La marginalità che mantiene giovani
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Domenica 24 ottobre si aprirà al Pontificio Collegio Teutonico di Santa Maria in Campo Santo il convegno internazionale "Erik Peterson. La presenza teologica di un outsider" organizzato nel cinquantenario della morte del teologo tedesco (7 giugno 1890 - 26 ottobre 1960). Il 25 e il 26 ottobre i lavori proseguiranno presso l'Istituto Patristico Augustinianum. Lunedì mattina i partecipanti al convegno e l'intera famiglia Peterson saranno ricevuti in udienza da Benedetto XVI. Anticipiamo ampi stralci delle relazioni inaugurali che saranno tenute dal cardinale archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa e dal cardinale vescovo di Magonza.
È noto che quando Peterson decise di stabilirsi a Roma, a sostenerlo fu per anni la mano provvida del mio predecessore, il cardinale Giovanni Mercati. Fu lui che - su indicazione del Gelehrtenpapst Pio xi e del cardinale Eugenio Pacelli, allora segretario di Stato - si preoccupò di trovargli una collocazione professionale che gli consentisse di mantenere la crescente famiglia. È meno noto il contesto in cui il cardinale bibliotecario prestò questo suo aiuto.
L'azione di aiuto del Mercati a favore di studiosi tedeschi risale all'inizio degli anni Venti, dopo la prima guerra mondiale, "nel periodo più triste dell'assedio e poi della depressione e penuria della Germania", come scrisse egli stesso in un frammento autobiografico.
Quest'azione di sostegno viene incrementata a partire dal 1936, l'anno in cui Mercati è creato cardinale e in cui Peterson comincia a godere in forma istituzionalizzata della sua liberalità. In occasione della nomina a cardinale, Pio xi affida all'ex collega della Biblioteca Vaticana la gestione di una consistente somma a favore degli studiosi perseguitati per ragioni razziali. Il cardinale risponde con intelligente generosità, sino a farsi promotore di un appello all'episcopato americano a favore degli intellettuali costretti all'emigrazione. L'appello è fatto proprio da Pio xi che lo trasmette, il 10 gennaio 1939, come sua lettera personale, ai cardinali nordamericani: è uno dei suoi ultimi atti ufficiali.