Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home

124q08c"Il messaggio che la Chiesa rivolge a tutti gli uomini di buona volontà riguardo all'Hiv/Aids va ben oltre la solita retorica strumentale sulla prevenzione; esso è un sì alla vita, un sì ad una vita vissuta nobilmente ed umanamente, nel rispetto del proprio corpo e di quello degli altri". È la conclusione della lectio magistralis tenuta dall'arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, tenuta questa mattina, sabato 28 maggio, durante la giornata conclusiva dei lavori del convegno internazionale sul tema "Centralità della persona nella prevenzione e nel trattamento della malattia da Hiv/Aids: esplorando le nuove frontiere", organizzato dalla fondazione "Il Buon Samaritano" a Roma.
 La via che propone la Chiesa, ha detto l'arcivescovo, è un cammino di crescita umana della persona colpita dall'epidemia, attraverso un modello di sessualità umana basato sui valori della fedeltà coniugale e della famiglia. Si tratta certamente del cammino più difficile.
Nella risposta personalista all'infezione, che la Chiesa fa sua, non si propone, certo, la strada più facile. Il calo significativo nella diffusione e nella mortalità causata dall'Hiv/Aids, anche nei Paesi poveri, è dovuto al cambiamento di comportamento e all'accesso al trattamento antiretrovirale in proporzione alla sua accessibilità nel mondo. Le esperienze sul campo, con i giovani, in diversi paesi africani particolarmente colpiti dall'Aids mostrano che l'appello a una "vita sana e gioiosa" trova accoglienza e, grazie a loro, amplificazione. "In un mondo minato nella propria capacità di giudicare e di pensare - ha fatto notare l'arcivescovo - dal razionalismo, dall'utilitarismo e dall'edonismo, la Chiesa lancia un messaggio di gioia, di speranza e di fiducia nell'uomo".
L'infezione dell'Aids è un flagello, che però può essere vinto. "Può essere vinto - ha confermato il presidente - dall'alleanza, da costruire e rinforzare, tra gli uomini di buona volontà che, guidati dai principi e valori etici, pongano come obbiettivo ultimo del loro agire il servizio alla vita della persona ossia di tutti gli uomini e di ciascun uomo soprattutto quando fa l'esperienza della malattia e della sofferenza". La diffusione dell'epidemia dell'Aids solleva da anni gravi problemi umani ed etici. Per la Chiesa, essa mette a dura prova "il messaggio cristiano di amore, di compassione, di solidarietà, di fraternità. La Chiesa - ha aggiunto il presule - non può rimanere indifferente di fronte a una tale tragedia. Deve rispondere, nella propria prospettiva, a una tale sfida. Tuttavia, se la Chiesa è invitata così a contribuire alla prevenzione dell'Hiv/Aids e a mettere in atto una cura premurosa dei malati deve farlo in conformità al suo insegnamento antropologico e morale". La vera prevenzione dell'Hiv sessualmente trasmesso "induce ad abbandonare comportamenti sessuali a rischio - ha aggiunto - e orienta i giovani verso una sessualità equilibrata, vissuta nella castità preconiugale e poi nella vita matrimoniale".
Con il pretesto che si trattasse di un'utopia priva di corrispondenza con le concrete realtà di oggi, questo invito alla castità coniugale e all'astinenza sessuale fuori del matrimonio è stato escluso a priori dai programmi di prevenzione dell'Aids. "Ora, che cosa si constata - si è chiesto l'arcivescovo - in tali concrete realtà? In particolare, nei paesi dove l'Aids imperversa in modo significativo ormai da parecchi anni, si è osservata una salutare reazione della popolazione, caratterizzata da una diminuzione dei rapporti sessuali extramatrimoniali, una diminuzione nel numero dei partner sessuali, e un ritardo rispetto all'età dei primi rapporti sessuali tra i giovani".
Il cambio di orientamento cui faceva cenno il relatore è stato osservato per primo, e principalmente in Uganda, Paese divenuto l'esempio, ormai classico, del beneficio derivante da una vigorosa politica governativa di prevenzione dell'infezione orientata al cambiamento di comportamento sessuale. La prevalenza dell'Aids in questo Paese, che aveva raggiunto il 14 per cento nel 1991, è progressivamente diminuita per ridursi negli adulti (15-49 anni) al 5,1 per cento nel 2001 (520.000 persone viventi con l'Aids), al 4,1 per cento nel 2003 (450.000 persone).
Una situazione, questa, ampiamente provata e confermata, come ha ricordato monsignor Zymowski, particolarmente dai medici coinvolti nella lotta contro l'Aids nell'Africa subsahariana (E.C.Green et al., 2006), che il declino nella prevalenza dell'infezione in Uganda è riconducibile alla promozione da parte del Governo di questo Paese della politica del "zero grazing" (fedeltà coniugale, riduzione nel numero dei partner), cioè un programma "ABC" nel quale l'insistenza era sui due primi termini (Abstain, Be faithful), mentre il terzo (use a Condom) è stato tralasciato dal Governo, perché, secondo il Presidente Yoweri Museveni, "i preservativi promuovono la promiscuità sessuale senza garantire la sicurezza di non essere contaminati".
"La dimostrazione, a opera della comunità scientifica - ha detto ancora l'arcivescovo avviandosi a conclusione - che lo sviluppo di programmi di "promozione della salute" orientati verso i giovani, oltre che verso i cosiddetti "gruppi ad alto rischio", che l'evitare di "comportamenti ad alto rischio", capaci di esporre grandi masse di persone all'infezione, rappresentano l'aspetto più qualificante della politica della prevenzione di fondo, che trova la sua base nel concetto positivo della "promozione della salute" piuttosto che nella semplice "informazione per fare paura". Gli autori indicano che questi programmi devono privilegiare l'interazione "faccia a faccia" piuttosto che le strategie di comunicazione di massa assegnando molta importanza all'"educazione dei coetanei" (peer-education), con innovative tecniche di gruppo in cui ciascuno aiuta i suoi colleghi a "immunizzarsi sul piano valoriale" contro l'assunzione di abitudini a rischio". È soprattutto una questione di rispetto. Di rispetto per la dignità della vita e della persona.


(©L'Osservatore Romano 29 maggio 2011)