Il professor Francesco Bruno, in un sol colpo, bacchetta il collega Vittorino Andreoli e l’Avvenire. Che cosa è accaduto. Sul prestigioso quotidiano della Cei ,il professor Vittorino Andreoli, nel corso di una comunque interessante inchiesta sul tema della omosessualità, ha sostenuto che non si tratta di patologia, scatenando la sfrenata passione e l’entusiasmo di Franco Grillini. Abbiamo interpellato sul tema il professor Francesco Bruno che la pensa in modo diverso. Dunque professore in che modo va considerata l’omosessualità, ed in particolare si trova in sintonia con il collega Andreoli che la ha definita non patologica? : “allora, bisogna dire questo. L’omosessualità è una malattia che si genera e dipende anche da una predisposizione biologica, mentre a volte è causata da disturbi derivanti dal contesto della famiglia, dall’ambiente in cui si vive da problemi di relazione con i genitori. Dunque l’omosessualità, tenuto ...
.. conto che la normalità, secondo natura, contempla
i generi di uomo e donna, è patologica e quindi considerabile una
malattia". Poi aggiunge: " tanto viene confermato dalla Organizzazione
mondiale della sanità e dai colleghi americani che hanno depennato
dalle malattie solo la cosiddetta omosessualità egosintonica". Dunque
secondo lei l'omosessualità è figlia di una patologia: " certo. Tutte
le condotte contro natura sono patologiche. Ora ho esaminato il caso in
cui un soggetto per cause organiche ha una predisposizione
all'omosessualità. Poi esiste un secondo caso".
Quale
sarebbe?: " quando il soggetto liberamente sceglie di essere
omosessuale, in quel caso compie una scelta border line criminosa.
Voglio dire se questa scelta omosessuale è responsabile, non frutto di
traumi, ma avviene all'interno di gruppi sociali ben definiti, ha degli
evidenti caratteri antisociali, spesso anche insidiosi che
potenzialmente hanno natura lesiva dell'ordinata convivenza. Ovviamente
non bisogna discriminarli e con questo non dico che tutti gli
omosessuali siano pericolosi, ma certo si tratta di un grave caso di
disordine mentale".
Ma in quali casi un
soggetto responsabilmente sceglie di voler essere omosessuale?: "
quando volontariamente abbandona la via dettata dalla natura e per
opzioni sociali e culturali contro natura e socialmente criminali nel
senso di sbagliate, vuole creare un terzo genere mai contemplato da
madre natura. Dunque ,il collega Andreoli che stimo e apprezzo non mi
trova consenziente: l'omosessualità è patologica, va considerata una
vera e propria infermità vuoi dal lato biologico, vuoi dal lato
mentale".
Professore, ritiene compatibile o
accettabile un prete gay? : " assolutamente no. Intanto senza voler
fare il teologo il prete, deve obbedire alla castità, quindi sarebbe da
condannare sia un prete gay ,che eterosessuale. Ciò detto, un prete gay
lo è maggiormente, perché viola il dovere di castità contro la natura.
Insomma il sacerdote perde poi anche la libertà personale che è
caratteristica del suo ministero, senza contare i rischi di altra
natura che si potrebbero correre in seminari e conventi ,per i quali la
Chiesa ha già pagato prezzi elevati. No, omosessualità e sacerdozio
sono in contrasto".
Il giornale Avvenire ha
ospitato un intervento di Andreoli in cui si fanno siffatte
affermazioni: " Andreoli è libero e padrone di dire e scrivere ciò che
crede nei convegni e su tutti gli organi di informazione. Io non me la
prendo con Andreoli. Da cattolico, ed anche un poco all'antica, trovo
sconcertante che un giornale come Avvenire ospiti, certamente con rette
intenzioni, temi del genere che possono mal interpretarsi da menti
malate o deboli".
Bruno Volpe
© Pontifex
L’omosessualità è una patologia, oltre che un grave disordine mentale.
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