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a terremoto haitiROMA, 17. «Due anni e mezzo dopo il violento terremoto, Haiti si presenta come un Paese ancora in bilico: in attesa degli aiuti internazionali, dello sviluppo definitivo, di quel salto che possa garantirgli l’inizio di un nuovo percorso.
Un Paese con poche forze che stenta a rialzarsi». L’analisi è contenuta nel rapporto Caritas italiana ad Haiti: un impegno di comunione, pubblicato nei giorni scorsi. La situazione nel Paese, nonostante gli enormi sforzi compiuti dalla comunità internazionali, è ancora critica: sono infatti circa un milione e mezzo i senza tetto e il numero dei contagi di colera è tornato a crescere, con un picco mai registrato dall’i n s o rg e re dell’epidemia. Da gennaio a marzo di quest’anno il numero dei malati è passato da 452.000 a 546.000 (quasi centomila in più). Secondo un’indagine di aprile 2012 della Direzione nazionale di Haiti per l’approvvigionamento idrico e l’igiene, del mezzo milione di sopravvissuti del terremoto che continuano a vivere nei campi sfollati, meno di un terzo sono dotati di acqua potabile e solo l’1 per cento ha recentemente ricevuto del sapone per potersi lav a re . Inoltre, dei cinque miliardi e mezzo di dollari messi a disposizione per gli aiuti da varie fonti, soltanto la metà è stata spesa per la fase della ricostruzione, che tarda a p a r t i re . Dopo due anni e mezzo, Caritas italiana continua a restare accanto alla popolazione locale. Finora, si legge nel rapporto, sono 119 i progetti di solidarietà avviati, per quasi sedici milioni di euro, per l’assistenza degli sfollati (cinque milioni), ma anche, nella prospettiva della ricostruzione, per la formazione (ventisette milioni), l’animazione e l’istruzione, e in ambito socio-economico, idrico-sanitario, agricolo (sessantatré milioni). I fondi raccolti grazie alla solidarietà di moltissime persone, singolarmente e attraverso le parrocchie delle diocesi italiane, in seguito alla colletta nazionale indetta dalla Conferenza episcopale italiana, ammontano a 24.735.118,19 euro (i dati sono aggiornati al 20 giugno 2012). Tutto ciò è stato reso possibile grazie allo spirito di collaborazione e di comunione «perché — ha spiegato il direttore di Caritas italiana, don Francesco Soddu — l’ascolto è il primo pilastro dei progetti: è condizione essenziale per apprendere, comprendere, entrare in relazione e creare basi di comunione con la popolazione locale». Secondo un rapporto delle Nazioni unite, circa la metà dei detriti causati dal terremoto, nel quale sono morte 220.000 persone e altre 300.000 sono rimaste ferite, non è ancora stata rimossa. «Il popolo — ha spiegato il vescovo di Anse-à-Veau et Miragoâne e presidente di Caritas Haiti, monsignor Pierre-André Dumas — sta reagendo con grande caparbietà. La fase dell’urgenza la stiamo gradualmente chiudendo per aprire quella della riabilitazione. In questa fase è indispensabile e determinante l’aiuto di Caritas italiana. Nel Paese — ha aggiunto il presule — si assiste a una vitalità dell’economia che si sta riprendendo piano piano e nonostante la precarietà quotidiana il popolo di Haiti cerca di risollevarsi e di rimettersi in piedi, ma soprattutto sta cercando di trovare il cammino della speranza». Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas italiana tramite conto corrente postale n. 347013 specificando nella causale: «Emergenza terremoto Haiti».

 © Osservatore Romano - 18 luglio 2012