Cattedrale di Pennabilli, 3 Aprile 2010
Sia lodato Gesù Cristo.
Una novità assoluta, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, costituisce il fondamento dell'annunzio pasquale, il fondamento della nostra fede. Le tenebre del mondo, della violenza, dell'oscurità sono state vinte nel mistero di Gesù Cristo che muore e risorge. È la vittoria definitiva di Dio sul male dell'uomo, anticipata dai segni dell'Antico Testamento che abbiamo brevemente ripercorso. Oggi noi siamo dentro questa novità, partecipiamo di questa novità, possiamo camminare in questa Vita nuova che è il fondamento della nostra vita. Tutta la potenza del Signore che vince il male si manifesta così, giorno dopo giorno, nel nostro camminare. È una grande proposta, insieme inquietante e pacificante, è una proposta che investe in ogni momento della storia la coscienza e il cuore dell'uomo, negandogli la possibilità di vincere il male da solo e indicandogli nella presenza di Cristo, del Figlio di Dio incarnato, morto e risorto l'unica possibilità di salvezza. Ciò che è vecchio rinasce, ciò che è distrutto si ricostituisce e l' uomo ritrova una nuova e definitiva intensità di vita.
Il punto più alto in cui abbiamo cercato di capire questa novità è là, dove il preconio pasquale ha detto: "A nulla avrebbe giovato a noi l'esser nati, se non ci fosse toccato il bene della redenzione". (Exultet)
Eppure, fratelli miei, in questo tormentato e tormentoso inizio del terzo millennio, la grande parola e certezza della Chiesa rischia di metterci in crisi, perché siamo gli eredi di una serie di generazioni persuase che non Dio dovesse vincere sul male, ma l'uomo. Che l'uomo avesse tutte le risorse per distruggere materialmente il male e rinnovare se stesso e il mondo.
È la storia terribile delle ideologie, dei sistemi totalitari, delle strutture fisiche, scientifiche e tecnologiche: l'uomo negli ultimi secoli si è buttato nel disperato tentativo di far nascere da sé la novità che Iddio aveva consegnato al cuore trepido e amoroso di Gesù di Nazareth, Figlio di Maria.
Il male non è stato vinto. Questo tentativo è miseramente fallito sotto gli occhi dell'uomo e della storia, determinando il ritorno del male e della violenza a riempire lo spazio lasciato dai fallimenti. Le idee negli ultimi secoli hanno scatenato tremende stragi di uomini facendo della terra non il luogo di esperienza attiva e positiva, ma di distruzione. Con il proposito di distruggere il male si è distrutto, sempre più profondamente e vastamente, l'umanità e la sua vita, i suoi rapporti, dalla famiglia alla società, dalle nazioni ai popoli. Il male è rinato più forte che mai, lasciando l'impressione, all'inizio di questo millennio, di essere invincibile.
L'aspettavamo, e l' orribile e blasfema notizia dell'inesorabilità del male è venuta, recentissimamente, dalle pagine di un libro in cui si esprime la genialità filosofica e teologica di un grande pensatore ebraico. La shoah -dice in sostanza il testo- il punto più terribile della violenza umana, del potere dell'uomo sull'uomo, il tentativo di creare l'inferno sulla terra è accaduta e Dio è stato in silenzio. La notizia, dunque, è che Gesù Cristo e la Chiesa avrebbero mostrato la loro impotenza , che il male e la violenza orienterebbero la vita. La shoah diviene pertanto l'avvenimento definitivo della storia. Questa è la realtà: le altre sarebbero solo illusioni mostratesi miseramente infondate.
Ce l'aspettavamo codesta conseguenza: rifiutata la vittoria di Dio per asserire che l'uomo avrebbe vinto da solo sul male, siccome ha fallito, il male è il vero Dio. Ma a riempire di sgomento è che questa estrema espressione della blasfemia umana fiorisca dal cuore del popolo che, per primo, è stato scelto e chiamato per affermare i diritti e la volontà di Dio, l'inizio del racconto della vittoria di Dio.
Occorre allora rispondere a questa sfida, in cui è racchiuso il senso della Pasqua che stiamo vivendo; capire che cosa vuol dire che Dio ha vinto e vince il male nell'Uomo nuovo Gesù Cristo, principio di un nuovo popolo e perciò di un mondo nuovo.
La vittoria di Dio è la nascita di Gesù Cristo, dell' Uomo nuovo che risorge e che comunica la Sua resurrezione, è oggi il popolo di coloro che credono e partecipano alla resurrezione e camminano nella novità di vita che da Lui nasce. Come la vittoria definitiva di Dio sul male è stato l'Uomo Gesù Cristo che muore e risorge, così la vittoria di Cristo sul mondo continua, attraverso la vita nuova di coloro che credono in lui. È la testimonianza dei credenti di fronte agli uomini di questo tempo.
Certo che l'uomo che vince il male nella fede, nella speranza, nella carità pare nullo, sconfitto, vulnerabile. Che cosa era Santa Teresa Benedetta dalla Croce, colei che aveva accettato di morire nel folto del terrore di Auschwitz, riassumendo in sé l'appartenenza al popolo di Israele e al popolo cristiano? Nulla!
Eppure, in lei Dio ha vinto. Cos'era San Massimiliano Kolbe se non un poveretto, uno dei molti che erano destinati a morire in un campo di concentramento?
Eppure, nella sua professione di fede, ha vinto il male e per qualche giorno Auschwitz è stata dominata dalla sua testimonianza.
Non possiamo pensare alla vittoria di Dio come ad un' ideologia, dato che è la nostra vita, la nostra fede, la nostra speranza, la nostra carità. È la novità, il luogo dove Dio vince e dal quale ci introduce nel male del mondo, affinché dal didentro noi possiamo fare un annunzio diverso: la vita è l'amore di Gesù Cristo e dei suoi.
La sfida del male, fratelli, non è la più grande, tanto è vero che a questa ci si abitua arrendendosi allo stesso modo dell'epigono della mentalità ebraica e laicista prima citato. La Chiesa invece non alzerà mai le mani, perché è la vittoria di Dio sul male del mondo, oggi come 2000 anni fa. Entriamo con forza, con coraggio, con gratitudine, con decisione in questo popolo nuovo al quale il Signore ci aggrega attraverso il battesimo e ci conferma attraverso la Santa cresima. Sacramenti, questi, che anche adesso ci accingiamo ad amministrarli per accogliere altri fratelli. Sacramenti che ricordano a tutti noi che la vittoria di Dio è il nostro popolo.
Non abbiamo bisogno di ideologie, non ci hanno mai illusi, non abbiamo mai patito il loro fallimento o riposto le nostre speranze nei grandi progetti totalitari e tecno - scientifici. Noi abbiamo solo sperato nel mistero di Cristo che si comunica alla vita di ciascuno mettendoci nel mondo come testimoni limpidi della Sua resurrezione.
"Questa è la vittoria che vince il mondo, la nostra fede" (1 Gv 5,4)
E così sia.
+Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro
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Omelia della Veglia Pasquale, di Mons. Luigi Negri
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