo ha una radice diffusa nel politeismo implicito nelle immagini che si fondano sullo splendore del corpo e sulla totale libertà sessuale: come se, perduto il cristianesimo, l'idea stessa di morale, pur così radicata nel mondo greco, si fosse frantumata nella libera scelta assoluta. È un politeismo senza dei, senza proiezione celeste, un paganesimo diffuso come culto dei corpi. Così il monoteismo stesso diviene la figura dell'ideologia, perché è proprio la Bibbia ebraica a determinare l'idea dell'unità della vita sotto un unico Dio e quindi ad affermare le condizioni di un'etica universale che sul Dio di Mosè si fondano.