Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home
di Oddone Camerana
Quando le circostanze lo richiedono, ribadire e ritornare sulla centralità del lutto come protagonista della storia della cultura non è tempo sprecato.
Mettere in evidenza che dare dignità alla morte, renderla familiare, avvicinare le persone all'evento che pone fine alla vita - sia che lo si subisca direttamente o indirettamente come superstiti, in quanto parenti o amici del defunto - sono stati, questi, i momenti e i capitoli fondamentali del testo antropologico scritto dai viventi, è un fatto che si presenta come un dovere che di volta in volta è bene assolvere.
Di seguito due esempi presi a campione con riferimento all'esigenza appena espressa: quello che vede Nietzsche docente di filologia classica tenere tra il 1875 e il 1878 le lezioni raccolte sotto il titolo Il servizio divino dei Greci, prima traduzione integrale; o il critico d'arte Erwin Panofsky scrivere nel lontano 1964 La scultura funeraria, dall'Antico Egitto a Bernini. Due testi questi che gli autori citati non avrebbero probabilmente scritto se non fossero stati mossi, seppur da punti di vista differenti, dalla stessa esigenza di ricollocare la morte nel suo ruolo di protagonista della cultura. Il primo ponendo a frutto la sua erudizione per mostrare come la potenza ordinatrice del genio greco fosse riuscita a porre il culto della morte al centro delle ritualità arcaiche mediterranee e mediorientali. Il secondo dimostrando come il filone dell'arte funeraria, costituito da tombe, mausolei, sarcofagi, steli, urne cinerarie, cippi, lapidi, cappelle, pietre tombali, epitaffi marmorei e monumenti, al centro di una storia che dall'antico Egitto, passando per l'epoca etrusca e pre-ellenica per terminare con il Bernini, ha tracciato la storia stessa della scultura.
Oggi non è più una novità ricordare che la società contemporanea è caratterizzata da un acuto rifiuto della morte, sempre di più allontanata dalla scena della vita e resa asettica e guardata con ostilità e come qualcosa di profondamente ingiusto, di unfair da sconfiggere in quanto privo del ruolo di evento centrale nella formazione della cultura.

(©L'Osservatore Romano 28-29 gennaio 2013)