Agostino Cardinal Marchetto
Il Festschrift in onore del Prof. Johannes Grohe in occasione del suo 70° compleanno, mi dà felice occasione per offrirGli, partendo dall’odierna situazione della Chiesa Cattolica, quoad sensibiliter apparet,[1] di ritornare al Concilio Ecumenico Vaticano II – che lo vide ragazzo – e alla sua storia ed ermeneutica, grazie alla mia ultima pubblicazione.[2] Essa mi ha infatti permesso di presentare una visione d’insieme, con un imponente “Sommario”, appunto, che mostra un panorama per la successiva ricerca autorizzata, indicando agli studiosi piste mirate agli interessi scientifici di ciascuno.
Per la situazione contemporanea della Chiesa il titolo del saggio “Riflessioni. Per un dialogo intraecclesiale” (o, nella versione inglese: “Communion. Reflections for an intraecclesial Dialogue”), è significativo ed introdotto, per quanto riguarda la mia parte dello studio, da una guida di lettura.[3]
In effetti, il richiamo iniziale a un fatto recente, esemplare per la diversità di pareri esistenti anche all’interno della gerarchia cattolica e del popolo di Dio negli Stati Uniti d’America, che riflettono diversità di appartenenza partitica, manifestano altresì la necessità di dialogo intraecclesiale nelle prese di posizione del Magistero, e relativa tempistica. Ciò potrebbe farci concludere che i criteri di giudizio, oltre le varie sensibilità e priorità di ciascuno, dipendono pure molto da una diversa ermeneutica rispetto al Concilio Ecumenico Vaticano II e dalle sue conseguenti relazioni, diciamo, Chiesa-mondo, coinvolgendo la morale cattolica e il suo Magistero.[4]
Tale problema, quello di una concreta interpretazione conciliare, esiste in molti paesi, anche se negli Stati Uniti d’America[5] si rivela maggiormente per la “consistenza”, a tutt’oggi, della Chiesa Cattolica in quel Paese e per forze che sostengono coloro che in Concilio formavano maggioranza e minoranza, ma che trovarono, a causa altresì alla mediazione straordinariamente efficace di Paolo VI, la grazia di approvare tutti i documenti sinodali quasi all’unanimità. Aggiungerò subito, per spiegare l’uso, nel titolo di questo nostro saggio, della parola “dialogo”, che fu in effetti l’Enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam, attorno a tale tema, il contributo suo fondamentale al Concilio, in questo campo, per rimuovere la situazione di blocco creatosi nella discussione in vista della Gaudium et Spes (sulla relazione Chiesa-mondo).
Orbene, tale felice conclusione del Magno Sinodo – come l’ho sempre chiamato – purtroppo incontrò quasi subito difficoltà a continuare in tale atteggiamento di “koinonia” (Comunione) per un servizio alla famiglia umana, rimanendo comunque “Chiesa Cattolica“, identità necessaria non solo per se stessa ma anche per il movimento ecumenico. Lo ricordò Cullmann ai suoi fratelli luterani, facendo menzione al “genio” del Cattolicesimo, quello di saper mettere insieme (et … et) realtà che per altri rimangono divergenti (aut … aut).[6] E ci fu chi pensò addirittura che le divisioni nacquero nel Popolo di Dio a causa del Concilio.[7] L’eminente Teologo a cui qui mi riferisco, delineò così la situazione: per alcuni, esso ha fatto ancora troppo poco, si è arenato ovunque nel suo slancio, è risultato un conglomerato di prudenti compromessi, una vittoria della tattica diplomatica sull’impeto dello Spirito Santo che non vuole sintesi complicate, ma la semplicità del Vangelo; per altri è invece uno scandalo, un cedimento della Chiesa allo spirito malvagio di un’epoca in cui l’offuscamento del senso di Dio è conseguenza del suo selvaggio attaccamento a ciò che è terreno.[8] I suoi termini sono così tratteggiati dal Prof. Ratzinger già nel ’66, che aggiunge: “Qui si può solo cercare di cogliere un po’ più precisamente, in alcuni punti, quel malessere che abbiamo constatato come situazione presente della Chiesa dopo il Concilio, formulando così con maggiore chiarezza il compito impostoci dalla ora presente“.[9]
Dopo aver indicato i campi del malessere, nel nostro testo si affronta nella sua essenza la missione della Chiesa Cattolica per realizzare l’evangelizzazione e la promozione umana integrale, che richiede un dialogo intraecclesiale fra le due sue tendenze ugualmente legittime, in sé, quella più sensibile alla fedeltà alla Parola di Dio e alla Sacra Tradizione e quella più attenta all’incarnazione, diciamo così, nel mondo di oggi, ma che debbono essere e rimanere Chiesa Cattolica, in comunione. Questo significa applicare la corretta ermeneutica, finalmente espressa come riforma non nella rottura e discontinuità, ma, con il rinnovamento, nella continuità dell’unico soggetto Chiesa.10
Ciò implica, in precedenza, la necessità del superamento delle lacune storiche ed ideologiche dell’opera postconciliare della “Scuola di Bologna”,[10] sia per quel che riguarda i Diari conciliari privati, ma soprattutto perché compiuta senza il sostegno di Documenti ufficiali fondamentali per la comprensioni del Magno Sinodo, quali gli Atti dei suoi Organi Direttivi e della Segreteria Generale.[11] Oggi, poi, possiamo ricorrere a quella fonte straordinaria di conoscenza di Papa Paolo VI che è il Diario Felici, Segretario del Concilio, pubblicazione da me curata. Lo testimonia un mio recente articolo sulla minoranza conciliare, come risulta dal Diario Felici, Segretario Generale del Vaticano II.[12]
Uno dei temi più soggetti a discussione in Concilio, e fuori, fu la Dichiarazione sulla libertà religiosa che è quello dell’ultima parte del mio saggio, piuttosto lungo, ma necessario se si vogliono chiarire le cose. Dopo aver illustrato i contributi di valore alla discussione conciliare, in special modo di Courtney Murray, di Pietro Pavan e di Mons. Wojtyla, la conclusione sintetizza la problematica e pone in evidenza l’importanza del tema anche oggi, grazie pure alle parole dell’Arcivescovo Paul Gallagher, specialmente in relazione ai “nuovi diritti”.
Segue il richiamo a un discorso chiarificatore per tutti i cattolici, che desiderano rimanere tali, circa la “ricezione” del Vaticano II, con richiamo al Concilio Ecume-
10 Dal discorso di Papa Benedetto XVI alla Curia Romana in data 22/XII/ 2005, con le seguenti fondamentali attestazioni in cui “emerge la domanda: Perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino. L’ermeneutica della discontinuità rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare. Essa asserisce che i testi del Concilio come tali non sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio”.
nico Vaticano I, e memoria da parte nostra ad un documento (segreto, in un primo momento) di Bismarck che aveva equivocato, se non ingannato.[13]
Per un dialogo intraecclesiale
Ritornando al dialogo, una certa sua mancanza in quello intraecclesiale è rilevata, da entrambi gli Autori di “Riflessioni”, pur con analisi e soggetti di studio diversi, perché alla fine si constata, che è poco, o quasi niente, e, inoltre, concretamente, anche Stati Uniti d’America ed Unione Europea rivelano delle polarità, differenze e varietà che possono e devono giungere a unità, nella pluriformità possibile, con rispetto di varie opinioni legittime, senza insulti e disprezzo degli uni verso gli altri.
In ogni caso, ad inizio o post pandemia, noi Autori del saggio qui di riferimento, abbiamo rilevato quanto difficile sia l’accoglienza di un appello al dialogo, anche se ci siamo trovati insieme a farlo.
Al tempo stesso abbiamo sperimentato la gioia di poter mettere insieme il nostro lavoro, il nostro impegno, e costatato la possibilità di proporre riflessioni utili, sia nella Chiesa che nel mondo. Due realtà che sono, fra l’altro, i due luoghi di cui abbiamo parlato in questo nostro piccolo libro, i due poli anche del Concilio Vaticano II, e cioè la Chiesa in sé e in relazione con il mondo. In quel Magno Sinodo troviamo quindi questa polarità e queste due fondamentali realtà, o aspetti, che lo fanno tale. Possiamo dunque attestare essere il Vaticano II ciò che bisogna ritrovare, nel senso che quella unità a cui in esso si giunse, si deve riprenderla adesso. Non possiamo perciò cadere nella trappola aperta subito dopo il Concilio per cui, ciascuno, di esso, riprendeva magari ciò che vi aveva portato, personalmente o il suo movimento, i pensieri della sua parte, senza tenerli insieme agli altri.
Nel saggio a cui ci stiamo riferendo si indica un momento concreto che fece scattare in noi, suoi Autori, il desiderio di analizzare questa situazione, cercando di fornire argomenti per accordi e ricerca, nel dialogo, a favore del bene comune.
Di fatto la scintilla fu la reazione rilevata negli Stati Uniti d’America, in occasione di una dichiarazione del Presidente della sua Conferenza Episcopale Cattolica per la presa di possesso del neo Presidente, pure in un tono veramente buono di accoglienza e di augurio. L’Arcivescovo non aveva cioè tralasciato di menzionare alcuni problemi concreti che il programma governativo, a suo tempo annunciato dal Presidente Biden, potrebbe suscitare da parte della Chiesa Cattolica, di cui conosciamo le posizioni, specialmente quelle legate alla morale pubblica, chiamiamola così, su famiglia, aborto e omosessualità. Insomma sono temi che continuamente sono presentati e che per la Chiesa Cattolica creano una difficoltà grave. Così evidentemente per chi si è espresso negativamente in tale momento, in specie della presa di possesso, non si doveva parlare dell’aspetto di difficoltà del programma presidenziale per i cattolici; è sorta dunque questa necessità in noi Autori, è nato un desiderio di approfondire l’analisi perché sia stato affrontato tale tema, e sia avvenuta questa presa di posizione. Sicuramente ci sono problemi che partono da posizioni politiche e partiti diversi; chi aderisce a quello repubblicano o democratico evidentemente ha una certa tendenza a risolvere o a parlare di questi temi che pure riguardano la Chiesa Cattolica.
Ma poi ebbi la percezione, specialmente per il mio studio pluridecennale sul Vaticano II, di una diversità di ermeneutica conciliare che fa sì che alcuni siano sensibili a certe cose e non ad altre. La componente politica, dunque, ma anche la realtà Chiesa nella quale, in fondo, dobbiamo riconoscere stiamo vivendo una divisione. Allora per ovviarvi, a nostro avviso, bisogna rivolgerci all’ermeneutica della riforma e non della rottura e della discontinuità, bensì dunque della riforma e del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto Chiesa. È una forma cristallina di esprimersi, che manifesta bene quelle che sono state le posizioni al riguardo di tutti i Papi conciliari e post, anche di Papa Francesco; è un cambiamento, poiché con una riforma qualcosa cambia, ma non ne nasce una nuova Chiesa, dimentica della Tradizione e della Sacra Scrittura, e poi dell’interpretazione del Magistero, assieme al Popolo di Dio. Perciò il nostro appello, in fondo, è di ritornare al Vaticano II, cioè ai testi conciliari, e ritorno vuol dire rinnovato studio storico e continuare a curarne l’ermeneutica corretta, aspetto che ho già presentato in un volume specifico.[14] Bisogna inoltre considerare la ricezione. Ci sono tre gradini in materia, infatti, nessuno dei quali può essere saltato.
Sottolineo che pure nella ricezione del Magno Sinodo dobbiamo lavorare molto, e ciò giustifica il punto di vista che mi ha indotto, specialmente tenendo presente la Dignitatis Humanae – Dichiarazione molto importante sulla libertà religiosa, che ha suscitato in alcuni gravi difficoltà – a dare tutto lo spazio ad essa riservato nel nostro saggio.
Del resto gli studi più recenti dimostrano che esiste una continuità storica anche su tale questione, tenendo presente quel che scrivono validi esperti, quali lo statunitense Courtney Murray, il veneto Card. P. Pavan e lo stesso papa Wojtyla, quando era ancora Padre conciliare, che presentò ben validi argomenti. Bisogna quindi sottolineare questa necessità di libertà religiosa oggi, uno dei temi che dobbiamo perorare e difendere. Inoltre, si presenta la necessità di distinguere i diritti fondamentali della persona umana e i nuovi diritti, cioè considerare l’emergere di tendenze a definire tali aspetti non ritenuti anteriormente. Sono veramente diritti? Sono basati sulla dignità umana o, in fondo, aspetti, anche molto ideologici, che si manifestano e che mettono in scacco i veri diritti fondamentali, e specialmente per noi la libertà religiosa e di coscienza? Ecco quindi spiegato il perché delle mie numerose pagine ad essa dedicate, anche rilevando che – secondo giudizio degno di considerazione – sono 63 i Paesi nei quali si può affermare che non esiste libertà religiosa.
Un dialogo intraecclesiale concreto
A questo punto è per me giocoforza inserire nel dialogo intraecclesiale in genere, quello concreto e personale con il Prof. Leo Declerck,16 dal quale è scaturita la recentissima pubblicazione a cui mi sono fin qui riferito e lo studio del “Sommario”[15] che apre lo scrigno dell’Archivio della Segreteria di Stato sul Vaticano II. La mia decisione coincide con il suo cercarmi negli ultimi giorni di vita per sapere se avevo ricevuto il suo gioiello, l’ultimo suo libro.[16]
Ci teneva che lo ricevessi e non andasse perduto perché era segno di un “trattato di pace”, di un dialogo intraecclesiale,[17] ben concluso, testimoniato da un biglietto “con cordiali saluti. In omaggio”, che accompagnava il suo volume, e da un sincero ringraziamento, in questi termini: “en tout cas on ne peut que remercier Mgr. Carbone et Mgr. Marchetto pour l’édition et l’annotation de ce Diario Felici,[18] document important pour l’historiographie du Concile, où jusqu’à ce jour beaucoup d’archives restent à explorer surtout celles de protagonistes ‘romains’ (pensons à Cicognani, Ottaviani, Parente et évidemment au Pape Paul VI). La recherche continue, donc”.[19]
16 Il Prof. Leo Declercq nacque ad Ostenda il 22 aprile 1938 ed è morto a Brugge il 26 settembre 2021. Dalla presentazione nel mio Festschrift (vedi infra nota 22) risulta che era dottore h.c. in Teologia (Università di Magonza), ricercatore associato al Centre for the Study of the Second Vatican Council, dell’Università Cattolica di Lovanio (KU Leuven, Belgio). Egli ha ricordato le sue pubblicazioni originali, recentemente, all’inizio del volume che porta il seguente titolo: “Vatican II: Concile de transition et de renouveau. La Contribution des Évêques et Théologiens belges”, Leuven 2021, IX-XIII. Per la prospettiva che egli ebbe del Concilio Ecumenico Vaticano II veramente significativo ed illuminante risulta, pur con brevi tratti, la Premessa di tale sua ultima opera (ibid., XI-XIII) che mostra umilmente il cammino ancora da percorrere pure dal punto di vista della ricerca storica. A tale riguardo sarebbe utile poter presentare il nostro dialogo-mail, ma tempus fugit.
A proposito di tale ultimo giudizio, mi permetto di notare che nel “Sommario” ora pubblicato abbiamo quasi una parte dell’archivio agognato, potendone rivelare la sua ariosa e vasta struttura e una immagine a conferma della “grandezza” dell’ultimo Concilio.
Oltre al sopra espresso ringraziamento del nostro storico, a conferma, faccio sinceramente menzione alle numerose mail che abbiamo scambiato, in cui il Professore mi chiedeva una lettura critica (per suo uso e consumo) di quanto mi inviava e soprattutto il posto di rilievo da lui attribuitomi nella “Festschrift” per i miei 70 anni,[20] alle “Réactions de quelques periti du Concile Vatican II à la Nota Explicativa Praevia (G. Philips, J. Ratzinger, H. de Lubac, H. Schauf )”.[21] Esse non erano proprio di mio gradimento e lui lo sapeva. Ne è traccia, peraltro, nell’ultimo capoverso del contributo in questione sulla “settimana nera”, che per me tale non fu, e in un certo senso, in parte, me lo concede, parlando invece di un’ombra sulla III sessione del Concilio.[22]
Sono due segni di quanto considero fondamentale – come scrivevo all’inizio – il dialogo intraecclesiale che invece oggi manca. L’impressione è che sono molti i cattolici l’“uno contro l’altro armati”. Per togliere le armi bisognerebbe ritornare a considerare i testi conciliari e il loro spirito, il famoso et … et del Vaticano II che così tante volte ho sottolineato. Ma chi ascolta oggi l’auspicio di riprendere tale “point of reference”, che va oltre il proprio parere personale per abbracciare quello ecclesiale? Eppure non c’è altra strada, anche perché si deve tener presente, seguendo la visione di Newman, lo sviluppo della dottrina in movimento omogeneo e organico.
Questo vuol dire camminare insieme, come si propone la via sinodale che ci sta davanti.
A questo punto riconosco che fu l’incoraggiamento di Declerck – e pure in suo onore – a spingermi a prendere maggior conoscenza del problema degli archivi dei “protagonisti romani” del Vaticano II. E lo faccio qui con la Segreteria di Stato, con un “Sommario”, quanto cioè, dopo tanto perorare, riuscii ad avere “per grazia ricevuta”.
Come si può leggere nella copia della mia lettera del 24/5/18, pubblicata nel “Sommario”, e rimasta senza risposta a dire il vero, scrivevo “nel vederLa lasciare fra non molto il Suo attuale ufficio mi sovvengo di una mia richiesta ripetuta con discrezione nel tempo, soprattutto tramite la voce di mons. Assunto Scotti [Capo Ufficio, in Archivio, allora, nella Prima Sezione – Affari Generali della Segreteria di Stato]. Mi riferisco a quel deposito presso l’Archivio Segreto Vaticano, senza possibilità di consultazione dei documenti della Segreteria di Stato che riguardano il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Orbene – come sa – sarebbe mio desiderio vedere se nel “tesoro” depositato vi fosse materiale non ancora conosciuto per aliam viam che potrebbe far avanzare non solo la conoscenza storica di quel Magno Sinodo, ma soprattutto aiutare nella accettazione della sua corretta ermeneutica. Credo di essere in grado di formulare un tale giudizio e perciò Le chiedo di poter procedere nel senso indirizzato.
Grato per l’attenzione che vorrà prestare alla questione, tenendo in conto quest’anno della commemorazione, con sentimenti di profondo ossequio”.
Comunque, dopo una breve presentazione delle ragioni di pubblicazione, passati quattro anni dall’appello ho ritenuto fosse giunto il momento di pubblicare almeno il “Sommario” che qui ho trascritto in questa pubblicazione anche per incoraggiare tutti a nuova fase di conoscenza e di studio storico delle “fonti”.[23]
Breve descrizione del contenuto del “Sommario”
Dall’indice, il “Sommario” risulta composto di quattro Parti. La prima riguarda la Cronologia (fogli 1–22), la seconda le Persone (fogli 23–27), la terza gli Argomenti (fogli 28–32) e l’ultima, la quarta, porta l’intestazione “Varie” (fogli 33–40).
A chi legge risulta evidente che ho fatto rispettare completamente l’intelaiatura della nostra fonte di conoscenza, anche per la sua disposizione della materia (chiarezza) ed altresì i caratteri usati nella epoca della sua stesura.
Mi sembra opportuno rilevare due punti del “Sommario” e più concretamente un Nota Bene e una risposta al Cardinale Pericle Felici, circa la possibilità di consultazione dei documenti.
Il Nota Bene è così concepito (vedi foglio 32): “Le posizioni dei singoli documenti emanati dal Concilio Ecumenico Vaticano II includono anche gli argomenti trattati sotto qualsiasi forma, con modifiche e titoli provvisori, sia provenienti da più ampi schemi primitivi, sia quando, per l’argomento, hanno attinenza con i rispettivi documenti conciliari”.
Il foglio 40 (n. 24) riguarda invece la “Richiesta di consultazione per eventuale pubblicazione del materiale archivistico del Concilio Vaticano II, raccolto in Segreteria di Stato, da parte del Card. Pericle Felici, Presidente della Pontificia Commissione per l’interpretazione dei Decreti dello stesso Concilio, che ebbe risposta negativa” (giugno 1969).
Oltre 50 anni dopo e le varie pubblicazioni di materiale d’Archivio della Curia Romana avvenute nel frattempo, ritengo che il presente “Sommario”, affidato in custodia presso l’Archivio Apostolico Vaticano, possa dare una indispensabile visione d’insieme del Magno Sinodo e aiutare anche nel vitale dialogo intraecclesiale, per una retta ricezione del Vaticano II, così necessaria specialmente nelle presenti circostanze.
Infine, pur riconoscendo che in questo modo passo attraverso i filtri delle mie preoccupazioni e gioie, pur sempre nella ricerca dell’obiettività, oso segnalare, del “Sommario”, alcune intestazioni di contenuto dell’Archivio che dovrebbero suscitare particolare interesse in chi sarà autorizzato a studiarlo e incoraggerà – lo spero ardentemente – almeno una parte degli storici.
Si tratta della nomina del Segretario Generale del Concilio (foglio 7 n. 47), del Regolamento conciliare (foglio 7 n. 48), della speciale petizione di molti Padri conciliari a favore della simplicitas et paupertas evangelica (foglio 16, n. 91 TER sic: il testo è “mangiato”, in parte, all’origine), del Motu Proprio Apostolica Sollicitudo, con cui viene istituito il Sinodo Episcopale (foglio 18, n. 103), la lettera manoscritta nella quale il Santo Padre avoca a sé ogni decisione in merito alla questione del celibato ecclesiastico (foglio 18, n. 105 bis), e la proposta Commissione per la retta interpretazione dei documenti conciliari (foglio 22, n. 121) e l’intervento del Santo Padre per la parte del matrimonio (foglio 31, n. 16, 5), nonché quelli in aula conciliare dei Cardinali Suenens e Leger su questioni riguardanti il matrimonio – ripercussione degli interventi” (foglio 31, n. 16, 6).
* * *
Questo “Sommario”, nella presentazione che ho da poco pubblicato, si conclude con una mia pennellata naturale alla gloria del sole, e all’ideale sinodale, con l’augurio di rinnovato impegno conciliare.
Scrivevo: ”Sta tramontando il sole anche di questa Epifania 2022 e, dopo la pastorale di questa mattinata nella Parrocchia di S. Giuseppe Lavoratore di Santa Marinella, leggo le bozze artigianali di questo libro, lavorato anche durante le Feste natalizie, e penso umilmente che pure esso possa essere “manifestazione” del Magno Sinodo, come l’ho sempre chiamato, al mondo, alla famiglia umana e anche alla Chiesa. ‘Che dici Chiesa di te stessa?’ domandava infatti il Cardinal Montini nel seno di quel grande avvenimento.
Abbiamo bisogno di una riscoperta, di un rinnovato dono, cominciando di nuovo dallo studio delle radici, delle sue fonti successivamente pubblicate e dal suo svolgimento, per ritrovarci tutti in esso, per un rinnovato dialogo intraecclesiale”.[24]
“Contribuisca il presente “Sommario”, da me considerato oggi anche in omaggio al nostro ch.mo e caro Professore Johannes Grohe, a rianimare la ricerca storica sul Vaticano II per una corretta sua ermeneutica, al fine di una più convinta e cordiale sua ricezione, in comunione sinodale!”.
[1] Agostino Marchetto – Angelo Federico Arcelli, Riflessioni per un dialogo intraecclesiale, Roma 2021. Traduzione inglese con il seguente titolo: Communion. Reflections for an intraecclesial Dialogue, Catanzaro 2021.
[2] Concilio Ecumenico Vaticano II. Archivio della Segreteria di Stato, Sommario, a cura di Agostino Marchetto, Venezia 2022.
[3] Marchetto, Riflessioni (vedi nota 1) 41–44.
[4] Agostino Marchetto, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia, Città del Vaticano 2005, 336–339, con giudizio su “Il Concilio inedito. Fonti del Vaticano II” di Massimo Faggioli – Giovanni Turbanti (a cura di), Bologna 2001. Questo mio intervento dal titolo “Fonti conciliari private” porta nel mio libro il N. 46.
[5] Marchetto, Riflessioni (vedi nota 1) 43–44.
[6] Agostino Marchetto, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Per la sua corretta ermeneutica, Città del Vaticano 2012, 324, alla fine di nota 8.
[7] Cfr. Joseph Ratzinger, Opera Omnia VII/2, 433.
[8] Ratzinger, Opera (vedi nota 7) 433.
[9] Ratzinger, Opera (vedi nota 7) 434.
[10] Vedi la prima storia della storiografia del Concilio: Marchetto, Concilio (di cui supra a nota 4).
[11] Cfr. Faggioli – Turbanti, Concilio (vedi nota 4) 338–339.
[12] Vedi Agostino Marchetto, La Minoranza nel Vaticano II dal ‘Diario’ di Pericle Felici, suo Segretario Generale, in: AHC 50 (2020) 113–128, qui 113.
[13] Marchetto, Riflessioni (vedi nota 1) 41–44.
[14] Marchetto, Corretta ermeneutica (vedi nota 6).
[15] Marchetto, Sommario (vedi nota 2).
[16] Declerck, Vatican II (vedi nota 16).
[17] Cfr. Marchetto – Arcelli, Riflessioni (vedi nota 1).
[18] Vincenzo Carbone (†), Il Diario conciliare di Mons. Pericle Felici, a cura di Agostino Marchetto, Città del Vaticano 2015. A questo proposito Declerck non pensa, o non lo dice, che nel “Diario” Felici c’è in molte parti quasi un riflesso di quello eventuale di Papa Montini.
[19] Declerck, Vatican II (vedi nota 16) 392.
[20] Jean Ehret (a cura di), Primato Pontificio ed Episcopato dal primo millennio al Concilio Ecumenico Vaticano II. Studi in onore dell’Arcivescovo Agostino Marchetto = Päpstlicher Primat und Episkopat vom ersten Jahrtausend bis zum II. Ökumenischen Vatikanischen Konzil. Festschrift für Erzbischof Agostino Marchetto, Città del Vaticano 2013.
[21] Leo Declerck, Réactions de quelques periti du Concile Vatican II à la Nota Explicativa Praevia (G. Philips, J. Ratzinger, H. de Lubac, H. Schauf ), in: Ehret, Primato (vedi nota 21) 577–606.
[22] Ehret, Primato (vedi nota 22) 606.
[23] Cfr. Marchetto, Sommario (vedi nota 2) 13.
[24] Cfr. Marchetto, Sommario (vedi nota 2) 59.