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D BOSCO disegno N-MUSIORedattori, grafici, fotografi, tipografi — ciascuno con le proprie competenze — lavorano «al servizio del Papa e della Chiesa». E con la loro opera possono rendersi «benemeriti della società, della religione, e far bene all’anima», specialmente quando offrono a Dio «le quotidiane occupazioni». Ha usato le stesse parole di san Giovanni Bosco, il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, nel rivolgersi ai responsabili e ai dipendenti della Tipografia Vaticana e dell’Osservatore Romano presenti alla celebrazione eucaristica, presieduta venerdì mattina, 31 gennaio, memoria liturgica del fondatore dei salesiani, nella chiesa di Maria Madre della famiglia, nel palazzo del Governatorato. I ricordi personali si sono intrecciati con il commento della liturgia della Parola. Il presule ha ricordato infatti che, quando era segretario del cardinale Eduardo Francisco Pironio, frequentava spesso la comunità salesiana, con la quale il porporato argentino aveva un vincolo di ammirazione e affetto. Ha anche confidato di essere personalmente legato a don Bosco fin dall’infanzia, in quanto i suoi fratelli maggiori sono stati alunni dei collegi salesiani. Proprio grazie a loro ha iniziato a conoscere don Bosco. «La sua vita e la sua testimonianza — ha detto — continuano ad affascinarmi e in lui ho sempre trovato un padre, un maestro, ma anche un amico». Monsignor Vérgez Alzaga ha sottolineato poi come la parola di Dio metta in risalto il messaggio che il santo dei giovani ha vissuto, predicato e testimoniato. In primo luogo «la gioia e l’affabilità che devono caratterizzare il servizio della Chiesa e di ogni cristiano verso tutti gli uomini». Per questo, la festa di don Bosco è «un soffio di aria pura e di slancio apostolico, perché egli ispira e comunica la gioia». Una gioia che nasce «da un cuore carico di amore per Cristo e per ogni persona, che trova in don Bosco un modello di vita». Siamo chiamati — ha detto il presule — «ad accogliere con serietà, vigore spirituale e pedagogico l’esempio di vita e di missione di san Giovanni Bosco, ognuno nel proprio lavoro, nello svolgimento dei propri compiti». Allo stesso tempo, ha aggiunto, «dobbiamo essere consapevoli che dobbiamo estendere la luce ricevuta con la nostra personale testimonianza». Don Bosco, ha sottolineato monsignor Vérgez Alzaga, «in ognuno ha saputo sempre scorgere quel bene che c’era nel cuore, non valutando soltanto i comportamenti esterni, ma facendo leva su quell’app ello interiore che esiste nell’animo di tutti». Purtroppo, ha aggiunto, «la nostra vita, oggi, è spesso priva dei veri valori di riferimento, di forza di testimonianza coerente, di ideali per cui impegnare la vita». Ma l’esempio di Papa Francesco, che come don Bosco, «invita tutti noi a sentirci capaci di fare cose grandi e meravigliose», permette di renderci «protagonisti in prima persona della nostra crescita nella gioia e nel costante rinnovamento della vita». Senza dimenticare l’amore verso i poveri, i quali venivano accolti dal santo piemontese nei suoi oratori, dove egli, «spinto dalla sua carità instancabile e senza esclusione di persone, curava non solo i corpi, ma anche le anime». All’inizio della messa, don Sergio Pellini, direttore della Tipografia Vaticana Editrice L’Osservatore Romano, ha rivolto ai presenti un breve saluto, ricordando la ricorrenza del bicentenario della nascita di don Bosco, che si celebrerà il 16 agosto 2015, e affidando al santo le preoccupazioni, le fatiche e le speranze di quanti lavorano nella Tipografia Vaticana e nell’O sservatore Romano, così come quelle dei salesiani che festeggiano il 76° anniversario della loro presenza in Vaticano al servizio del successore di Pietro. Insieme con il vescovo Vérgez Alzaga e con don Pellini hanno concelebrato i salesiani Marek Kaczmarczyk, direttore commerciale della Tipografia, e Pierantonio Polledro, e il gesuita Władisław Gryzło, incaricato dell’edizione polacca del nostro giornale. Erano presenti, tra gli altri, Giovanni Battista Dadda, Livio Gualerzi e Giuseppe Mascarucci, del Consiglio di sovrintendenza; Luciano La Camera, Francesco Perrotta e Giorgio Ciccioriccio, del Collegio dei revisori dei conti; Domenico Nguyên Duc Nam, direttore tecnico, e Antonio Pacella, direttore amministrativo; Domenico Giani, comandante della Gendarmeria Vaticana; il vice direttore e il direttore del nostro giornale. Ha animato la liturgia il coro del Vicariato vaticano, diretto da Temistocle Capone.

© Osservatore Romano - 1 febbraio 2014