In un libro di Massimo Borghesi. Ateismo e modernità
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Roberto RighettoAveva ragione Henri De Lubac a parlare di «dramma dell’umanesimo ateo» quando, nel pieno della seconda guerra mondiale, individuava nell’ateismo moderno, quello sorto sulla scia di Feuerbach, Nietzsche e Comte, una nuova forma di ateismo, diverso da quello sgorgato ai tempi dell’Illuminismo che conservava molti dei valori di origine cristiana. L’ateismo nato fra Otto e Novecento invece aveva l’obiettivo di scardinare l’umanesimo cristiano e in quegli anni la sua espressione più manifesta era il neopaganesimo germanico sostenuto dal nazismo.
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