Caro Avvenire,
Ti scrivo per il bene che ti voglio anche se a volte non sono d'accordo con quanto pubblichi. Ma non te lo comunico. Questa volta però debbo farlo perché la cosa riguarda il mio amato Vaticano II, la sua interpretazione, o ermeneutica che dir si voglia, ed è una cosa seria dato che l'ultimo Concilio è il punto di riferimento fondamentale della Riforma voluta da Papa Francesco e non solo. Lo ho largamente illustrato nel mio "La riforma e le riforme nella Chiesa. Una risposta" della L.E.V.
Orbene, ieri, 4/XII/18, in un accattivante articolo del nostro giornale, dal titolo "Così nasce la Chiesa di domani", Maurizio Gronchi si riferiva alla sinodalità che "tocca la questione della collegialità episcopale, tema ancora ingessato nel quadro della 'Nota esplicatica previa' di Lumen Gentium ....".
Dunque credo che l'Autore richiami qui un punto particolarmente delicato poichè, con tale 'Nota', San Paolo VI ha presentato ai Padri conciliari i termini in base ai quali essi avrebbero votato. E non c'era in essa estraneità con i testi conciliari, con le distinzioni che pure facevano tra collegialità in senso stretto e largo, affettiva ed effettiva, come dichiarò lo stesso Philips e finanche Schillebeeckx.
Quindi se si "ingessa" e non si interpreta secondo tale 'Nota' bisogna essere coscienti che si segue "un'ermeneutica della rottura e della discontinuità e non quella della riforma e della continuità dell'unico soggetto Chiesa", in cui il binomio "primato ed episcopato" è inscindibile. In ogni caso, pur accettando la possibilità di uno sviluppo dottrinale, esso dev'essere omogeneo ed organico.
Mi fermo qui aggiungendo solo che nel primo discorso all'inizio del Sinodo sulla Famiglia Papa Francesco attestò egli stesso che i gradi riferentisi alla gerarchia due sono di istituzione divina: c'è il successore di Pietro e c'è il Vescovo nella sua propria diocesi. Gli altri gradi (o corpi) intermedi sono di istituzione umana.
Ecco, per concludere, direi che oggi c'è la tendenza a vedere maggiormente i corpi intermedi dimenticando (il famoso et...et) quelli di istituzione divina. Peraltro non possiamo procedere come se non ci fosse stato il Vaticano II che finalmente, nei suoi testi, ha superato bellamente e con un consensus episcopale straordinariamente elevato (quasi all'unanimità) le tensioni papato-episcopato nel corso dei secoli precedenti.
Con cordiali saluti ringrazio dell'ospitalità.
+ Agostino Marchetto
Arcivescovo