L'annuncio, per il sacerdote, "comporta sempre anche il sacrificio di sé, condizione perché l'annuncio sia autentico ed efficace". Lo ha sottolineato il Papa, soffermandosi, nell'udienza generale di oggi, su "che cosa significa, per i sacerdoti, evangelizzare" ed "in che consiste il cosiddetto primato dell'annuncio". "Gesù - ha spiegato Benedetto XVI - parla dell'annuncio del Regno di Dio come del vero scopo della sua venuta nel mondo e il suo annuncio non è solo un discorso", ma "include il suo stesso agire: i segni e i miracoli che compie indicano che il Regno viene nel mondo come realtà presente, che coincide con la sua stessa persona". In questo senso, "anche nel primato dell'annuncio, parola e segno sono indivisibili", perché "la predicazione cristiana non proclama parole, ma la Parola, e l'annuncio coincide con la persona stessa di Cristo". "Un autentico servizio alla Parola - ha ammonito il Santo Padre - richiede da parte del sacerdote che tenda ad una approfondita abnegazione di sé", senza considerarsi "padrone della parola, ma servo", "voce" della Parola, come proclamava Giovanni il Battista. Essere "voce" della Parola, per il Papa, "non costituisce per il sacerdote un mero aspetto funzionale", ma presuppone un "perdersi" in Cristo, "partecipando al suo mistero di morte e di risurrezione con tutto il proprio io: intelligenza, libertà, volontà e offerta dei propri corpi, come sacrificio vivente".
© SIR
Qui il testo completo dell'udienza generale
PRIMATO DELL’ANNUNCIO
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