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BUENOSAIRES, 24. «Il modello di famiglia previsto da queste norme esprime una tendenza individualista e si oppone ai criteri evangelici e anche a valori sociali fondamentali come la stabilità, l’impegno per l’al-tro, il dono sincero di sé, la fedeltà, il rispetto per la vita propria e altrui, i doveri dei genitori e i diritti dei bambini».
Non risparmia le cri-tiche al progetto di riforma del codice civile la Conferenza episcopale argentina che, mercoledì scorso, al termine della riunione della Commissione permanente, ha diffuso un documento intitolato El Código Civil y nuestro estilo de vidanel quale, pur riconoscendo che la riforma proposta contiene aspetti positivi, esprime preoccupazione su alcune questioni di fondamentale importanza. «Se si approva questo progetto senza modifiche — scrivono i vesco-vi — alcuni esseri umani non ancora nati non avranno diritto a essere chiamati “p ersone”. La maternità e la paternità resteranno falsate dalla cosiddetta “volontà procreativa”; si legittimerà, da una parte, la promo-zione della “maternità surrogata” che reifica la donna, dall’altra il congelare embrioni umani per un tempo indeterminato, potendo que-sti essere scartati o utilizzati a fini commerciali e di ricerca. Si discrimi-neranno, nel loro diritto all’identità, coloro che sono concepiti attraverso la fecondazione artificiale, perché non potranno conoscere chi è la lo-ro madre o il loro padre biologico. I coniugi che si uniscono in matrimo-nio non avranno obbligo giuridico di fedeltà né di convivere sotto uno stesso tetto; i legami affettivi matri-moniali verranno indeboliti e svalo-rizzati». La Conferenza episcopale argenti-na auspica invece «una società nella quale si favoriscano i vincoli stabili e dove si dia priorità alla protezione dei bambini e dei più indifesi. I de-sideri degli adulti, sebbene appaia-no legittimi, non possono imporsi di fronte ai diritti essenziali dei bambini. In quanto adulti, abbiamo più obblighi che diritti. È necessario riconoscere e offrire protezione giu-ridica a ogni vita umana fin dal concepimento, e ricordare che non tutto lo scientificamente possibile è eticamente accettabile». Nel documento i presuli ricorda-no che BenedettoXVI«ha più volte insegnato che la giustizia delle leggi e delle azioni di governo ha il pro-prio fondamento in valori oggettivi, che l’uomo può conoscere guidato dalla ragione. Il ruolo della fede re-ligiosa è aiutare la ragione affinché scopra con chiarezza questi principi morali e li applichi in modo retto. È per questo — sottolineano — che noi cattolici abbiamo non solo il diritto, come tutti i cittadini, ma anche l’obbligo di dare il nostro apporto al dibattito pubblico. Vogliamo pro-porre ed essere ascoltati». La riforma del codice civile rap-presenta, per la Conferenza episco-pale, una grande opportunità per agire tutti per il bene della nazione. Ai cristiani, in particolare, spetta «la testimonianza personale e comunita-ria di Gesù Cristo affinché risplenda tra gli uomini l’amore di Dio, vero fondamento e modello delle relazio-ni umane». Le riforme proposte, as-sieme ad altre già presentate o in corso di esame legislativo, interpel-lano fortemente la Chiesa: «Noi co-me pastori; le madri e i padri di fa-miglia, i quali — scrivono i vescovi — hanno il compito di vivere il loro matrimonio con ancor maggiore im-pegno e di educare i propri figli ai valori evangelici e alla verità sulla persona, con sguardo lucidamente critico su ciò che ci circonda». Ai sacerdoti, ai diaconi, ai consacrati e ai catechisti spetta «comunicare tali contenuti e impegni vitali con la lo-ro parola e testimonianza». Le scuo-le e i docenti sono invece chiamati «ad accompagnare e ad aiutare i ge-nitori in questo difficile compito con coerenza e bravura», mentre ai medici e a tutti coloro che lavorano nel campo della sanità si chiede di «decidere in coscienza» quando si trovano davanti a casi difficili e de-licati. Infine gli avvocatieigiudici, «chiamati a difendere la giustizia e il bene della persona in tutte le si-tuazioni». Ai legislatori viene dun-que chiesto di assumersi pienamente le loro responsabilità, di studiare a fondo le riforme proposte e di esse-re aperti all’ascolto di tutte le voci, soprattutto della voce della propria coscienza. Ieri, giovedì, l’arcivescovo di San-ta Fe de la Vera Cruz, José María Arancedo, presidente della Confe-renza episcopale argentina, ha par-tecipato al dibattito svoltosi presso la commissione bicamerale del Con-gresso della nazione (il palazzo che a Buenos Aires ospita i lavori del Senato e della Camera dei deputati) proprio allo scopo di offrire il con-tributo della Chiesa cattolica alla ri-forma del codice civile. Monsignor Arancedo era accompagnato da pa-dre Andrés Tello Cornejo, segretario esecutivo della Commissione episco-pale della pastorale della salute. Non è la prima volta che i vesco-vi argentini intervengono sull’a rg o -mento. Il 27 aprile scorso, al termi-ne dell’assemblea plenaria, avevano diffuso un documento che contene-va riflessioni e suggerimenti su alcu-ni temi legati alla riforma del codice civile.

(©L'Osservatore Romano 25 agosto 2012)