A oggi la fondazione ha concesso una sessantina di borse di studio a giovani studiosi, in maggioranza musulmani, ma anche a buddisti e induisti. Si tratta quasi esclusivamente di studenti universitari e di giovani ricercatori non cristiani provenienti per la maggior parte da Paesi dell'Asia e dell'Africa: Turchia, Siria, Libano, Tunisia, Algeria, Giordania, Libia, Iran, India, Giappone, Costa d'Avorio, Gambia, Niger e Russia. Con la borsa di studio, questi giovani hanno potuto approfondire la conoscenza del cattolicesimo, seguendo corsi base di storia del cristianesimo, oppure frequentando percorsi specialistici a carattere dottrinale, spirituale o patristico, in alcuni atenei pontifici a Roma. D'altra parte, come sottolinea l'arcivescovo Celata "l'intento della fondazione, nell'assegnare borse per tali studi, è favorire un'adeguata preparazione di coloro che sono orientati o già incamminati verso l'insegnamento del cristianesimo nei loro Paesi o verso un impegno nel campo del dialogo tra le religioni. Constato con soddisfazione che, di fatto, molti ex-borsisti sono attivamente impegnati in tali ambiti di attività".
La fondazione non si limita alla concessione di borse di studio di uno o due semestri, ma si occupa anche "di accogliere e di seguire i borsisti aiutandoli a inserirsi nelle istituzioni accademiche romane, favorendo la collaborazione di un docente che in qualche modo funga da tutor, adoperandosi per trovare un alloggio che consenta a essi di avere un'esperienza di vita in contatto con altri studenti o in una comunità religiosa, in modo che possano conoscere il cristianesimo vissuto". Importante è, a questo proposito, ricordare che durante il soggiorno a Roma, i borsisti vengono ospitati in strutture cattoliche per permettere loro di vivere ogni giorno a contatto con quanti professano la fede cristiana. Ogni mese poi è previsto un incontro pastorale promosso dal Pontificio Consiglio per tracciare un bilancio dei progressi compiuti negli studi e nell'ambito del dialogo interreligioso. È il vice presidente della fondazione - attualmente l'incarico è ricoperto da monsignor Chidi Denis Isizoh - che si occupa di seguire personalmente i borsisti e di accompagnarli, al termine della loro permanenza a Roma, all'incontro con il Papa durante un'udienza generale del mercoledì.
È importante anche sottolineare che quanti usufruiscono delle borse di studio, una volta tornati ai loro Paesi di origine, rimangono in buoni rapporti con la fondazione, come ha confermato l'arcivescovo Celata: "Vorrei ricordare che nel 2005, in occasione del 40° anniversario della dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano ii, che è come una sorta di magna charta per le relazioni dei cattolici con gli aderenti a religioni diverse, la fondazione ha organizzato un colloquio, riservato ai suoi ex-borsisti, sulle chances e le sfide poste dal dialogo interreligioso".
In alcuni casi, e nei limiti delle disponibilità finanziarie, la fondazione assegna anche sussidi per l'acquisto di libri, organizza sessioni speciali di studio e fornisce assistenza per alcune pubblicazioni. Dal punto di vista amministrativo, la concessione delle borse di studio viene deliberata dal comitato di governo della fondazione, composto dal presidente e da sei membri, due dei quali esperti in campo amministrativo. La gestione del fondo è stata affidata ai due esperti amministrativi facenti parte del comitato di governo, i quali collaborano strettamente con il presidente. Come stabilito nel decreto di erezione del 19 maggio 1990 a firma del cardinale Francis Arinze, allora presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, la fondazione è retta dalle leggi canoniche e civili in vigore nello Stato della Città del Vaticano. (nicola gori)
(©L'Osservatore Romano - 20 maggio 2009)