La pretesa di invocare lo stato di necessità per giustificare l'ordinazione di vescovi contro la volontà esplicita del Papa si fonda su un'«ecclesiologia della supplenza» che confligge con quella cattolica: la vera posta in gioco è l'autorità della Chiesa, spiega don Albert Jacquemin, che della Fraternità San Pio X è stato membro fino alle consacrazioni illegittime del 1988.
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