E gli europei s'incontrarono sulle rive dell'Atlantico
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Si chiuderà il 1 ° agosto al Braccio di Carlo Magno in Vaticano (per poi passare dal 15 agosto al 15 ottobre nel Monastero di San Martiño a Santiago de Compostela) la mostra "Compostela e l'Europa. La storia di Diego Gelmírez". Pubblichiamo ampi stralci di uno dei saggi contenuti nel catalogo (Milano, Skira, 2010, pagine 430, euro 59) curato da Manuel Castiñeiras.
Lo sviluppo di Compostela come centro urbano e culturale dal X secolo è intimamente legato al ritrovamento dei resti del corpo dell'apostolo Giacomo il maggiore attorno al 820-830. A questo sviluppo collaborò in modo decisivo l'insediamento nella città dei vescovi d'Iria nella seconda metà del secolo, anche se dagli inizi dello stesso secolo Sisnando i fece costruire un ospedale per accogliere i pellegrini, le cui offerte arricchivano il "luogo santo". Il santuario attraeva allora sia i pellegrini della penisola sia quelli stranieri, come il franco Bretenaldo, che si stabilì nella città nel primo terzo del secolo, l'ignoto chierico tedesco che raccontava di essere stato guarito dalla cecità a Santiago nel 930, il vescovo di Le Puy, Godescalco, il cui pellegrinaggio venne fatto durante l'inverno del 950-951 con una grande comitiva, il vescovo di Reims, Hugues di Vermandois, trovatosi a Compostela dieci anni dopo, oppure il monaco armeno Simeone, che arrivò alla "chiesa dell'apostolo Giacomo Maggiore" nel 983-984.
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