L'esperienza cristiana
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di Francesco VentorinoFin dagli inizi fu chiaro a Giussani il concetto vero di "esperienza". L'esperienza non è appena un percepire o un sentire il reale; essa implica un giudizio su come stanno le cose. Il criterio con cui si giudica è parte dell'esperienza stessa: è la nostra ragione. La ragione, infatti, traspare nella nostra esperienza come criterio innato del giudizio. Tutto questo fu sintetizzato in un fascicoletto di poche pagine dal titolo L'esperienza, che uscì nel 1963 con l'imprimatur di monsignor Figini, che era il censore della diocesi di Milano di allora.
"Il nostro concetto di esperienza - diceva spesso don Giussani - è eminentemente tomistico come natura, formulazione e definizione". La parola "esperienza" deriva dal latino ex-periri (composto da ex-rafforzativo e da un verbo non usato, periri, ossia "far esperienza") e, presentando un significato simile a quello espresso dal sostantivo greco peîra (ossia prova, saggio), indica "la conoscenza e la pratica delle cose, acquistata attraverso prove fatte da noi stessi o per averle viste fare da altri, conoscenza del mondo e della vita". Fedele all'etimo della parola, san Tommaso d'Aquino sosteneva che l'esperienza è quel conoscere che a lungo andare si acquista dalle cose.
È da notare, altresì, che la radice del termine "esperienza" è la stessa della parola "pericolo", come conferma la lingua latina, dove periculum sta appunto per "esperimento, prova", sempre dal verbo periri, che, usato soprattutto nel sostantivo derivato peritus, acquista l'accezione di "cimentarsi, rischiare". Quindi è lecito affermare che chi si cimenta in qualche cosa corre pure dei pericoli e da qui deriva altresì il significato di "rischio". Periculum sta ad indicare pertanto anche la nozione di "esame", che è appunto "una prova, un cimento".
L'esperienza suggerisce dunque un metodo, anzi il metodo attraverso il quale, per dirla con una bella espressione agostiniana, la realtà ci introduce nella sua verità, cioè "ci mostra ciò che essa è". L'esperienza, dunque, implica l'intelligenza del senso delle cose. Ma il senso di una cosa - annotava don Giussani - non lo creiamo noi: "La connessione che lega tutte le cose è oggettiva. (...) La vera esperienza immerge nel ritmo del reale, e fa tendere irresistibilmente a una unificazione fino all'ultimo aspetto delle cose, cioè fino al significato vero ed esauriente di una cosa".
(©L'Osservatore Romano 8 luglio 2012)