Giulio Meotti, grande studioso ed esperto di Israele e Medio Oriente, ha scritto diversi libri, è autore tra l’altro di un documentatissimo libro, “Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele” (Lindau, 2009)
In un articolo su Il Foglio descrive il regime sanguinario dei tagliagole di Hamas (Le esecuzioni sommarie di Hamas, ma per questi palestinesi nessuno fiata, 11.6.26, Il foglio) Meotti riporta le autorevoli stime delle Nazioni Unite, 𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒓𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝑯𝒂𝒎𝒂𝒔 𝒆 𝒍𝒆 𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒑𝒐𝒍𝒊𝒛𝒊𝒂 𝒂 𝑮𝒂𝒛𝒂 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒎𝒖𝒕𝒊𝒍𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒂𝒎𝒎𝒂𝒛𝒛𝒂𝒕𝒐 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒄𝒊𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒂𝒍𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊 𝒅𝒖𝒓𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒂 𝒈𝒖𝒆𝒓𝒓𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝑰𝒔𝒓𝒂𝒆𝒍𝒆, 𝒊𝒏 𝒂𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒊𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒄𝒓𝒊𝒎𝒊𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒈𝒖𝒆𝒓𝒓𝒂: 108 𝒍𝒆 𝒖𝒄𝒄𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒕𝒆 𝒅𝒂𝒍 𝒂𝒈𝒐𝒔𝒕𝒐 2024 𝒂𝒍 𝒈𝒆𝒏𝒏𝒂𝒊𝒐 2026. E’ un altro Rapporto finito subito nel dimenticatoio mediatico. “Esecuzioni, gambizzazioni, fratture ossee con tubi di metallo e mattoni di cemento, percosse”. Uccisioni e torture eseguite anche all’interno di complessi ospedalieri, tra cui il Nasser Medical Complex a Khan Younis. Il rapporto dell’Onu non può fare a meno di scrivere che anche i morti palestinesi per mano di Hamas sono colpa dell’“ambiente creato da Israele”. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐛𝐫𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟕 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞, 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐞𝐬𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐯𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐟𝐞𝐥𝐢𝐜𝐢. Nessuna flottiglia umanitaria ha solcato il Mediterraneo per denunciare queste prigioni a cielo aperto gestite dagli stessi “resistenti”. Nessun Nobel ha indossato la kefiah per piangere questi martiri interni. Nessuna piazza europea si è riempita di bandiere per invocare sanzioni contro i boia islamisti. Invece si è riempita place Victor-Hugo a Seine-Saint-Denis, con la basilica cattedrale a fare da scenografia. Il comizio della sinistra della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, dove prende la parola il premio Nobel per la letteratura, Annie Ernaux. Indossa la kefiah, che, come scrive il romanziere algerino Kamen Daoud sul Point, è il nuovo abito maoista: “Come un tempo con il colletto cinese, si ripropongono poco a poco non il comunismo idealizzato, ma le sue esclusioni, i suoi processi, i suoi tribunali delle intenzioni. Si divide il mondo in due campi, si alimenta la giudeofobia. Si esce dall’aeroporto gridando vittoria dopo una flottiglia di selfie; allora questa falsa vittoria la pagano i palestinesi, mentre i figuranti si pagano in storie. Si proclama Hamas ‘movimento di liberazione’, la sua violenza ‘legittima’, la sua utopia religiosa ‘inclusiva’, chiudendo gli occhi sulle prigioni a cielo aperto, le purghe, le esecuzioni”.
“𝐀 𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐦𝐩𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐜’𝐞̀ 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐮𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐦𝐩𝐚, 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐢 𝐧𝐞́ 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞” scrive il romanziere olandese Leon de Winter sul Telegraaf. “I media hanno ripreso con avidità la propaganda di Hamas come se le fonti fossero indipendenti e attendibili, e come se il jihadismo fosse un’ideologia allegra, ecologista, adatta a femministe e trans. Nel 1948 c’erano 1,3 milioni di arabi che oggi definiamo palestinesi, e oggi in Medio Oriente vivono almeno tredici milioni di palestinesi, più altri un milione nel resto del mondo. 𝐈𝐥 𝐠𝐞𝐧𝐨𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐞𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐨𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐨𝐜𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐞̀ 𝐝𝐞𝐜𝐮𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞. Al Jazeera è il nuovo ministero mondiale dell’illuminazione popolare e della propaganda”. Queste esecuzioni pubbliche di Hamas non turbano i sonni di chi, in nome di un certo “progressismo”, giustifica ogni barbarie purché diretta contro lo stato ebraico. Ogni barbarie. Come Israa Jaabis, l’aspirante esplosiva palestinese appena accolta con ovazioni a Berkeley. Sì, la fallita attentatrice suicida palestinese ha tenuto un discorso agli studenti dell’Università della California ricevendo applausi fragorosi. Jaabis, rilasciata dal carcere israeliano nel 2023 come parte di uno scambio di prigionieri legato agli attacchi del 7 ottobre, ha parlato agli studenti della facoltà di Legge dell’ateneo californiano. 𝐂𝐡𝐢 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚𝐜𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐦𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐠𝐦𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐨𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞.
Torino, 13 giugno 2026
Sant’Antonio di Padova a cura di Domenico Bonvegna