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La notte della luce. Pagine e omelie di Natale è il titolo di un volumetto che raccoglie interventi di Karol Wojtyla - dalla sede di Cracovia e poi dalla Cattedra di Pietro come Giovanni Paolo II - sul mistero dell'Incarnazione (a cura di Andrzej Dobrzynski e Valerio Rossi, Novara, Interlinea edizioni, 2010, pagine 134, euro 8). Nel libro anche una testimonianza del cardinale arcivescovo di Cracovia, che del compianto Pontefice è stato segretario particolare.


di Stanislaw Dziwisz

Il Natale del Signore, insieme alla Pasqua, è uno dei momenti culminanti dell'anno liturgico e dei più importanti della vita cristiana. È vissuto come festa della famiglia perché aiuta a celebrare la vita stessa:  il Figlio di Dio nasce sulla terra diventando uomo per portare a compimento l'opera di salvezza.
Per il Santo Padre Giovanni Paolo II le feste natalizie erano prima di tutto un momento molto importante per celebrare il mistero dell'Incarnazione di Dio, cioè dell'Amore che si fa vicino a tutti gli uomini, quando nasce come bambino a Betlemme. Quest'avvenimento storico, raccontato nel Vangelo di san Luca, porta a compimento tutta la storia della salvezza suscitando grande speranza nei cuori della gente. Ci ricorda che Dio creatore non ha dimenticato l'uomo, ma si china sulla sua debolezza e vuole essergli più vicino. Nasce nella povertà per non creare distanza con nessuno:  con i pastori e con i re magi. Ognuno di noi può aprire il cuore e accettarlo. Il Santo Padre celebrava il Natale con tutta la Chiesa presiedendo la santa messa di mezzanotte e del giorno e poi facendo gli auguri a tutto il mondo, perché credeva che come cristiani dobbiamo condividere questa gioia con tutti gli uomini di buona volontà.
Le feste di Natale erano per il servo di Dio Giovanni Paolo II le feste della famiglia, anche se lui stesso aveva perso presto la sua famiglia:  la mamma morta quando era bambino, la sorella appena nata, il fratello maggiore già dottore e il padre durante la seconda guerra mondiale. Ma il Santo Padre celebrava il Natale con grande gioia nella famiglia dei sacerdoti e delle suore, che lavoravano con lui. Era sempre circondato dalla "famiglia" dei suoi studenti fin dai tempi in cui era cappellano a San Floriano, a Cracovia. Li invitava al palazzo vescovile a Cracovia e anche a Roma, perché credeva che la gioia del Natale doveva essere condivisa con gli altri. In Vaticano celebrava il Natale con la famiglia pontificia, composta non soltanto dai signori cardinali e monsignori che lavoravano nella curia, ma anche dalla vigilanza vaticana e da chi svolgeva altri servizi.
Il Natale era per Giovanni Paolo II la festa celebrata con il presepe - quello grande sulla piazza San Pietro e quello piccolo nel suo appartamento privato. C'era anche l'albero di Natale, offerto sempre da un nuovo Paese, che ricordava la tradizione del nord e che fino a oggi viene allestito in piazza San Pietro. Gli piacevano i canti natalizi e i cibi tipici di questo periodo, perché aiutavano a creare un'atmosfera indimenticabile e a vivere il mistero della Nascita di Dio.
Il Natale del Signore era per il servo di Dio un mistero da contemplare nella liturgia e nella vita quotidiana e che, contemplato, doveva essere condiviso con gli altri.


(©L'Osservatore Romano - 11 dicembre 2010)