di ROBERT SARAH* Il 22 luglio, per decisione di Papa Francesco e nell’anno della misericordia, celebriamo santa Maria Maddalena come festa liturgica. Il nuovo prefazio, intitolato De apostolorum apostola (“apostola degli apostoli”), seguendo Rabano Mauro e san Tommaso d’Aquino, presenta la santa amata dal Signore come testis divinae misericordiae (“testimone della divina misericordia”), prima messaggera che annunciò agli apostoli la risurrezione del Signore (cfr. Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, n. 16).
Voglio soffermarmi su due atteggiamenti della santa che sono il cuore del nuovo prefazio e dei testi della messa e che possono aiutare tutti i cristiani, uomini e donne, ad approfondire il nostro compito come seguaci di Cristo: l’adorazione e la missione. Nel prefazio si presenta la Maddalena che amò appassionatamente Cristo finché era in vita, lo vide morire sulla croce, lo cercò quando giaceva nel sepolcro e fu la prima ad adorarlo risuscitato dai morti. Il testo mette poi in rilievo che la santa, onorata con la missione di essere apostola degli apostoli, annuncia la buona novella di Cristo vivente agli apostoli, che a loro volta avrebbero diffusa questa notizia fino ai confini della terra. È l’amore ciò che caratterizza la vita di Maria Maddalena. Amore appassionato, come ricordano le due possibili letture della messa: «Ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia» (Cantico dei cantici, 3, 1-2), perché «l’amore del Cristo ci possiede» (2 Corinzi, 5, 14). Un amore che porta a cercare il Signore, come cantano il salmo responsoriale e il prefazio della festa: «O Dio, tu sei il mio Dio, all’a u ro r a io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata senz’acqua» (Salmi, 63, 2). Per questo, dilexerat viventem e quaesierat in sepulcro iacentem (“lo amò mentre viveva” e “lo cercò quando giaceva nel sepolcro”). Infatti, «si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio» (Giovanni, 20, 1). È l’amore che deve caratterizzare la nostra vita di cristiani, di veri amici di Gesù. Un amore che ci porta a cercare il Signore. È questo l’unico programma valido per la Chiesa, come ricordava Giovanni Paolo II: «Non si tratta, allora, di inventare un te, ma realmente fa il Cristo per l’op era del suo Spirito. La fede viva per la carità, l’adorazione, la lode al Padre e il silenzio di contemplazione, saranno sempre i primi obiettivi da raggiungere per una pastorale liturgica e sacramentale» (Vicesimus quintus annus, n. 10). Adorare Dio, come afferma il vescovo di Roma, in «ogni cerimonia liturgica», ciò che «è più importante è l’adorazione» e non «i canti e i riti», per quanto belli: «Tutta la comunità riunita guarda l’a l t a re dove si celebra il sacrificio e adora. Ma io credo, umilmente lo dico, che noi cristiani forse abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. E pensiamo: andiamo al tempio, ci raduniamo come fratelli, ed è buono, è bello. Ma il centro è lì dov’è Dio. E noi adoriamo Dio» (22 novembre 2013). Il Papa ci domanda: «Tu, io, adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con lui, a fermarci a dialogare con lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte» (14 aprile 2013). A mezzo secolo dalla Sacrosanctum concilium è ancora il Pontefice a ricordarci la necessità di dare a Dio il primo posto: «Non serve disperdersi in tante cose secondarie o superflue, ma concentrarsi sulla realtà fondamentale, che è l’incontro con Cristo, con la sua misericordia, con il suo amore e l’amare i fratelli come lui ci ha amato. Un incontro con Cristo che è anche adorazione, parola poco usata: adorare Cristo» (14 ottobre 2013). Maria Maddalena è il primo testimone di questo duplice atteggiamento, adorare Cristo e farlo conoscere. Come dice ancora il prefazio, seguendo il vangelo del giorno: prima adoraverat a mortuis resurgentem, et eam apostolatus officio coram apostolis honoravit ut bonum novae vitae nuntium ad mundi fines perveniret. «Va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e ciò che le aveva detto» (Giovanni, 20, 17-18). Si tratta in definitiva di incentrare la nostra vita su Cristo e sul suo Vangelo. Sulla volontà di Dio, spogliandoci dei nostri progetti per poter dire con san Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Galati, 2, 20). L’apostola degli apostoli, Maria Maddalena esce da se stessa per andare da Cristo con l’adorazione e la missione. In questa stessa linea afferma Papa Francesco: «Questo “eso do” da se stessi è mettersi in un cammino di adorazione e di servizio. Un esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore e di servizio a lui nei fratelli e nelle sorelle. Adorare e servire: due atteggiamenti che non si possono separare, ma che devono andare sempre insieme. Adorare il Signore e servire gli altri, non tenendo nulla per sé» (8 maggio 2013).
*Cardinale prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti